A pochi giorni dalla sfida che può cambiare il destino di un’intera stagione, a Taranto si respira un clima carico di tensione ed entusiasmo. La finale di ritorno dei play off nazionali di Eccellenza contro il Gladiator rappresenta l’ultimo ostacolo verso il ritorno in Serie D: da una parte la promozione, dall’altra un altro anno da vivere nell’incertezza del massimo campionato regionale.
L’intervista all’ex centrocampista rossoblù Simone Calvano, pubblicata da Il Quotidiano e firmata da Vito Di Noi, riporta il pensiero di uno dei protagonisti della stagione 2023/24, rimasto profondamente legato alla piazza ionica nonostante il trasferimento lontano dalla Puglia.
Centrocampista di sostanza e riferimento della zona nevralgica, Calvano collezionò 39 presenze e una rete in quella squadra che, senza la penalizzazione di quattro punti che cambiò il corso degli eventi, avrebbe potuto inseguire concretamente il sogno della Serie B. Di proprietà del Monopoli, nell’ultima stagione ha vestito la maglia del Crotone in prestito, ma il legame con Taranto resta forte.
«Auguro all’intero ambiente di raggiungere questo traguardo – ha dichiarato Calvano –. Taranto mi è rimasta nel cuore e continuo a seguire la squadra, anche se da lontano. La Serie D rappresenterebbe una prima soddisfazione dopo tutte le disavventure vissute negli ultimi anni, ma non è ancora la categoria che compete a questa piazza. L’esclusione dal campionato professionistico è una ferita ancora aperta e credo che potrà rimarginarsi soltanto quando il Taranto tornerà dove merita, tra i professionisti».
Il rimpianto più grande resta inevitabilmente legato a quella stagione vissuta ai vertici della Serie C.
«C’è ancora tanto rammarico – ha spiegato –. Sono convinto che senza la penalizzazione ce l’avremmo fatta. Sul campo avevamo conquistato il secondo posto, ma ai play off ci siamo ritrovati quinti e subito contro il Vicenza, probabilmente la squadra più forte di quegli spareggi».
A confermare il valore di quel gruppo ci sono anche i percorsi successivi di molti protagonisti di quella squadra.
«Forse neanche noi ci rendevamo conto fino in fondo della nostra forza. Le promozioni in Serie B ottenute da alcuni miei ex compagni dimostrano il livello di quella rosa. Con molti di loro siamo rimasti in contatto attraverso un gruppo Whatsapp: c’erano unità, amicizia e grande compattezza».
Del Taranto attuale conosce soltanto alcuni elementi, ma le impressioni restano positive.
«Ho giocato con Alessandro Di Paolantonio ai tempi del Teramo e conosco indirettamente Nicola Loiodice, un calciatore che in carriera ha vinto tanto. Per il resto non conosco personalmente gli altri ragazzi, ma ritengo che questo sia un Taranto forte, costruito con interpreti importanti. Alla lunga sono convinto che riuscirà a centrare l’obiettivo».
Gli impegni con il Crotone non gli hanno consentito di seguire dal vivo il percorso rossoblù.
«Purtroppo no, perché ogni fine settimana ero impegnato con la mia squadra. Avevo anche pensato di essere presente alla finale contro il Gladiator, ma dopo il rientro a Milano organizzare il viaggio era davvero complicato. Seguirò comunque la partita da lontano, sperando nel miglior risultato possibile».
Un sentimento, quello nei confronti di Taranto, che il tempo non ha cancellato.
«Nonostante abbia giocato qui soltanto una stagione, questa città mi ha dato tantissimo sia dal punto di vista professionale sia da quello umano ed emotivo».
Infine, inevitabile la domanda sul futuro e su un possibile ritorno in rossoblù.
«Accettare una proposta del Taranto non dipenderebbe dalla categoria. Che si tratti della Serie C o della Serie D, per me sarebbe motivo di orgoglio. Oggi, però, è prematuro parlarne: sono ancora di proprietà del Monopoli dopo l’esperienza in prestito al Crotone e sto valutando ciò che sarà meglio per il mio futuro. Intanto faccio il mio più sincero in bocca al lupo a tutta Taranto: per domenica sono fiducioso. Sarete promossi, ne sono convinto».
L’augurio di uno degli ex più apprezzati degli ultimi anni, raccolto nell’intervista pubblicata da Il Quotidiano e firmata dal collega Vito Di Noi, accompagna così l’attesa di una città intera, pronta a vivere novanta minuti che possono rappresentare il primo passo verso la rinascita.














