Il decreto della Corte d’Appello di Milano non rappresenta l’origine della crisi dell’ex Ilva, ma rende evidente come il percorso di transizione industriale dello stabilimento di Taranto sia rimasto incompiuto. È la posizione espressa da Confartigianato Imprese Taranto, che interviene nel dibattito sul futuro del polo siderurgico chiedendo al Governo un cambio di passo e la definizione di una strategia chiara per il rilancio del sito.
L’associazione, pur ribadendo il massimo rispetto per il lavoro della magistratura, sottolinea come il provvedimento giudiziario abbia riportato al centro una questione che il territorio pone da anni: la mancata realizzazione di una vera riconversione industriale capace di rendere il sistema produttivo meno dipendente dagli altiforni e più resiliente alle crisi.
Secondo Confartigianato, negli ultimi anni il confronto si è concentrato soprattutto sui temi della decarbonizzazione e del futuro della siderurgia, senza però tradurre questi obiettivi in interventi concreti.
«Una transizione industriale si giudica quando arriva una crisi – evidenzia l’associazione –. Se il sistema si trova impreparato significa che quella transizione non è ancora diventata realtà».
Per l’organizzazione di categoria, se il processo fosse stato realmente avviato negli anni scorsi, oggi Taranto potrebbe contare su un primo forno elettrico già operativo, su una minore dipendenza dal ciclo integrale, su un’area a freddo pienamente valorizzata e su un assetto produttivo capace di assorbire con maggiore efficacia gli effetti dell’attuale fase di incertezza.
Confartigianato osserva inoltre come, mentre il dibattito pubblico era concentrato sul futuro degli altiforni, lo stabilimento abbia progressivamente perso capacità produttiva anche nelle lavorazioni a valle. In particolare vengono richiamati lo stop dei tubifici, la riduzione dell’attività dei laminatoi e il mantenimento in funzione di un solo treno nastri.
Secondo l’associazione, proprio queste produzioni a maggiore valore aggiunto avrebbero potuto essere salvaguardate durante la fase di transizione attraverso il ricorso temporaneo a semilavorati provenienti dall’esterno, mantenendo attive competenze, occupazione e capacità produttiva fino al completamento della riconversione industriale.
Per questo motivo Confartigianato ritiene indispensabile fare chiarezza sulla strategia adottata negli ultimi anni e sul modello produttivo che si intende costruire per il futuro dello stabilimento.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul ruolo della governance industriale, ritenendo necessario verificare se l’attuale assetto disponga delle competenze e della capacità decisionale necessarie per guidare una delle trasformazioni industriali più complesse d’Europa.
I novanta giorni indicati dalla Corte d’Appello, secondo Confartigianato, non devono trasformarsi nell’ennesimo periodo di attesa, ma rappresentare un’occasione per assumere decisioni definitive.
Da qui la proposta di un Accordo Straordinario per Taranto, che coinvolga Governo, Regione Puglia, enti locali, organizzazioni sindacali e sistema produttivo con l’obiettivo di definire una strategia condivisa e un cronoprogramma pubblico, verificabile e scandito da tempi certi.
L’associazione chiede che entro questo termine il Governo presenti ufficialmente il piano di transizione industriale dello stabilimento, indicando tempi di realizzazione, investimenti previsti, assetto produttivo futuro, misure di tutela dell’occupazione, salvaguardia dell’indotto e ruolo delle filiere locali.
Tra le priorità indicate figurano l’avvio concreto del processo di decarbonizzazione attraverso il forno elettrico, la salvaguardia delle lavorazioni ancora operative e il mantenimento a Taranto del maggiore valore aggiunto possibile delle produzioni siderurgiche.
Confartigianato richiama infine l’attenzione anche sul Just Transition Fund, ritenendo che le risorse europee non debbano limitarsi a finanziare singoli interventi, ma contribuire alla costruzione di una nuova economia per il territorio.
Per questo l’associazione chiede la massima trasparenza sull’utilizzo dei fondi, con informazioni puntuali sugli investimenti candidati, sui settori interessati, sulle ricadute occupazionali e sul coinvolgimento del sistema imprenditoriale locale.
«Il decreto della Corte d’Appello – conclude Confartigianato – segna l’inizio di una fase nella quale non sarà più possibile rinviare le scelte industriali. Saranno le decisioni che verranno assunte nei prossimi novanta giorni, più che il contenzioso giudiziario, a determinare il futuro dello stabilimento, dell’occupazione e dell’intero sistema economico tarantino».














