Abbiamo ascoltato per Giornale Rossoblù l’ex allenatore del Taranto e della Casertana, Salvatore Campilongo, in vista del match che sarà in scena allo stadio Erasmo Iacovone Lunedì 27 Novembre, chiedendogli curiosità sui prossimi avversari del Taranto, dato che è stato anche uno storico giocatore dei “falchetti”. Il tecnico ha raccontato curiosità sullo spareggio Taranto – Casertana della stagione 1991/1992 per la permanenza in Serie B e abbiamo rivissuto la sua carriera calcistica e da allenatore.
Sono circa vent’anni che esercita il ruolo di allenatore, girovagando tra piazze di Serie B, Serie C e Serie D, l’ultima sua esperienza è stata la guida tecnica della Puteolana in Serie D, nella stagione 2022/2023, ha deciso di prendersi una pausa dal calcio?
Assolutamente no! Non ho intenzione di prendermi nessuna pausa dal calcio, sono in attesa di una chiamata da parte di qualche società e sinceramente sono un tantino deluso, mi sarei aspettato che si ricordassero di me per il buon lavoro svolto nella mia carriera, ma di certo non sarà questo ad abbattermi, il calcio è strano e non va forzato, quando meno te lo aspetti può sorprenderti. La mia voglia di allenare è sempre in fermento, sono in costante aggiornamento e cerco di essere presente sui campi di allenamento per osservare gli allenamenti dei giovani tecnici. Mi sento in forma dal punto di vista atletico, mi alleno, cerco di seguire una regolare alimentazione e gioco a calcio a Napoli nel campionato Intersociale over 55 composto da ex calciatori. La mia squadra è fortissima riesco a segnare tra i 2/3 gol a partita, poi quando non ho tanta voglia di giocare retrocedo a centrocampo. Ho una scuola calcio, seguo i ragazzi che vogliono crescere e realizzarsi in quanto sono il futuro ma dato che ci sono allenatori che vogliono mettersi in mostra con gli Under 14 o Under 15, cerco di intervenire facendogli scendere dal piedistallo in quanto sono i giovani che devono emergere.
Su quale campionato è orientato qualora dovesse arrivare una chiamata da parte di una società?
Se potessi avere la possibilità di scegliere gradirei sedermi su una panchina di Serie C. Non intendo escludere la Serie D ma dopo la mia ultima esperienza sulla panchina della Puteolana, posso dire che non tutti i club sono organizzati e seguire un progetto diventa complicato, è difficile trovare una società all’altezza della tua stessa linea di pensiero, quindi diventa un’impresa ardua mettere in atto la professionalità. Se dovessi tornare ad allenare in Serie D gradirei un gruppo di giocatori giovani al quale posso insegnare calcio, ma è importante che alla base ci sia un progetto serio. Ho sempre cercato di imporre alle mie squadre il mio pensiero di gioco, le mie idee, il mio concetto di calcio.
Ha avuto esperienze nel Campionato di Serie B alla guida di Avellino, Empoli, Frosinone e Nocerina, che difficolta ha incontrato e ha mai avuto un rimpianto per una squadra?
