di Annarita Digiorgio
E’ arrivato finalmente il via libera della regione Puglia all’intesa con il governo, propedeutica ai decreti attuativi per i 107 milioni aggiuntivi necessari per i progetti inseriti nel secondo master plan firmato da Massimo Ferrarese, commissario straordinario dei Giochi del Mediterraneo 2026. Ma nonostante il contributo del governo sia passato dai 120 milioni iniziali ai 270 attuali (in sostituzione dei 142 milioni che avrebbero dovuto mettere Comune di Taranto e Regione Puglia, che non sono più arrivati, e dei 28 privati, mai visti), mancano ancora 40 milioni per l’organizzazione dei giochi. Mentre è saltata la costruzione del villaggio olimpico per ospitare gli atleti, che invece verranno alloggiati in due navi da crociera.
Ieri in tarda serata Michele Emiliano ha convocato la giunta in seduta speciale esclusivamente per approvare l’intesa, non priva di polemiche e stoccate al commissario Ferrarese, e tramite lui al governo (per la precisione al ministro Fitto, mentre con Urso va d’amore e d’accordo). A cui non è mancata la replica video di Ferrarese. E se comunque la verve di Emiliano è comprensibile, essendo esponente e rappresentante politico, estromesso per decreto dalla gestione dei Giochi, e reinserito dalla Corte Costituzionale, meno lo è quella di Ferrarese, che da commissario “tecnico” dovrebbe mantenere un profilo più istituzionale. E invece, al pari dei neo commissari Ilva, perde tempo con comunicati stampa, interviste, post social e video poco consoni a un commissario di governo. E tra l’altro in confezione old style, tipici di una stagione anni 90 mediatamente occupata dai boomer, quella in cui ancora Ferrarese faceva politica, e da cui sembra non essere mai uscito. Oggi ad esempio il commissario ha pubblicato un post paragonando le acque olimpioniche sporche della Senna, a quelle cristalline della litoranea tarantina, scrivendo “il triathlon da noi sarà leggermente diverso”. Facendosi sbeffeggiare dalla seguitissima pagina Facebook “Taranto è lui” (unico motore sociale e culturale della città) che giustamente gli ha fatto notare che il triathlon si terrà a circumarpiccolo, e non come ha scritto Ferrarese sulla litoranea. Mentre qualche giorno lo stesso commissario fa è stato costretto a cancellare, dopo le polemiche e diversi fack cheching, un post sulla “terra d’Otranto”, tassello della sua posticcia battaglia per il Grande Salento (questa si “balneare”).
E mentre Emiliano e Ferrarese giocano a superliquidator sotto l’ombrellone, tutti gli altri politici sono in vacanza, proprio nel momento in cui si decidono le sorti del Taranto Calcio. Che è un tantino più importante di qualunque squadra, gara, o disciplina che si disputerà ai giochi del 2026. E che invece rischia di non arrivare neppure alla stagione 2025. Nessuno ad esempio ha commentato il grande ritorno, proprio al tavolo dei giochi del mediterraneo, come delegato della Regione Puglia, dell’ex assessore Mattia Giorno (quello del selfie con i rotoli incendiati sotto la curva nord). Sperando non prenda fuoco anche il progetto del nuovo stadio. E cosi Giorno torna ad avere una vetrina per selfie e telefonate, utili per la candidatura a sindaco post Melucci, indicato da Emiliano che, per fedeltà, lo ha definitivamente preferito a Mario Turco.
Il sindaco Melucci ha detto che lui non si occupa di una società privata, a cui però fino ad oggi non ha mancato di mettere i bastoni tra le ruote. Addirittura allontanando gli sponsor, come quando da Palazzo di Città ha scritto al presidente Giove: “nessuno impedisce le sue attività commerciali (nemmeno quando, secondo noi inopportunamente, siano collegate ad industrie inquinanti)”. La stessa industria inquinante per la quale il sindaco Melucci ha lavorato con una commessa per il trasporto su gomma, senza autoconsiderarsi “inopportuno”.
Mentre un qualunque altro sindaco avrebbe dovuto al contrario lavorare invitando gli sponsor e gli imprenditori suoi amici a sostenere la squadra di calcio della città, unica realtà (grazie alla sua tifoseria, e nell’ultimo anno a mister Eziolino Capuano) a far parlare di Taranto tutta l’Italia. Molto più di Melucci, Emiliano, attori e cantanti vari.
Ma spiace siano in vacanza anche tutti quei rappresentanti istituzionali sempre buoni a indossare la sciarpa del Taranto in tribuna vip, e scomparsi ora che la società non ha più un presidente, un allenatore, una squadra, uno stadio, e non sappiamo se avrà un campionato degno della tradizione rossoblu ionica.













