La fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva rischia di produrre conseguenze che vanno ben oltre il perimetro dello stabilimento siderurgico. È questo il quadro emerso dal confronto convocato questa mattina dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulle misure di sostegno al reddito per i lavoratori dell’indotto. A richiamare l’attenzione del Governo sulla necessità di un intervento più ampio sono state Confindustria Taranto e CONFAPI Taranto, con due contributi che, pur partendo da prospettive differenti, convergono sulla necessità di accompagnare il territorio in una fase di profonda transizione industriale.
Confindustria Taranto, collegata da remoto, ha partecipato all’incontro attraverso il presidente Salvatore Toma e il vicepresidente con delega alle Grandi Industrie metalmeccaniche Michele De Pace. Al centro della discussione erano inizialmente le misure destinate ai lavoratori diretti ex Ilva, che dovrebbero confluire nel nuovo provvedimento dedicato all’acciaieria. Toma e De Pace hanno però chiesto che l’attenzione venga estesa anche alle numerose imprese dell’indotto che rischiano di essere pesantemente coinvolte dalla fermata degli impianti dell’area a caldo.
Si tratta, sottolinea Confindustria Taranto, di aziende che negli ultimi anni hanno adeguato processi e strutture produttive alle esigenze del ciclo integrale dell’ex Ilva, effettuando investimenti rilevanti in impianti, macchinari e attrezzature. Investimenti realizzati nella prospettiva di una continuità produttiva dello stabilimento e che oggi rischiano di perdere, almeno in parte, la propria funzione.
«È importante che nel quadro delle misure che il Governo si appresta ad adottare venga considerata anche questa specifica platea di imprese», hanno sottolineato Toma e De Pace, evidenziando come numerose aziende dell’indotto associate a Confindustria Taranto non abbiano finora annunciato licenziamenti proprio in attesa di conoscere le misure governative a tutela dell’occupazione.
La platea potenzialmente coinvolta, secondo Confindustria Taranto, è di circa 3.000 lavoratori tra appalto e subappalto. Si tratta di personale impiegato in realtà imprenditoriali che hanno sostenuto investimenti importanti e che ora si trovano a fare i conti con capacità produttive e impianti che rischiano di non essere più adeguatamente utilizzabili.
Da qui la richiesta di predisporre misure specifiche e ad hoc, in grado di attenuare l’impatto finanziario della fermata e accompagnare le imprese durante una fase di forte discontinuità produttiva. Per Confindustria, inoltre, l’intervento dovrebbe procedere parallelamente al ristoro dei crediti già maturati dalle aziende dell’indotto, che denunciano ritardi nei pagamenti a partire dallo scorso luglio.
«Non chiediamo misure generalizzate», hanno precisato Toma e De Pace. «Ci sono imprese che hanno investito per rispondere alle esigenze produttive dell’ex Ilva e che oggi si trovano a sostenere il peso di investimenti già effettuati, in una fase nella quale il modello produttivo per il quale erano stati realizzati è venuto meno». L’obiettivo, secondo l’associazione degli industriali, è intervenire prima che le difficoltà finanziarie delle aziende si trasformino in una vera emergenza occupazionale.
Confapi: «Il problema riguarda l’intera città»
Una prospettiva ancora più ampia è stata indicata dal presidente di CONFAPI Taranto, l’ingegner Fabio Greco, intervenuto al vertice ministeriale. «Il problema non è solo delle imprese dell’indotto, che nel decreto preparato dal Governo viene ritenuto strategico. Il problema è molto più ampio perché riguarderà l’intera città di Taranto in quanto la crisi sarà esponenziale in tutti i settori», ha dichiarato Greco.
Il presidente di CONFAPI Taranto ha espresso apprezzamento per il tentativo del Governo di predisporre strumenti in grado di garantire, almeno temporaneamente, sostegni economici ai lavoratori. Nel confronto è stata annunciata la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione a zero ore da ottobre 2026 a febbraio 2027.
Per Greco, tuttavia, il sostegno al reddito deve essere considerato soltanto una componente di una strategia più articolata. «La città ed il suo territorio non vogliono diventare luoghi in cui si debba dipendere da misure assistenziali dovute al fallimento di scelte industriali o alla mancanza di alternative in grado di garantire un processo di diversificazione», ha affermato, sottolineando la necessità di accompagnare le imprese sia nella salvaguardia dei collaboratori sia negli eventuali percorsi di mobilità verso nuovi mercati.
CONFAPI ha quindi sottoposto al Governo una serie di proposte contenute in un documento già trasmesso nei giorni scorsi da CONFAPI Nazionale alle istituzioni. Tra le richieste figura la possibilità di una legge speciale per Taranto, con la creazione di una «No tax area» fino al dicembre 2027.
La proposta comprende inoltre l’estensione fino al 2028 della Cassa integrazione a costo zero, attraverso l’azzeramento del contributo addizionale e degli ulteriori oneri direttamente collegati all’utilizzo dello strumento. Secondo CONFAPI, l’obiettivo sarebbe consentire alle imprese dell’indotto di attraversare la fase di transizione senza ulteriori aggravi economici, contribuendo contemporaneamente alla salvaguardia dei livelli occupazionali.
Le altre proposte
Nel documento vengono indicate anche ulteriori misure. CONFAPI chiede di valutare un esonero contributivo del 50% per le assunzioni a tempo determinato di lavoratori appartenenti all’area di crisi di Taranto, con l’obiettivo di favorire nuova occupazione nel breve periodo.
Un’altra proposta riguarda l’adeguamento della soglia di esenzione fiscale e contributiva delle indennità di trasferta, ritenuta da CONFAPI non più adeguata agli attuali costi sostenuti dalle imprese e dai lavoratori.
La questione assume particolare rilievo per le aziende dell’indotto che, proprio per mantenere i livelli occupazionali, sono chiamate a cercare nuove commesse anche al di fuori del territorio ionico. Nella stessa prospettiva viene proposta anche la possibilità di non tassare le ore di lavoro straordinario effettuate durante le trasferte.
«Con il nostro documento abbiamo ritenuto di fornire un contributo per favorire interventi la cui urgenza è incontestabile», ha concluso Greco. «Taranto ha bisogno di certezze, l’epoca delle misure temporanee è finita. Le imprese, i lavoratori, i cittadini meritano una strategia chiara, continua e finalmente all’altezza delle sfide che si dovranno affrontare».
Il confronto con il Ministero del Lavoro apre dunque una partita che, per le rappresentanze imprenditoriali tarantine, non può essere limitata alla gestione dell’emergenza occupazionale legata alla fermata dell’area a caldo. In gioco ci sono infatti la continuità delle imprese dell’indotto, gli investimenti già effettuati, le competenze professionali e, più in generale, la capacità del territorio di affrontare la transizione industriale senza perdere il proprio tessuto produttivo.















