Terza sconfitta di fila per un Taranto che sembra trovarsi in un tunnel negativo senza fine. Panarelli non riesce a scuotere i suoi dopo le pesanti defaillances contro Gravina e Fasano, nonostante un avversario tutt’altro che temibile. I rossoblu affondano, non riuscendo a segnare neanche un gol contro una squadra che nelle tre partite precedenti aveva incassato ben undici reti.
DIFESA: Sposito è inoperoso per buona parte del match, sul gol ha poche colpe anche se avrebbe potuto reagire in maniera più rapida al tiro di Liurni. Si riscatta sul finale di partita negando la doppietta al numero dieci rossonero. Ferrara sembra subire gli influssi negativi che attanagliano il Taranto attuale, nonostante un rendimento che prima di questa partita è sempre stato invidiabile. Disattento in fase d’impostazione, si addormenta in occasione del gol non pressando a dovere il marcatore nocerino. Luigi Manzo continua a non convincere sbagliando spesso movimenti difensivi banali, soprattutto per un giocatore con il suo curriculum. Anche lui colpevole sul gol subìto, troppo passivo nella marcatura del fantasista campano che ha la libertà di calciare proprio sotto alle gambe del numero sei rossoblu. Sono giorni duri anche per Jimmy Allegrini, che sta cercando di recuperare la condizione fisica dopo un infortunio che l’ha costretto ai box per quasi due mesi. Prestazione poco brillante anche da parte sua. “Dulcis in fundo”: Sasà Pelliccia, nettamente il peggiore del match in cui a tratti sembra davvero avere la testa altrove. Sbaglia stop banali, fatica a seguire il diretto avversario e non riesce a far arrivare a destinazione un passaggio neanche per sbaglio. E’ l’emblema dello stato confusionario del Taranto.
CENTROCAMPO: per l’occasione schierato a quattro a causa della squalifica di D’Agostino. I due centrali, Stefano Manzo e Matute, nel primo tempo non dispiacciono soprattutto se analizzati in base alle loro caratteristiche. In fase di rottura riescono come al solito ad essere efficaci grazie alla grande fisicità che li contraddistingue ma si propongono poco in avanti e soprattutto non creano occasioni appetibili ai propri compagni del reparto avanzato. Il camerunense verrà sostituito all’inizio della ripresa dall’under Cuccurullo che apporterà pochi benefici al gioco rossoblu con una prestazione anonima. Sulle fasce Oggiano e Masi, che per tutto l’arco del primo tempo si sono scambiati per non dare punti di riferimento agli avversari, ma che tuttavia non hanno creato troppi scompigli ai molossi. L’esperto esterno sardo spicca leggermente rispetto al compagno classe 2000 per l’annullamento di un pregevole assist, che Genchi insaccherà di testa in posizione di fuorigioco, e di un gol per lo stesso motivo. Per il resto nessuna azione degna di nota. Nella ripresa Masi lascia il posto a Leo Guaita che entra bene in partita, risultando il migliore in campo per i rossoblu grazie alle sue fulminee progressioni sulla fascia destra.
ATTACCO: Il reparto avanzato composto da Genchi e Croce è asfittico. Il centravanti barese è in uno stato di forma che lascia a desiderare e non riesce a trovare spunti pericolosi, neanche con il sinistro che da arma letale è diventato una pistola a salve. Sbaglia, fa innervosire i propri tifosi ed al contempo si innervosisce da solo, il suo “show” fuori luogo in conferenza ne è la prova. L’ariete foggiano dal canto suo mostra tutti i suoi limiti tecnici, sbagliando a profusione dei banalissimi appoggi, bloccando di fatto la già problematica manovra tarantina. Colpisce un palo clamoroso ad inizio ripresa e non riesce ad insaccare un pallonetto a portiere battuto, a causa di un intervento avversario sulla linea di porta. Probabilmente con un po’ di lucidità in più avrebbe potuto realizzare almeno una delle due occasioni. Viene sostituito da Favetta che in venticinque minuti mette in campo la sua solita “garra” ma si divora un gol piuttosto semplice, colpendo la traversa con una conclusione di testa da due passi.
Gabriele Campa












