Inizi la tua carriera nella stagione ‘98-‘99 nelle giovanili della Floridiana, per poi passare al Canicattì e al Comiso. Però fai il salto di categoria nella stagione 2002-2003 in serie D, vestendo la maglia della Vibonese. Cosa ti ricordi dell’inizio della tua carriera e com’è stato il passaggio in serie D?
“Ricordi. Son passati ben 25 anni….. Mi ricordo che ci fu questa possibilità di andare a giocare in serie D ed era per me un trampolino di lancio per provare a rimettermi nel mondo del calcio, perché lo avevo abbandonato per 3-4 anni. Quello fu un periodo dove la tanta gente che mi era attorno cercava di convincermi che io dovevo provare comunque a fare questo lavoro e poi avrei capito con gli anni se potevo farlo oppure no, però era doveroso provarci. Quindi iniziai a fare questo primo salto in serie D, per vedere anche cosa sarebbe successo e da lì poi ho fatto l’esperienza con la Vibonese in serie D.”
Nella stagione 2003-2004 raggiungi la serie C1 vestendo la maglia del Crotone. Come ti sei trovato?
“Qui mi sono trovato bene, perché è stato il primo risultato, dopo mesi di pensieri per capire se dovevo smettere o continuare a giocare a calcio che mi ha portato ad essere premiato a fine campionato e salii di categoria, dalla serie D andai in serie C. Qui mi prese il Crotone, feci tre anni meravigliosi, incontrai come allenatore anche Gasperini, che ho avuto per tre anni, allora mi è stato molto d’aiuto per il prosieguo della mia carriera. Poi comunque abbiamo avuto anche dei successi. Il primo anno abbiamo vinto il campionato e poi per due anni ho fatto la serie B, sempre con il Cotone.”
Nell’agosto del 2013 firmi per il Taranto in serie D, dove rimani per due anni, affrontando anche la serie C.
“Lo sai il rapporto che ho io con Taranto. E’ un rapporto diverso da tanti che vengono a giocare e poi vanno via, è la realtà dei fatti. Io per il Taranto ho gioito tanto, ho sofferto tanto e rifarei tutto quello che ho fatto per il Taranto. Quindi poi mi lega molto la città, perché come ben sai mia moglie è tarantina e mio figlio è nato a Taranto. Quindi a prescindere devo molto a questa città perché mi ha dato la possibilità di trovare mia moglie e di realizzare un sogno che è quello di essere genitori. Per me è stata una tappa fondamentale della mia vita privata e anche calcistica perché mi sono trovato bene per tre anni, sono stato amato dai tifosi tarantini, poi è normale arriva anche la critica che fa parte del gioco, però diciamo che il popolo tarantino, ancora oggi, un po’ mi acclama e mi vuole veramente bene, quindi è un bene reciproco.”
Prima di ritornare a Taranto a dicembre del 2015, sei stato sei mesi a Francavilla. Come sono stati quei mesi?
“Lì penso che tutti sanno come sono andate veramente le cose. Io volevo rimanere in città ma non mi è stata data questa opportunità, perché la società in quel momento non voleva farmi rimanere, perché l’annata prima erano successe delle storie che poi non si erano capite bene. Allora nell’attesa mi era stata fatta la proposta della Virtus Francavilla, società che apprezzai moltissimo. A novembre partoriva mia moglie e non volevo allontanarmi da Taranto per rimanerle vicino e ci fu questa occasione che con molta professionalità accettai e ho fatto questa esperienza. Ho fatto un’intervista poco tempo fa nella quale manifestavo il fatto che in quei tre mesi sono stato benissimo, un tifoso del Francavilla, un tifoso per bene, con gente per bene. Poi per ogni cosa c’è un inizio e una fine. Purtroppo a Francavilla è durata solo tre mesi la mia permanenza da loro, e questo non vuol dire che qualcuno è cattivo o meno, vuol dire che era finito e basta e sono ritornato a Taranto e ne andavo fiero e felice di quello che comunque avevo pensato di fare in quel momento. Perchè le cose si fanno sempre in due, da soli non si può decidere. A luglio non potevo decidere da solo di rimanere a Taranto e a novembre quando si è riaperto il mercato eravamo in due e ci siamo risposati.”
Domenica si disputerà proprio Francavilla-Taranto. Da doppio ex, come vedi questa partita?“
“La vedo sempre tosta, perché i derby sono sempre tosti. Poi loro hanno il discorso campo, che comunque quel campo qualche vantaggio te lo dà. Come quello del Taranto. Ti dà sempre il vantaggio di giocare in casa. Sarà una partita difficile, tosta. Però quello che dico è che vinca lo sport, non bisogna avere rabbia o odio tra due tifoserie che sono a 20 km, dove c’è gente di Francavilla che lavora a Taranto e viceversa, quindi si deve assistere ad una domenica dove uno va a vedere la partita, paga il biglietto e se ne torna a casa soddisfatto, al di là del risultato.”
Hai avuto modo di seguire entrambe le squadre, per te che campionato hanno fatto fino ad adesso e se possono cambiare qualcosa per finirlo al meglio?
“La Virtus secondo me sta andando un po’ sotto le aspettative, credo che poteva o si sarebbero aspettati, ad oggi, qualcosina in più, penso sia evidente. Il Taranto invece viene da una gestione iniziale negativa e cambiando l’allenatore, ed Eziolino ha portato un po’ di punti a casa, che è quello che conta. Poi credo che comunque anche il Taranto, possibilmente, qualche punto in più lo potrebbe avere, ma con questo il Taranto oggi, grazie al cambio di allenatore, abbia portato punti ed è questo che conta fino alla fine”
Che obiettivi ci sono per te per il tuo presente e il tuo futuro?
“Gli obiettivi sono sempre quelli di stare sempre bene con la salute, che è quello che conta di più. Poi oggi si vive giorno per giorno, non ci si può programmare nella vita, perché ci rendiamo conto che oggi fare programmi non porta a niente, perché purtroppo giorno per giorno vai a sentire sempre notizie non belle. E’ normale che uno debba avere in mente sempre qualcosina, ma io, ripeto, ad oggi chiedo solo la saluta che accompagna me e la mia famiglia e per il resto quello che viene viene, ci prendiamo tutto quello che c’è da prendere.”
Francesca Raguso














