Ci sono maglie che si indossano e altre che restano cucite addosso. Per Gianluca Mastromonaco, Taranto appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Quattro anni e mezzo vissuti intensamente in rossoblù hanno lasciato un segno profondo nel difensore, oggi lontano dalla città ionica ma ancora legato alle sorti del club.
L’intervista, pubblicata da L’Edicola e firmata da Giuseppe Di Cera, restituisce il ritratto di un calciatore che, arrivato appena ventenne il 12 settembre 2020, ha saputo comprendere immediatamente il peso e il fascino di una piazza desiderosa di ritrovare il proprio posto nel calcio professionistico.
Da allora sono state 123 presenze con la maglia del Taranto, chilometri macinati lungo la corsia destra e una storia conclusasi nel gennaio 2025 con il trasferimento al Renate, in Serie C. Ma il filo che lo unisce ai colori rossoblù non si è mai spezzato.
«Da quando ho lasciato il Taranto non ho mai smesso di seguire tutto ciò che riguarda questa squadra – racconta Mastromonaco –. Ho seguito il campionato e anche le vicende legate all’arrivo della nuova società. Ho visto le partite e letto tutto quello che c’era da sapere. Secondo me è stato fatto un ottimo lavoro».
Per l’ex esterno, la rinascita del club parte soprattutto dalla solidità societaria.
«Oggi c’è una società forte che ha investito tantissimo e questo lo fai soltanto se ci tieni davvero. È stata costruita una squadra molto competitiva, composta da giocatori di categoria superiore. Vincere non è mai semplice, soprattutto in campionati come questi. Quando le altre squadre affrontano il Taranto è come se disputassero una finale».
Determinante, ancora una volta, il ruolo della tifoseria.
«Il pubblico di Taranto è pazzesco e non mi sorprende affatto che anche in Eccellenza i biglietti vadano esauriti in pochissimo tempo – spiega –. Ho avuto il privilegio di giocare davanti a questa gente e porterò sempre questa esperienza nel cuore. Quando c’è chiarezza, la tifoseria del Taranto ti dà tutto. Anche in questa categoria. E se lo stadio avesse avuto centomila posti, li avrebbe riempiti comunque».
Il ricordo degli anni trascorsi in rossoblù è ancora vivido.
«Ho vissuto quasi cinque anni meravigliosi. Abbiamo vinto il campionato al primo tentativo e centrato il sogno della promozione. È stato in quel momento che ho capito davvero la grandezza di questa città. Ricordo perfettamente anche il secondo posto conquistato sul campo in Serie C».
Proprio quella stagione resta il rimpianto più grande.
«Se non fossimo stati penalizzati, chissà come sarebbe andata a finire. Eravamo un gruppo composto da uomini veri e mister Eziolino Capuano aveva costruito una macchina praticamente perfetta. Poi penso anche agli ultimi sei mesi della mia esperienza: dopo tutti i sacrifici fatti nelle stagioni precedenti, vedere tutto sfociare nel fallimento è stato davvero un peccato».
Domenica Mastromonaco seguirà con il fiato sospeso la sfida decisiva contro il Gladiator, anche se non potrà essere presente sugli spalti.
«Avevo pensato di tornare a Taranto per assistere alla partita, ma per diversi motivi non sarà possibile. La seguirò dal primo all’ultimo minuto e mi auguro con tutto il cuore che società, giocatori e tifosi possano festeggiare la promozione in Serie D».
Parole sincere, quelle raccolte nell’intervista pubblicata da L’Edicola e firmata dal collega Giuseppe Di Cera, che testimoniano ancora una volta quanto il legame tra Taranto e alcuni dei protagonisti più amati degli ultimi anni vada ben oltre il rettangolo di gioco.
Perché certe esperienze finiscono soltanto sul campo. Nel cuore, invece, restano per sempre.