Non reputo di aver avuto difficoltà quando allenavo in Serie B, la mia prima panchina è stata Avellino, nel 2008, disputando a mio avviso un grande campionato, ottenni la salvezza sul campo nonostante la squadra avesse l’handicap di -3 punti in classifica e i fantasmi di un possibile fallimento dato che la società non pagava gli stipendi ai calciatori, inoltre negli ultimi due mesi al termine del campionato si infortunarono De Zerbi e Sforzini che in quella squadra facevano la differenza, ma retrocedemmo ugualmente per i numerosi punti di penalizzazione inflitti falla Federazione. Successivamente nonostante le difficoltà di Avellino, mi chiamò l’Empoli per guidare una squadra rimaneggiata, dove il presidente cambiò 15 giocatori in rosa, mandando via calciatori importanti come Pozzi, Buscè, Lodi e Saudati. La società mi chiese di raggiungere una salvezza tranquilla offrendomi un anno di contratto, ma ottenni qualcosa di più dato che concludemmo al sesto posto. Quell’anno ricordo con piacere di aver dato spazio a giocatori, che poi si sono affermati nel corso degli anni, come Langella, Signorelli, Tonelli, Saponara, Fabbrini che fu venduto all’Udinese e poi al Watford, Valdifiori che fu venduto al Napoli e Eder che si fece strada a suon di gol realizzandone 28 e diventando il capocannoniere del torneo, facendo brillare gli occhi al Brescia che lo acquistò per 12 milioni di euro. Il mio rimpianto è non aver accettato la panchina di Grosseto dopo la scadenza di contratto con l’Empoli, in quanto mi sarei aspettato qualcosa di più. Il Grosseto alla sesta giornata di campionato esonerò Apolloni, mi offrirono un contratto di due anni e dato che il campionato era agli inizi avevo tutto il tempo per lavorare e fare bene, in rosa c’erano giocatori che avrebbero gradito la mia presenza come Sforzini, Mora, Consonni, Caridi, ma rifiutai, forse condizionato dal fatto che il presidente Camilli, essendo un vulcanico, era un presidente dall’esonero facile. Il mio rifiuto però non fu gratificante, aspettai Gennaio per potermi sedere su una panchina e pur di tornare ad allenare, accettai la “patata bollente” Frosinone, ultimo in classifica, guidandolo negli anni più bui della sua storia, dove il presidente Stirpe cercò di rivoluzionare la squadra, prendendo dieci prestiti nel mercato di riparazione, ma questo non servì, la squadra retrocesse ugualmente. L’anno dopo dovetti aspettare ancora Gennaio per sedermi nuovamente su una panchina, arrivò l’offerta da parte della Nocerina che sollevò dall’incarico il tecnico Autieri. La vidi come una forzatura da parte del presidente, in quanto quel gruppo era stato plasmato secondo il gioco di Autieri e sia i giocatori che i tifosi rimasero legati a quell’allenatore che l’anno prima riuscì a trascinare la squadra dalla Serie C1 alla Serie B. La rosa era composta da giocatori come Bruno, Castaldo, De Liguori che non mi avrebbero mai seguito, quindi decisi di fare le valige e andarmene in punta di piedi dopo solo due partite.
Facciamo un tuffo nel passato, ai suoi 18 anni, quando esordì con la Lazio in Serie A e a quando ha realizzato numerosi gol nei club di Serie B e Serie C, che attaccante si reputa Campilongo?
Ci tengo a precisare che non sono mai stato un attaccante puro, ero un fantasista. All’inizio della mia carriera giocavo a tutto campo o occupavo il ruolo di tornante a destra, la mia carriera da attaccante è cominciata quando a Brindisi nella stagione 1988/1989, il tecnico Anzaloni in assenza di Insanguine e Vitali, infortunati, mi fece giocare in attacco nella partita contro il Casarano, giocai bene e da quel momento i tecnici mi schierarono in attacco per tutto il resto della mia carriera, quell’anno realizzai 11 gol successivamente fui venduto alla Casertana per 450 milioni di lire.
Nel corso della sua carriera si è tolto grosse soddisfazioni segnando una tripletta alla Juventus in Coppa Italia quando indossava la casacca del Venezia e ha realizzato 5 gol nella trasferta di Lecce vinta 7 a 1 quando indossava la casacca del Palermo, mancano al calcio italiano giocatori come Campilongo capaci di sfoderare tali prodezze?
