Il futuro di Kyma Ambiente torna al centro del dibattito cittadino. È scattato dalla notte lo stato di agitazione dei lavoratori della municipalizzata che si occupa dell’igiene urbana a Taranto, proclamato da FP CGIL, NIDIL CGIL, FIT CISL, UIL Trasporti, Fiadel e SIULS.
Al centro della vertenza ci sono le prospettive occupazionali di circa 450 lavoratori, di cui 300 dipendenti diretti e 150 con contratto di somministrazione. Le organizzazioni sindacali chiedono garanzie sul futuro dell’azienda e del personale, denunciando una situazione di incertezza che rischia di avere conseguenze pesanti non soltanto per le famiglie coinvolte, ma anche per l’intera comunità tarantina.
La mobilitazione potrebbe trasformarsi in una vera e propria protesta, fino ad arrivare alla sospensione del servizio di raccolta dei rifiuti urbani, qualora non dovessero arrivare risposte concrete da parte delle istituzioni.
«Rischiamo una grande crisi occupazionale»
A esprimere le preoccupazioni dei lavoratori sono Mimmo Sardelli, segretario generale della Funzione Pubblica CGIL, e Luca Surico, segretario generale del NIDIL CGIL.
I due rappresentanti sindacali mettono in guardia sulle possibili conseguenze di una gestione della crisi che non offra certezze al personale e alla città.
«Rischiamo di avere una grande crisi occupazionale con lavoratrici e lavoratori messi fuori senza neanche aver maturato la pensione», affermano, sottolineando anche le possibili ricadute economiche per i cittadini.
Tra le questioni sollevate c’è infatti il rischio che un servizio oggi gestito da una società pubblica, finanziato attraverso la tassa sui rifiuti, possa essere affidato a un soggetto privato con costi potenzialmente più elevati per la collettività.
«Rischiamo che un servizio affidato a un privato e interamente finanziato dalla tassa sui rifiuti (TARI) possa costare di più a tutti i cittadini. Rischiamo di disperdere il patrimonio pubblico e di vendere i gioielli di famiglia», dichiarano i sindacalisti.
Da qui la richiesta di un intervento concreto: «Sono ragioni troppo grandi per non ingaggiare una lotta quartiere fino a quando la politica, ma soprattutto gli atti amministrativi, non ci ridaranno risposte al personale di Kyma Ambiente e a tutta la città».
Il nodo del futuro societario
La situazione di Kyma Ambiente continua a rappresentare una delle questioni più delicate per il Comune di Taranto. Secondo le organizzazioni sindacali, da anni manca una prospettiva sufficientemente chiara sul futuro della società e sulle strategie necessarie per affrontarne le difficoltà economiche.
«Contestiamo da anni l’assenza di chiarezza sul futuro di questa impresa – affermano Sardelli e Surico – ma oggi a rischiare di rimanere con il cerino in mano sono soprattutto i lavoratori».
A preoccupare ulteriormente è il susseguirsi di indiscrezioni sul possibile deposito dei libri contabili in tribunale, uno scenario che, se dovesse concretizzarsi, potrebbe aprire una fase particolarmente complessa per l’azienda e per il personale.
L’incertezza coinvolge direttamente 450 famiglie, esposte al rischio di perdere il proprio riferimento occupazionale in assenza di garanzie sul futuro della municipalizzata.
I 150 lavoratori in somministrazione tra i più esposti
A evidenziare le possibili conseguenze immediate di un’eventuale crisi è Luca Surico, che richiama l’attenzione sulla posizione dei lavoratori con contratto di somministrazione.
«Qualora si realizzasse questa ipotesi a saltare immediatamente sarebbero i 150 in somministrazione», avverte il segretario generale del NIDIL CGIL, sottolineando come una simile eventualità potrebbe innescare una reazione a catena sull’intero sistema occupazionale.
Il timore dei sindacati è che le difficoltà societarie possano ripercuotersi progressivamente anche sui dipendenti diretti, ampliando la portata della crisi e rendendo più difficile individuare soluzioni in grado di tutelare tutti i lavoratori.
Sardelli: «In bilico anche i dipendenti diretti»
Mimmo Sardelli richiama l’attenzione sulle conseguenze che un’eventuale procedura di natura concorsuale potrebbe avere sul personale, soprattutto considerando l’età media dei dipendenti e la natura delle mansioni svolte.
«Con i libri in tribunale si aprirebbe una procedura preconcorsuale e in bilico sulla fune anche per i diretti», sostiene il segretario generale della FP CGIL.
Il dirigente sindacale pone inoltre l’accento sulle possibili ripercussioni di un eventuale affidamento del servizio a un soggetto privato, facendo riferimento alle condizioni dei lavoratori e alla necessità di garantire tutele adeguate.
«La platea dei lavoratori Kyma ha una media di 60 anni e fa lavori usuranti da circa 20 anni», sottolinea Sardelli, esprimendo timori per le conseguenze che una riorganizzazione potrebbe avere su una forza lavoro caratterizzata da una lunga esperienza nel settore.
Nel ragionamento del sindacalista rientra anche il rischio di un aumento dei costi sociali e tributari per la cittadinanza, qualora il servizio dovesse essere riorganizzato senza un’adeguata valutazione delle ricadute economiche e occupazionali.
Giovedì 8 ottobre mobilitazione a Palazzo di Città
La vertenza è destinata a entrare in una fase decisiva giovedì mattina, 8 ottobre, quando lo stato di agitazione arriverà fino a Palazzo di Città.
I sindacati chiedono risposte chiare sul futuro di Kyma Ambiente, sulla salvaguardia dei posti di lavoro e sulle scelte amministrative che riguarderanno la gestione dell’igiene urbana a Taranto.
La richiesta è quella di individuare una soluzione che tuteli i dipendenti, garantisca la continuità del servizio e impedisca che le difficoltà della società si traducano in un aggravio per i cittadini.
Il confronto con l’amministrazione comunale sarà quindi determinante per capire se sarà possibile scongiurare un’escalation della protesta. In assenza di garanzie e atti concreti, la mobilitazione potrebbe proseguire, con conseguenze che rischierebbero di coinvolgere direttamente anche il servizio di raccolta dei rifiuti.
Per Taranto, la questione Kyma Ambiente non riguarda soltanto il futuro di una società pubblica, ma intreccia occupazione, tutela dei lavoratori, qualità dei servizi e sostenibilità dei costi per la collettività.















