Il percorso organizzativo dei Giochi del Mediterraneo 2026 continua a essere segnato da un confronto serrato tra il Comitato organizzatore e i diversi livelli istituzionali coinvolti. Al centro del dibattito vi è l’assegnazione di circa 11 milioni di euro destinati ai servizi di broadcasting e antidoping, una voce ritenuta essenziale per lo svolgimento dell’evento ma che necessita di una valutazione puntuale sotto il profilo della legittimità e della congruità economica.
Il presidente del Comitato organizzatore, Massimo Ferrarese, ha ribadito la necessità di procedere con la massima trasparenza, indicando nella Corte dei Conti il soggetto più idoneo a esprimere una valutazione definitiva. «Sia la Corte dei Conti a valutare», ha sottolineato, chiarendo come l’obiettivo non sia rallentare l’organizzazione dei Giochi, bensì garantire la correttezza delle procedure e la tutela delle risorse pubbliche.
Permangono tuttavia tensioni con il comitato guidato da Davide Tizzano, in particolare sulle modalità di gestione dei fondi e sui tempi di affidamento dei servizi. Il nodo del parere di congruità resta centrale: senza una validazione formale, il rischio è quello di compromettere passaggi operativi fondamentali per il rispetto del cronoprogramma.
Nel confronto emerge anche il tema della responsabilità istituzionale. Ferrarese ha più volte richiamato l’esigenza di evitare qualsiasi zona d’ombra nella gestione finanziaria, ribadendo che un controllo esterno rappresenterebbe una garanzia per tutte le parti coinvolte e per l’immagine internazionale dell’evento.
La ricostruzione della vicenda e delle posizioni in campo è tratta da Domenico Palmiotti del Quotidiano, che segue da vicino l’evolversi del dossier sui Giochi del Mediterraneo 2026, mettendo in luce i nodi amministrativi e politici ancora aperti.














