La prospettiva della fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva continua ad alimentare il confronto politico e istituzionale sul futuro dello stabilimento e dell’intero sistema economico tarantino. Da un lato Casartigiani chiede un intervento straordinario per evitare il collasso del tessuto produttivo locale, dall’altro il consigliere regionale del Partito Democratico Cosimo Borraccino punta il dito contro il Governo, sollecitando un intervento diretto dello Stato per garantire lavoro, ambiente e salute.
La posizione di Casartigiani è stata ribadita al termine del tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, durante il quale il Governo ha annunciato l’intenzione di predisporre un provvedimento straordinario per attenuare le conseguenze economiche e sociali dello stop dell’area a caldo, invitando le rappresentanze del territorio a presentare proposte operative.
Per l’associazione di categoria si tratta di un primo segnale positivo, che dovrà però tradursi rapidamente in misure concrete.
«Accogliamo positivamente la volontà del Governo di ascoltare le associazioni di categoria e di costruire insieme gli interventi straordinari a sostegno del territorio. È un segnale importante, ma ora occorre agire rapidamente, perché i tempi delle imprese e dei lavoratori non possono attendere quelli della trattativa industriale», afferma il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia, Stefano Castronuovo.
Secondo l’associazione, la sospensione delle attività dell’area a caldo rischia di avere effetti ben oltre i cancelli dell’acciaieria, coinvolgendo l’indotto, l’autotrasporto, la logistica, le manutenzioni, l’impiantistica, il commercio, l’artigianato e i servizi, con una conseguente contrazione dei consumi e della liquidità che colpirebbe soprattutto le micro e piccole imprese.
Per questo Casartigiani chiede che il provvedimento annunciato dall’Esecutivo sia accompagnato da risorse adeguate e da strumenti immediatamente accessibili, evitando che la crisi produca la chiusura di aziende e la perdita di competenze indispensabili per la futura riconversione del territorio.
L’associazione rilancia inoltre le proposte contenute nel Piano Straordinario Taranto 2035, che individua nella siderurgia a basse emissioni, nelle bonifiche, nell’energia, nella navalmeccanica, nell’eolico offshore, nell’economia circolare, nell’aerospazio e nel turismo gli assi strategici della riconversione economica della provincia.
«Non chiediamo una somma di ammortizzatori, sussidi e bandi scollegati. Chiediamo un’operazione nazionale di politica industriale, con risorse certe, responsabilità individuate e tempi verificabili. Se oggi lasciamo scomparire imprese sane perché prive della liquidità necessaria ad attraversare questa fase, domani non avremo più le competenze indispensabili per costruire il futuro di Taranto», conclude Castronuovo.
Sul fronte politico, il consigliere regionale del Partito Democratico Cosimo Borraccino definisce la crisi dell’ex Ilva «la più grande crisi industriale della storia repubblicana» e accusa il Governo di non aver saputo gestire la vicenda.
Secondo Borraccino, la possibile chiusura dell’area a caldo rappresenta il risultato di una politica industriale inadeguata e di una strategia incapace di garantire un futuro allo stabilimento e agli oltre 13 mila lavoratori tra dipendenti diretti e indotto.
«Lo Stato deve intervenire con risorse pubbliche e assumere il ruolo di garante, perché la perdita del polo siderurgico avrebbe conseguenze gravissime sull’economia tarantina, lasciando inoltre irrisolte le questioni ambientali e sanitarie senza un concreto piano di bonifica», sostiene il consigliere regionale.
Borraccino richiama inoltre il progetto di decarbonizzazione attraverso il passaggio dagli altoforni ai forni elettrici, ricordando che tale percorso era già stato condiviso con l’allora presidente della Regione Michele Emiliano e sostenuto dall’attuale presidente Antonio Decaro, ma sottolinea di non conoscere i contenuti del piano illustrato dai commissari nel corso del vertice romano.
Infine ribadisce la posizione del Partito Democratico e delle organizzazioni sindacali, che individuano quattro priorità irrinunciabili: salvaguardia dell’integrità del gruppo, risanamento ambientale, decarbonizzazione e tutela dell’occupazione. Per il Pd, conclude Borraccino, la gestione della crisi dovrebbe passare da una fase di statalizzazione dell’azienda, accompagnata da un piano sociale per lavoratori diretti e dell’indotto e, successivamente, dall’eventuale coinvolgimento di partner privati.














