di Francesca Raguso
Due chiacchiere con Gianfranco Degli Schiavi in vista del match di domenica tra Taranto e Fidelis Andria, di cui è stato allenatore in passato.
Cresciuto nella primavera del Taranto, vive la sua prima stagione da titolare nel Manduria in serie D nel 1972.
“Inizialmente sono cresciuto a Fiumicino, verso i 15 anni sono andato alla Bettini Quadraro a Roma che all’epoca era una succursale della Juventus. In quegli anni ho giocato con Ciccio Graziani e qualche altro ragazzo e da li feci il provino nel ritiro di Spoleto, dove c’era il Taranto, nel 1970, così ho iniziato al Taranto. Ho fatto i primi due campionati nella primavera prima di andare a Manduria nel 1972. Dopo, nel 1973, sono andato a fare il servizio militare ma feci qualche panchina con Invernizzi e come portieri c’erano Micorini e Boni. Poi nel 1974 sono passato al Grottaglie. Tornai nel 1975 a Taranto, come terzo ma dopo l’infortunio di Boni, partii io come titolare. Ho bei ricordi di Manduria. Diciamo che dopo i primi due anni di primavera, dove fai il settore giovanile a certi livelli, la categoria mi ha fatto crescere di più, mi ha dato più esperienza, più convinzione dei miei mezzi, mi ha fatto crescere caratterialmente.”
Dopo aver svolto un campionato anche a Grottaglie, nel biennio ‘75-’77 torna a Taranto, dove nella seconda stagione è titolare della porta insieme a Trentini. Come si è trovato in questa condivisione di porta?
“Diciamo che io venivo anche da un infortunio alla spalla. Ho iniziato che mi feci male e da lì dovevo partire titolare, però parliamo di Trentini che comunque fece il record di imbattibilità nel Foggia ed era un signor portiere, un bravissimo compagno di squadra, mi ha aiutato molto. Quell’anno facemmo venti partite per uno. Quello era il mio secondo anno in serie B.”
Nella sua carriera ha sempre preferito tornare a Taranto, nonostante abbia giocato in altre squadre e ha avuto l’onore di essere la riserva di Petrovic nella famosa squadra di Iacovone. Che ricordi ha di quella stagione e che legame ha con la città e con il Taranto?
“I ricordi di quell’anno sono stati bellissimi, belli come gli altri anni che ho fatto, niente di diverso perché con i miei compagni siamo stati sempre amici e ancora oggi con qualcuno ci sentiamo. Con Petrovic avevo un buon rapporto di amicizia, stavamo quasi sempre insieme quando si poteva, lui era sposato e io anche e ci si incontrava spesso. Poi si usava che quando andavi in ritiro in camera si stava sempre insieme, insomma è stato un buon compagno, mi ha fatto crescere molto per quello che ero e per il portiere che era. Iacovone è stato un bravissimo compagno di squadra e un ottimo giocatore che avrebbe avuto una carriera veramente luminosa se non fosse capitata quella disgrazia. Con Taranto, il rapporto che ho con la città, ci vengo e sono sempre il primo tifoso del Taranto, anche perché tra il giocatore e l’allenatore sono stato a Taranto circa 22-23 anni e li ho nel cuore. Ho fatto una discreta carriera e lo dimostra il fatto che ancora oggi qualcuno si ricorda di me. Mi fa immensamente piacere perché penso che sia come persona che come portiere abbia lasciato un buon ricordo.”
Ha intrapreso la carriera da allenatore. Come è stato il passaggio dal campo alla panchina?
“Ho intrapreso la carriera da allenatore e ho iniziato ad allenare a Francavilla, poi ho fatto l’eccellenza, poi Ostuni e Grottaglie. Dopo è subentrata la figura del preparatore dei portieri e ho avuto l’opportunitá, in serie D, di fare l’allenatore in seconda e il preparatore dei portieri. Fino al 2000 sono stato a Taranto e poi sono andato a fare l’allenatore in seconda e il preparatore dei portieri ad Andria, dove sono stato tre anni. Nel 2005 quando prese la squadra Blasi tornai al Taranto e poi da lì son rimasto 4 anni, tornai ad Andria e nel 2013 quando l’Andria è fallita mi sono trovato fuori. In tutti gli anni da allenatore sono stato sempre tra Taranto ed Andria, non mi sono mai legato a nessun allenatore, sono sempre stato uno di società. Adesso gestisco un’accademia portieri che ho aperto nel 2005 qui nel tarantino e ho anche una scuola calcio che ho aperto nel 2015 e che gestisco a Grottaglie.”
Come si è trovato anche ad Andria?
“Benissimo. Ho avuto molte soddisfazioni. Per esempio nel 2011 mandarono via l’allenatore e il presidente mise la squadra nelle mie mani. Eravamo in zona retrocessione, mancavano sette partite e agli ultimi trenta secondi dell’ultima partita di Terni ci salvammo e uscimmo fuori dai play-out. Quella è stata una gratificante e bella soddisfazione per tutto l’ambiente andriese.”
Domenica si giocherà Andria-Taranto. Come vede la partita e che parere ha su entrambe le squadre?
“Sono due società che ho nel cuore, perciò sono diviso a metà. Sono due squadre che sento mie e spero che ci sarà spettacolo sul campo. Speriamo che sia una bella partita e che finisca bene per entrambi.”
Che propositi ci sono per lei per questo nuovo anno?
“Propositi niente. Sto lavorando con l’accademia portieri con qualche società del settore giovanile di qualche scuola calcio e poi sto portando avanti il mio discorso di scuola calcio a cui tengo davvero. Gestisco tutto con mio figlio Antonio che mi da una mano.”