Il calcio moderno è una barzelletta! Se in Italia non cambiano le regole difficilmente si arriverà lontano tendendo a sparire. Si sente la mancanza di giocatori come Campilongo, Maiellaro, De Vitis, Roberto Baggio, Totti, tanto per citarne qualcuno. Oggi il ruolo del trequartista sta andando a scomparire, mancano quei giocatori di fantasia che riescono a realizzare una giocata negli ultimi 20 metri di campo. Adesso gli allenatori sono molto più schematici, sono alla ricerca dello schema anche negli ultimi 16 metri, ingabbiando la fantasia del giocatore che non ha libertà di manovra. Anni fa non esistevano schemi negli ultimi 20 metri se l’allenatore aveva in rosa un giocatore di fantasia lasciava libera interpretazione alla giocata. Mi manca qual calcio degli anni ‘80/’90, oggi nelle scuole calcio non si insegna la forca, il muro e la tecnica individuale di base, adesso si inizia ad insegnare il rombo, il quadrato ed esercizi schematici che svolgono le società professioniste, danneggiando il giovane calciatore. Vedo giovani di 18 anni che non sono in grado di fare uno stop orientato o addirittura calciare la palla.
La Casertana è stata la società dove è stato calciatore per ben tre stagioni, dirigente e poi allenatore agli inizi degli anni 2000 e allenatore nella stagione 2014/2015, che feeling ha con questa piazza?
A Caserta ho vissuto i tre anni migliori della mia vita. Credo che il contributo che ho dato a questa squadra e ai tifosi da calciatore, rimarrà nella storia della Casertana, in quanto sono stato l’attaccante più forte della storia del club dopo Marco Fazzi, segnando un totale di 41 gol di cui 11 il primo anno in coppia con Fabrizio Ravanelli, 15 il secondo anno e 15 in Serie B. Nel 2002 sono diventato allenatore per 4 mesi succedendo a 2 tecnici, poi con il cambio di società sono andato via e sono tornato alla guida del club nella Stagione 2014/2015. La mia carriera da allenatore è iniziata quando mi sono seduto sulla panchina dell’Ariano Irpino, salvando il club dalla retrocessione passando dai play-out vincendo all’andata 2 a 0 contro il Marsala e pareggiando 2 a 2 al ritorno, successivamente andai alla Cavese dove contribuii alla promozione in Serie C1 e vinto la Supercoppa, ma le grandi soddisfazioni le ebbi da calciatore a Venezia e Palermo.
Nel suo ultimo anno alla Casertana in vesti di giocatore, nella stagione 1991/1992, ha giocato sul campo neutro di Ascoli lo spareggio salvezza per la permanenza in Serie B contro il Taranto, partita vinta dal Taranto per 2 a 1 che condannò alla retrocessione la Casertana, cosa è andato storto in quella partita?
Inizio col dire che due settimane prima della partita di spareggio, battemmo il Taranto 3 a 0 in casa con una mia doppietta, quella partita invece di essere un bene, fu un male per noi in quanto successivamente pareggiammo 1 a 1 contro il Messina e l’ultima di campionato perdemmo 1 a 0 contro il Bologna con la classifica finale che vide Casertana e Taranto a pari punti. Sinceramente non ci saremmo mai aspettati di arrivare a giocarci uno spareggio, né tanto meno di retrocedere. Quella partita fu sottovalutata da parte di tutti e l’allora tecnico Beppe Materazzi schierò una formazione alquanto azzardata lasciando in panchina due giocatori importanti come Carboni e Piccinno. La fine del primo tempo si concluse con il Taranto in vantaggio per 1 a 0 rete segnata da Turrini, nella ripresa il tecnico Materazzi fece entrare Carboni che realizzò la rete del pareggio al 65’ indirizzando il match ai supplementari. Non giocammo una grande partita, infatti al 111’ supplementare Fresta condannò la Casertana alla retrocessione in Serie C1. L’eccesso di presunzione ci ha condannati. Archiviato il campionato, in estate, venni seguito da Ranieri e Perinetti per discutere di un accordo che mi