Abbiamo intervistato in queste ore Domenico Fracchiolla, attuale consulente di mercato del Lecco per parlare della situazione che sta vivendo l’Italia, martoriata dal covid-19 e del calcio in generale, alle prese con ipotesi di ripresa dei campionati sempre più utopistiche e distanti dalla realtà. Abbiamo approfittato del tempo che l’ex ds della Virtus Francavilla ci ha gentilmente concesso, per parlare della stagione del Taranto e di un suo eventuale approdo in riva allo Ionio, in virtù di alcune voci che circolano sul suo conto e su quello di altri addetti ai lavori.
Qual è il suo parere sulla situazione di stallo totale che l’Italia sta vivendo in primis a livello sanitario, con l’emergenza legata al CoronaVirus e marginalmente in merito al calcio che è fermo da oltre un mese dalla serie A alla serie D?
A mio avviso in questo momento, tutti quanti noi dobbiamo solamente unirci perché è una situazione molto difficile. L’ho vissuta personalmente, sono sceso otto giorni fa da Lecco e da allora sono isolamento senza vedere neanche i familiari. Come me tutti gli italiani siamo chiamati a rispettare le regole dettate dal ministero; posso garantirvi che nella zona rossa la situazione non è per niente bella e dobbiamo unirci tutti. Il calcio in questo momento è secondario, dobbiamo tutelare le persone più anziane, i nostri genitori. Sappiamo che questo comporta un sacrificio ma questa è l’unica strada per gioire al più presto.
I vertici del calcio stanno discutendo in questi giorni sulle varie misure e ipotesi da adottare. C’è chi vorrebbe un annullamento del campionato, chi sarebbe più propenso a riprenderlo anche in virtù dello spostamento degli Europei che è stato ormai ufficializzato. In tutto questo ci sono gli aspetti economici, con le società di Lega Pro e serie D che rischierebbero non solo grosse perdite ma alcune anche il fallimento. Che idea si è fatto?
Loro giustamente parlano per cercare di trovare una soluzione. La Lega pro avrà l’assemblea il 3 Aprile con tutti i presidenti e credo che da quella giornata sicuramente potremo capire meglio la situazione. Oggi i maggiori problemi delle società di Lega Pro sono legati all’aspetto economico e ai costi in quanto perdono la quota legata agli abbonamenti e le sponsorizzazioni. Per esempio noi a Lecco avevamo ancora da disputare sette partite in casa ed è un problema. In più vi è la questione legata agli sponsor, in Lega Pro le società si basano molto sulla passione dei presidenti che investono del danaro ma si tratta di campionati in cui non si riesce a recuperare tanto. Si tratta di imprenditori che in questo momento sono in sofferenza. A prescindere dal rientro in campo o meno a mio modo di vedere le società andranno aiutate in qualche modo. Dobbiamo aspettare, parlare di calcio è prematuro. Bisogna aiutare le società sia di serie D che di Lega Pro perché è qui che si trovano i veri presidenti passionali.
Dalla sua esperienza maturata non solo in Puglia in cui è stato ds della Virtus Francavilla e direttore del settore giovanile del Bari, ma dall’alto anche della sua esperienza in Romania, che idea si è fatto della stagione che il Taranto ha vissuto quest’anno? Si era partiti con un allenatore vincente e una squadra a detta di molti pronta per vincere. Si è trasformata in una stagione molto deludente…
Innanzitutto dico che tengo molto al Taranto perché parte della mia famiglia è di Taranto. Credo che si sia trattato di un campionato un poco burrascoso con troppi avvicendamenti, cambi di allenatori e dirigenziali. Il Taranto ha un presidente che è un grande appassionato e mette tutto se stesso in quello che fa. In questa fase bisognerà capire come uscire da questa situazione; il campionato è nato male e non secondo le aspettative. Taranto è una piazza importantissima e per la quale faccio il tifo. Credo che tutti a Taranto debbano abbassare i toni e fare fronte comune perché avere oggi, ancor più in questo momento che viviamo, un presidente come Massimo Giove è una fortuna. Non bisogna andare a cercare sempre altre dinamiche perché non sempre poi sono positive. Bisogna apprezzare quello che si ha in casa. Da addetto ai lavori conosco il presidente. É davvero un tifoso del Taranto e far spaventare e allontanare questi presidenti per me può rappresentare un errore. Poi ognuno può commettere degli errori ma l’importante è la buonafede e lui è una persona che ci mette sempre la faccia. Ora bisogna guardare avanti e se lui vorrà continuare andrà sostenuto; è un presidente che non ha lesinato sforzi e ama la sua città.
