Ancora una tragedia nello stabilimento ex ILVA di Taranto**, dove ha perso la vita Loris Costantino, lavoratore dell’indotto. La notizia ha scosso profondamente la comunità e il mondo del lavoro, mentre è in corso l’ennesimo sciopero proclamato dalle categorie metalmeccaniche, multiservizi ed edili.
In un comunicato congiunto, i segretari generali di CGIL e UIL Taranto chiedono al Governo di assumersi la responsabilità di “dire la verità” sulle condizioni di sicurezza dello stabilimento e di certificarne lo stato attraverso i commissari straordinari.
«Oggi è morto un lavoratore di una fabbrica al collasso – scrivono –. Abbiamo denunciato più volte le criticità degli impianti e la mancanza di manutenzioni ordinarie e straordinarie. La fabbrica è abbandonata a sé stessa da una politica incapace di trovare soluzioni e di impedire che si continui a morire sul lavoro».
I sindacati parlano di un atto d’accusa “grave e solenne”, ricordando le continue segnalazioni degli Rls e delle organizzazioni sindacali ai tavoli ministeriali, rimaste – sostengono – inascoltate. «Mentre il Governo tratta con i futuri acquirenti, lo stabilimento cade a pezzi e porta con sé operai e la speranza di un territorio continuamente abusato».
Particolarmente duro l’intervento di Daniele Simon, segretario generale della FILCAMS CGIL Taranto, che rappresenta parte dell’appalto multiservizi ex ILVA: «In quella fabbrica non c’era un solo lavoratore a rischio. Ce n’erano 56. Cinquantasei potenziali vittime chiamate quotidianamente a operare a 15 metri d’altezza su una passerella per la pulizia di un nastro agglomerato. Oggi è caduto Loris, ma poteva essere uno qualsiasi di loro. Non è fatalità, è menefreghismo».
Sulla stessa linea Barbara Neglia, segretaria regionale della FILCAMS CGIL Puglia: «Lo sciopero non è la risposta definitiva, ma è l’unica forma che ci rimane per gridare una rabbia senza limiti. Non solo restiamo inascoltati quando denunciamo il grado di pericolosità di quella fabbrica ormai arrugginita e fatiscente, ma siamo costretti a registrare un dramma che ha responsabilità precise».
I sindacati chiedono al Governo di non scaricare responsabilità sui lavoratori, molti dei quali già colpiti da percentuali elevate di cassa integrazione. «Come si può discutere del futuro se il presente è fatto di pericoli continui sul luogo di lavoro?».
Anche la FILCAMS ha proclamato uno sciopero di 24 ore, in linea con le categorie metalmeccaniche ed edili, mentre cresce la richiesta di interventi immediati per garantire sicurezza e dignità a chi ogni giorno varca i cancelli dello stabilimento.













