Vincenzo Chiarenza, ex calciatore classe 1954, è attualmente un allenatore. Nella prima fase della sua carriera gioca nel ruolo di attaccante, mentre nella seconda fase sperimenta prima il ruolo di centrocampista e poi quello di difensore. Dopo aver giocato nelle giovanili della Juventus, passa alla Sampdoria, facendo il suo primo esordio in serie A, a soli 19 anni, contro il Verona. Nel 1974 viene ceduto al Brindisi e proprio in serie B trova la sua collocazione ideale, vestendo varie maglie, come Avellino, Bari, Taranto, Triestina, Atalanta e Lazio. Con l’Avellino ha ottenuto una promozione in serie A nella stagione ‘77-’78, mentre con il Taranto è salito in serie B nel campionato ‘85-’86. Nel 1991 intraprende la carriera da allenatore nel settore giovanile della Juventus.
Ha iniziato la sua carriera da calciatore nelle giovanili della Juventus, per poi passare alla Sampdoria dove farà il suo esordio in serie A a soli 19 anni. Cosa ricorda di quell’evento così importante e come è stato esordire in serie A?
“E’ stata una cosa bellissima, perché venivo dalle giovanili della Juventus ed era stato fatto il passaggio alla Sampdoria. Naturalmente quella partita lì, segnando un gol, ero il ragazzo più felice del mondo.”
Nel corso della sua carriera da calciatore, ha provato un po’ tutti i ruoli, iniziando dal fare l’attaccante fino al difensore. Come mai questi cambi di ruolo e in quale si è trovato meglio?
“Io ho giocato sempre attaccante sulla destra. Arrivò l’anno in cui venni a Taranto, dove Seghedoni aveva bisogno di un difensore perché Stroppa, dopo il ritiro, non era arrivato in sede e allora mi chiese se potevo fare il difensore. Io gli dissi che pur di giocare avrei fatto anche il portiere. Per cui è andata bene. Ho esordito in coppa Italia con la Fiorentina dove ho marcato Sella, un centravanti molto veloce e non gli feci toccare palla. Da quel giorno lì ho fatto sempre il difensore.”
Nel 1974 trova la sua collocazione ideale in serie B, dove veste diverse maglie, come quelle di Avellino, Bari, Taranto, Atalanta e Lazio. Come si è trovato in questa categoria e cosa ci può raccontare di quell’esperienza?
“Io ho fatto circa 200 partite in B e una settantina in serie A. La B mi calzava a pennello perché era un campionato agonisticamente valido e nello stesso tempo con qualità tecniche elevate delle squadre, quindi non si paragonano le squadre di serie A con quelle di serie B. La differenza la facevano solo gli stranieri che giocavano in società blasonate. Per il resto eravamo una squadra molto competitiva e ricordo tutti con piacere, eravamo una squadra molto valida in tutti i reparti.”
Nel 1991 intraprende la carriera da allenatore e inizia dal settore giovanile della Juventus. Cosa l’ha portata a scegliere di iniziare ad allenare e com’è stato il ritorno alle giovanili della Juventus, questa volta però da allenatore?
“Avevo voglia di continuare a fare l’allenatore. Dove farlo se non alla Juventus dove sono cresciuto, dove ho passato anni della mia carriera iniziale nella Juventus, partendo dai pulcini e arrivando alla Primavera e alla Prima squadra poi. Sono andato in sede un giorno ho parlato con Furino, che era il direttore tecnico responsabile del settore giovanile e gli chiesi se c’era posto per me visto che ero un ex juventino, un ex giocatore della juventus che ha fatto tutta la trafila; lui mi disse di si ed era molto contento di avermi sentito e da quel giorno ho preso la squadra in mano, dai più piccoli degli esordienti fino al 2008, vincendo poi con la Primavera parecchie competizioni.”
Domenica si giocherà Avellino-Taranto. Lei da doppio ex può farci un pronostico su questa partita? Come vede entrambe le squadre?
“Prima di tutto bisogna tener conto che sono due squadre di due città grandissime che tengono molto al calcio e lo fanno bene, perché sono entusiaste di vedere del buon calcio. L’Avellino è una squadra che paragonerei un po’ al Taranto, però Taranto come numeri e calore dei tifosi si fa più sentire. L’Avellino deve essere un po’ trascinata dalla squadra, l’unica differenza, mentre i tifosi del Taranto trascinano i giocatori a rendere sempre a fare grandi prestazioni durante le partite.”
Se ha avuto modo di seguirle, c’è qualcosa che possono fare entrambe le squadre per cambiare la situazione in classifica?
“Innanzitutto devono lavorare parecchio, non devono arrendersi mai per nessun motivo. La loro situazione di classifica è un po’ precaria, meriterebbero forse qualche punto di più, però la salvezza dovrebbero arrivare a conquistarla senza problemi ma bisognerá impegnarsi al massimo. Sono quelle situazioni che quando sei in una posizione di classifica un po’ delicata, tipo il Taranto che se vince due partite di seguito si trova a metà classifica e oltre imentre se perde si trova anche in basso alla classifica. Devono avere un rendimento molto lineare, molto concentrato e ce la faranno tutte e due a raggiungere la salvezza.”
Che progetti ha per il suo presente e per il futuro?
“Io progetti non ne ho, se mi cercano è bene. Sono comunque un allenatore con esperienza, ho fatto la gavetta alla Juventus, poi ho allenato anche l’Ascoli, il Como, la Sanremese. Mi aspetto che mi chiami qualcuno che mi dimostri che possa incendiare lo stadio dove allenerò, se allenerò ancora. Mi piacerebbe molto essere l’allenatore del Taranto, mi farebbe molto piacere, però bisogna essere sempre in due a fare un matrimonio. Aspetto notizie buone e se mi cercano io sono pronto.”
Francesca Raguso