avrebbe portato a Napoli per 2 miliardi e mezzo di lire andando ad occupare il terzo slot disponibile in attacco. Rimasi con l’amaro in bocca, gli accordi erano stati presi ma poi il tutto non si concretizzò. Non volevo crederci, da napoletano essendo nato a Fuorigrotta e vivendo lo stadio San Paolo, adesso Diego Armando Maradona, sarebbe stato il mio sogno giocare per la società partenopea. Stetti male a tal punto che rimasi nella mia casa di Torre dell’Orso a Lecce non prendendo parte al ritiro della Casertana, successivamente mi arrivò una chiamata da parte dei dirigenti dove mi avrebbero rassicurato della cessione, allora mi presentai gli ultimi 15 giorni di ritiro e iniziai il campionato di Serie C1 con loro disputando solo le prime 5 partite dove alla terza giornata realizzai una rete nella partita vinta 2 a 1 contro il Catania e alla quinta giornata sbagliai il rigore nella partita persa contro l’Avellino per 1 a 0. Non c’erano più i presupposti per restare, quindi il 14 Ottobre del 1992 venni ceduto al Venezia, in Serie B per 2 miliardi 800 milioni di lire, credo che per mezzo di quel denaro, la Casertana abbia disputato un campionato tranquillo in Serie C1, concludendo al sesto posto, l’anno dopo per problemi finanziari il club fallì, ripartendo dai Dilettanti.
Tornando ai nostri tempi, attualmente Casertana e Taranto occupano rispettivamente il quinto ed il sesto posto della classifica di Serie C girone C, divisi da un punto, che campionato dobbiamo aspettarci dalle due squadre?
Credo che la Casertana sia una squadra fortissima sulla carta, superiore anche a Juve Stabia, Avellino e Benevento, è la squadra più forte di questo girone, ha una rosa che comprende giocatori di categoria che fanno la differenza come Montaldo, Casoli, Proietti, Turchetta, Damian, nelle ultime sei partite ha ottenuto 5 vittorie consecutive ed un pareggio contro il Crotone giocando in 10 uomini, sicuramente punterà ad un campionato di vertice. Il Taranto invece, sta disputando un campionato sopra le righe, ha riportato entusiasmo tra i tifosi, ripopolando lo stadio Erasmo Iacovone e questo è molto importante dato che i tifosi sono il dodicesimo uomo in campo. Ha un tecnico molto preparato come Ezio Capuano che sta facendo un ottimo lavoro, lo reputo un grande, è riuscito a creare questo personaggio pittoresco col suo modo di esprimersi al quale tutti gli vogliono bene, è davvero un peccato che non abbia allenato in Serie B, secondo me paga il suo atteggiamento stravagante. Ricordo con piacere che condividemmo per un anno la stessa stanza a Firenze, quando con la mia auto ci mettevamo in viaggio per ottenere il Master di UEFA Pro, facendomi ridere la maggior parte del tempo. Capuano è un tecnico al quale riesce a farsi seguire dal suo gruppo di giocatori, guida una una squadra giovane che non si arrende mai e credo possa ambire a qualcosa di più di una semplice salvezza, avendo quei 3/4 giocatori di categoria che fanno la differenza. Il Taranto credo possa piazzarsi tra le prime sei del campionato, in quanto non vedo altre squadre che possono insidiarsi come il Virtus Francavilla ed il Monopoli di qualche anno fa.
Taranto e Casertana entreranno in scena Lunedì 27 Novembre allo stadio Erasmo Iacovone, che atteggiamento avranno le due squadre?
Sicuramente Lunedì vedrò il match, seguo la Casertana e noto che il gioco di Cangelosi è quello di ottenere il risultato esprimendo un buon calcio, attaccando dal primo minuto, ma deve prestare attenzione alle ripartenze del Taranto che sono micidiali. Capuano avrà preparato la partita giocando d’astuzia cercando di non scoprirsi troppo e puntando sulle ripartenze. Di certo sarà una bella partita al quale assisteremo, non firmo per il pareggio, mi aspetto una vittoria da parte di una o dell’altra squadra.















