di Vito Di Noi – Corriere dello Sport
Immeritato alla luce di una prestazione tutto sommato propositiva, ma pur sempre un ko: il Taranto torna con le ossa rotte da Giugliano non tanto per via del 2-1 subito in se, quanto per ciò che ne consegue a livello morale. Un altro primo tempo, l’ennesimo, giocato sottotono a far da paio con una ripresa a ritmi eccellenti: il gol del temporaneo vantaggio, giunto a un soffio dal duplice fischio, ripreso a inizio secondo tempo, poi il gol di Bernardotto collocatosi a metà tra un paio di azioni letteralmente divorate e altrettante traverse colpite. Sfortuna si, ma anche imprecisione.
SOS DIFESA. Situazione diametraimente opposta rispetto a un anno fa: il Taranto è vivo soprat tutto in avanti, ma traballa nelle retrovie. I tempi dei clean-sheet a raffica sono, purtroppo, terminati: a Giugliano, i rossoblù hanno incassato la settima rete stagionale. Cifra non tanto “catastrofica”, è vero, ma di gran lunga circoscritta sia per merito delle super parate di Vannucchi che delle prestazioni altisonanti di Antonini. Gli errori individuali continuano a ripetersi: a Picerno, Benevento, Teramo (col Monterosi) e Giugliano sono stati pagati a caro prezzo.
Capuano, già alla vigilia della gara contro il Cerignola, ammise che il reparto che, paradossalmente, lo stava deludendo di più fosse proprio quello di retroguardia: prendendo in esame la rete del temporaneo 1-1 dei campani, Gladestony prima e De
Sena poi sono liberissimi di colpire di testa. A questo punto, la sterzata diventa fondamentale: già dalla prossima, il tecnico potrebbe apportare alcune modifiche all’assetto difensivo. Il minutaggio è uno dei parametri fondamentali in casa Taranto, ma scalpitano Riggio e De Santis, domenica tenuti entrambi in panchina: giocatori dal pedigree importante e che, in un momento così delicato per il reparto, possono rappresentare una sorta di “panacea”, quantomeno a breve-medio termine.
NUOVE IMPOSTAZIONI. Se la difesa non convince, maggiori certezze giungono, invece, dalla cintola in su. In particolare, contro il Giugliano, il 3-4-3 ha lasciato spazio a un più strutturato 3-4-2-1 con gli esterni Bifulco e Fabbro posizionati leggermente dietro rispetto a Cianci e non in parallelo rispetto alla prima punta. Se il primo è lontano parente di quello dello scorso anno, ottime trame sono giunte sia dall’ex Virtus Verona oltre che dai subentrati Orlando e, soprattutto, Kanoute. Più profondità, meno ampiezza: traverse e occasioni divorate a parte, il Taranto si è mostrato senz’altro più propositivo e questa è già una chiave importante in vista del futuro. Nessun allarmismo, ma la classifica richiede un cambio di passo.