Lo ha sentito recentemente? Ci sono stati contatti per coinvolgerla in un progetto futuro con il Taranto?
In questo periodo non ho parlato con nessuno. Sto lavorando per il Lecco e non mi metto a parlare di altre situazione che non conosco. Sono dipendente del Lecco e lavoro per questa società.
Qualcuno ha anche detto del Taranto che la squadra costruita era ed è molto forte tecnicamente ma non caratteriale per una categoria in cui la corsa, l’agonismo la fanno da padrona. Che ne pensa?
Non credo sia corretto parlare da fuori, un collega che commenta le dinamiche di una società senza conoscere la cose da dentro credo dia sbagliato. Le situazioni vanno vissute. Il presidente ha affidato la costruzione della squadra a un allenatore esperto ma qualcosa non è andato. Sono abituato a parlare solo della mia realtà, non di altre.
La pressione, gli spalti pieni di una piazza come Taranto realmente possono incidere negativamente sui risultati?
Penso che un allenatore, giocatore o direttore che viene a Taranto sa a cosa va incontro nei momenti positivi e negativi. Sa che è una piazza importante, le pressioni fanno parte del calcio. Taranto in passato con queste stesse pressioni ha vinto la C, ha fatto tanti anni di B. La pressione c’è a Taranto come in tante altre piazze importanti. Non deve essere un alibi per i giocatori o addetti ai lavori.
Quest’anno il Taranto ha ottenuto ottimi risultati con il settore giovanile. Con la juniores ha vinto il campionato e qualcuno di questi ragazzi ha esordito in prima squadra. Il Taranto che verrà deve puntare di più sul vivaio e sulle strutture?
Credo che piazze come Taranto, Francavilla, lo stesso Lecco devono lavorare sui ragazzi del territorio e sui settori giovanili in maniera importante. In qualsiasi squadra di Lega Pro si deve puntare sui ragazzi del territorio, lavorare bene. Quando sono stato a Francavilla ho puntato sui giocatori del territorio perché il territorio di Brindisi, Taranto e del barese sia fertile. Io quando ero a Bari prendevo giocatori da Taranto, da Brindisi, da foggia… insomma da tutta la puglia. Ogni giorno questi ragazzi facevano tanti sacrifici e tanti km. Bisogna puntare forte su questi aspetti perché in serie D c’è l’obbligo di giocare con gli under in lega Pro con il minutaggio si recupera un introito per la società. A mio avviso la strada da seguire è questa. Importanti sono le strutture ma soprattutto la credibilità, io ad esempio a Bari non avevo le strutture però avevamo unità di intenti e sintonia nel lavoro. Oggi oltre al fuoriclasse Castrovilli ci sono oltre quaranta ragazzi che partendo dal Bari giocano nei principali settori giovani d’Italia penso ad Agostinelli che gioca nella Fiorentina, Lella è un giocatore del Cagliari e gli hanno rinnovato il contratto fino al 2023, LoGrieco classe 2003 tesserato dalla Roma; stesso discorso dicasi per il difensore classe ’94 Claudio Cellamare e Sabino Signorile attaccante classe’92 approdati al Milan dopo il fallimento della società biancorossa. Anche nel Lecce c’è Maselli che ha fatto l’esordio in Coppa Italia con il Lecce. Discorso analogo può essere fatto per Danilo Ventola attaccante classe ‘2000 brindisino che è passato dal settore giovanile del Bari prima di approdare al Genoa e al Rimini dove ha collezionato 19 presenze e due gol in Lega Pro. Questi sono solo alcuni esempi, l’elenco è infinito di quei ragazzi che io portai a Bari e che ora sono nei migliori settori giovanili d’Italia. Sono tutti ragazzi figli della nostra terra dove i giocatori ci sono e bisogna solo lavorarci.
Andrea Loiacono













