di Domenico Ciquera
Leandro Guaita, artefice della splendida promozione conquistata dal Taranto in Serie D a Lavello, ha recentemente parlato in un’intervista di quel traguardo, condividendo emozioni intense e qualche retroscena inedito.
Il ricordo più bello? «Ho nel cuore i primi giorni, le prime partite, l’entusiasmo di voler fare bene e vincere, lo stadio pieno di tifosi. Poi, naturalmente, il momento della tanto sognata promozione. È stato fantastico, anche se non abbiamo potuto festeggiare direttamente in campo a Taranto durante la partita. La festa all’arrivo del pullman, però, è stata bellissima!»
Svelando un retroscena sulla promozione, Guaita racconta: «Durante quella partita contro il Lavello, piangevo mentre correvo. Non potevamo assolutamente perdere il campionato all’ultimo giorno. Avevo la clavicola rotta e il ginocchio a pezzi, eppure correvo lo stesso perché dovevamo conquistare quella promozione. È stato un anno molto, molto travagliato, fatto di tanti sacrifici, non potevamo farcela sfuggire.»
Il gruppo squadra? «Eravamo un gruppo bellissimo, coeso, fatto di gente per bene, con tanti argentini. L’unione è stata il nostro punto di forza!»
Riguardo ai problemi societari, Guaita ammette: «Non ho mai capito bene cosa non andasse in società. Sicuramente qualcosa non funzionava, ma non riesco a spiegarmi tante cose, soprattutto perché immagino che tutti volevano lo stesso obiettivo: una squadra forte per il Taranto. Non pensavo si potesse arrivare a questo punto, soprattutto dopo due anni di Serie C e playoff.»
Sulla scorsa stagione e i recenti eventi, il giocatore commenta: «È stata una follia. Credevo potessimo raggiungere la Serie B, invece…»
Guardando al futuro, Guaita è fiducioso: «Sono sicuro che, come sempre è stato, il Taranto si rimetterà in piedi, vincerà e tornerà tra i grandi, come merita. Ma per farlo, serve unione: solo così tutto sarà possibile per una piazza bella e importante come Taranto.»
Infine, un messaggio ai tifosi: «Ai tifosi dico che hanno una delle tifoserie più belle d’Italia. Quando fanno festa come solo loro sanno fare, non ci sono limiti. Sono loro a spingere i giocatori oltre il massimo.»













