Il Just Transition Fund deve diventare uno strumento concreto per accompagnare Taranto nella transizione industriale, puntando sulla creazione di nuova occupazione, sull’innovazione e sulla sostenibilità ambientale. È questa la posizione della CGIL di Taranto, che ha inviato alla Regione Puglia una serie di osservazioni sul nuovo avviso pubblico da 60 milioni di euro destinato alle piccole e medie imprese.
A sollevare le principali perplessità è Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della CGIL di Taranto e componente del Comitato di Sorveglianza del Programma Nazionale del JTF Italia, che contesta l’impostazione dell’avviso regionale e chiede che le risorse siano maggiormente legate a risultati concreti sul piano occupazionale e ambientale.
“Taranto rischia di pagare a caro prezzo gli effetti della transizione industriale mai avviata”, sostiene D’Arcangelo, sottolineando come proprio il Just Transition Fund dovrebbe rappresentare uno strumento urgente e responsabile per favorire nuova occupazione e attenuare gli effetti della trasformazione industriale.
La CGIL ricorda di aver già espresso, lo scorso dicembre, la propria contrarietà alla riprogrammazione dei criteri del Piano Nazionale del JTF, nell’ambito della revisione di metà periodo. Secondo il sindacato, quella modifica avrebbe eliminato l’unico requisito direttamente collegato alla creazione di nuova occupazione.
“Fummo gli unici a votare contro quei criteri – afferma D’Arcangelo – così come oggi solleviamo perplessità sull’avviso pubblico della Regione Puglia destinato a piccole e medie imprese”.
L’occupazione al centro degli interventi
Per la CGIL, la flessibilità necessaria per sostenere le piccole imprese non può tradursi nella possibilità di ottenere risorse pubbliche senza un preciso impegno sul fronte dell’occupazione.
“Comprendiamo la necessaria flessibilità di un avviso rivolto prevalentemente a imprese piccole – spiega D’Arcangelo – ma anche qui va prevista la condizione che le risorse vengono date se le aziende assumono. Almeno si potrebbero mettere dei criteri premiali invece di lasciare mano libera”.
La principale richiesta avanzata dal sindacato riguarda quindi il meccanismo di condizionalità. Secondo la CGIL, non sarebbe sufficiente verificare esclusivamente la realizzazione dell’investimento, senza considerare gli effetti prodotti sul mercato del lavoro.
“Chiediamo che tra i presupposti indispensabili ci sia l’incremento occupazionale”, sottolineano D’Arcangelo e Tecla Livi, componente del Comitato di Sorveglianza del Programma Nazionale JTF Italia, che ha partecipato all’incontro per la CGIL nazionale.
Contratti e diritti dei lavoratori
Un altro punto sollevato dal sindacato riguarda i contratti collettivi applicati dalle imprese beneficiarie delle risorse.
La CGIL chiede che siano presi come riferimento i contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative, evitando il ricorso a contratti considerati dal sindacato “pirata”, caratterizzati da condizioni economiche e normative peggiorative.
L’obiettivo, secondo D’Arcangelo e Livi, è fare in modo che le risorse pubbliche destinate alla transizione industriale producano anche occupazione di qualità e maggiori garanzie per i lavoratori.
Il nodo degli investimenti ambientali
Particolare attenzione viene inoltre dedicata alla componente ambientale dell’avviso regionale. La bozza prevede che almeno il 10% dell’intervento sia coerente con le finalità ambientali e di innovazione.
Una percentuale che la CGIL considera troppo bassa rispetto agli obiettivi del Just Transition Fund.
“Se il senso del fondo del JTF è quello di promuovere l’utilizzo di attrezzature e macchinari sostenibili con l’ambiente, il vincolo dell’investimento green va alzato almeno al 30%, anziché il 10% previsto dalla bozza dell’avviso”, sostiene D’Arcangelo.
L’esempio di Torino
Sul fronte delle premialità, Tecla Livi richiama anche un’esperienza realizzata in un altro territorio alle prese con difficoltà economiche e sociali.
“A Torino, ad esempio – spiega Livi – con risorse della Coesione 2027-2013 l’avviso faciliTO aveva finanziato micro e piccole imprese in aree urbane difficili, inserendo però una serie di criteri premiali che vincolavano le risorse a un progresso produttivo reale, a risvolti occupazionali e a significativi benefici sociali, culturali o ambientali sul territorio”.
Per la CGIL, un’impostazione di questo tipo potrebbe rappresentare un modello utile anche per il territorio ionico, legando maggiormente l’accesso alle risorse pubbliche ai risultati prodotti dalle imprese.
Le osservazioni del sindacato sono state inviate al responsabile della Struttura Speciale per l’attuazione del Programma Nazionale JTF, Pasquale Orlando, all’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio, al capo di gabinetto della Regione, al Dipartimento dello Sviluppo Economico e a Puglia Sviluppo.
La missiva è stata trasmessa per conoscenza anche all’Autorità di gestione del PN JTF, al presidente della Provincia e al sindaco di Taranto.
Il confronto sull’utilizzo delle risorse del Just Transition Fund resta quindi aperto. Per la CGIL, la sfida è fare in modo che i finanziamenti destinati al territorio non si limitino a sostenere gli investimenti delle imprese, ma contribuiscano concretamente a costruire nuova occupazione, innovazione e una transizione industriale realmente sostenibile.














