A poche ore di distanza dall’ultimo incidente in Afo2, che ha visto un lavoratore investito da un muletto, è bene ricordare al Governo che le sentenze della magistratura si rispettano». È quanto afferma il senatore Mario Turco, vicepresidente e delegato alle Politiche Economiche e Fiscali del Movimento 5 Stelle, intervenendo sulla situazione dell’ex Ilva di Taranto e sul futuro dell’area a caldo.
Per Turco, la decisione della magistratura relativa alla chiusura dell’area a caldo deve essere eseguita senza ulteriori rinvii. «Se i giudici hanno disposto la chiusura dell’area a caldo, quella decisione va eseguita. La politica non può continuare a rifugiarsi dietro ricorsi o rinvii: deve assumersi la responsabilità di costruire il futuro di Taranto», sostiene il parlamentare.
Il Movimento 5 Stelle, ribadisce Turco, mantiene una posizione che definisce chiara: «Chiudere definitivamente l’area a caldo e tutte le fonti inquinanti, avviare le bonifiche, tutelare lavoratori e imprese dell’indotto e aprire subito un Accordo di Programma con Governo, enti territoriali e parti sociali per la riconversione industriale».
Accanto alla riconversione, secondo il senatore, sarebbe necessario mettere in campo nuovi investimenti e nuova occupazione, oltre a specifiche misure per i lavoratori esposti all’amianto e strumenti di accompagnamento all’esodo.
Turco rivendica quindi la linea del Movimento 5 Stelle, pur riconoscendo che durante i Governi Conte il percorso non sarebbe stato portato a compimento. A condizionare i margini di intervento, secondo il parlamentare, ci sarebbe stato il contratto di cessione dell’Ilva sottoscritto nel 2017 e secretato dall’allora ministro Carlo Calenda.
Nel mirino di Turco finisce quindi l’attuale Governo. «Il Governo Meloni – afferma – ha avuto quattro anni per cambiare rotta e non lo ha fatto». Secondo il senatore, l’Esecutivo avrebbe continuato a puntare su un progetto di privatizzazione legato al carbone e al ciclo integrale, senza riuscire a costruire una reale alternativa sul piano industriale e occupazionale.
Turco contesta inoltre l’utilizzo delle risorse pubbliche destinate allo stabilimento. «Nel frattempo sono stati consumati anche gli ultimi 100 milioni di euro di prestiti pubblici, risorse che difficilmente saranno recuperate, senza aver avvicinato di un solo passo la soluzione definitiva», sostiene.
Particolarmente duro è il giudizio sull’ipotesi di ricorso in Cassazione. «È soltanto uno specchietto per le allodole – dichiara Turco – serve a spostare l’attenzione dal fallimento del Governo, ma non costruisce una soluzione industriale e non sospende automaticamente gli effetti del provvedimento».
Per il vicepresidente del M5S, dunque, sarebbe necessario superare la fase dei rinvii e aprire immediatamente un confronto istituzionale sul futuro del territorio. «Taranto merita rispetto, verità e un futuro. Se il Governo continua a rincorrere le sentenze anziché governare la transizione, significa che ha fallito a cominciare dal ministro Urso».
Nel comunicato, Turco estende le proprie responsabilità politiche anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Chi ha portato il dossier ex Ilva in questo vicolo cieco dovrebbe assumersene fino in fondo la responsabilità politica a partire dalla Presidente Meloni, che non ha mai proferito parola, come se la questione non la riguardasse».
Da qui l’affondo conclusivo contro l’Esecutivo: «Anche per questo serve mandare a casa questo Governo».
Il senatore pentastellato torna infine sull’incidente avvenuto nelle scorse ore all’interno dello stabilimento, rivolgendo un augurio al lavoratore coinvolto: «Auguro all’ennesimo lavoratore coinvolto in un incidente in ex Ilva di riprendersi al più presto, ricordando ancora una volta al Governo la precarietà delle condizioni di sicurezza interne allo stabilimento».














