di Mimmo Ligorio
Abbiamo ascoltato telefonicamente per Giornale Rossoblù Nicolas Bremec, portiere “saracinesca” che ha vestito la maglia rossoblù per tre stagioni, sfiorando, nella stagione 2011/2012, la serie B con il Taranto di Davide Dionigi. Nicolas ci ha parlato delle sue esperienze vissute in quegli anni, confidandoci un particolare che non era stato dichiarato finora.
Ha svolto il ruolo di preparatore dei portieri nel Team Altamura nella stagione 2020/2021, successivamente non si è accordato più con nessun club, è stata una sua scelta?
Non ho mai lasciato il calcio, diciamo che ho lasciato quelle realtà dedicandomi ai bambini della scuola calcio e in più effettuo lezioni private per chi volesse approfondire con questa disciplina. Ad Altamura ho avuto un’esperienza negativa che mi ha fatto allontanare, sono stato un mese e mezzo senza stipendio ed ero in una situazione dove costantemente non avevo la certezza dei pagamenti. Non avevo voglia di percorrere chilometri in auto se la situazione non fosse stata chiara e quindi decisi di mollare. Al contrario invece di Casarano che posso solo parlarne bene, è una società che rispetta tutto e tutti.
Quanto è cambiato il ruolo del portiere in questi anni?
Il ruolo del portiere è in costante sviluppo, fortunatamente non ho avuto difficoltà con questo cambiamento in quanto sono stato allenato da tecnici come Conte e Sarri all’Arezzo e poi Dionigi al Taranto che amano effettuare la costruzione del gioco dal basso, quindi il portiere deve essere bravo a giocare la palla con i piedi. Nel calcio di oggi affidano più responsabilità all’estremo difensore pretendendo sempre di più, gli allenatori vogliono che si giochi la palla dentro l’aria di rigore. Penso che il ruolo principale del portiere sia parare, capire i tempi d’uscita e capire le distanze. Il gioco di Guardiola ha rivoluzionato il calcio e le prospettive degli allenatori, ad esempio Buffon, che per me rimarrà sempre il migliore, ha dovuto adattarsi nel corso degli anni a gestire la palla con i piedi. Quando giocavo nel Vicenza il mio allenatore era Pasquale Marino, anche lui giocava dal basso, ma quando il difensore effettuava un retro passaggio e l’attaccante avversario andava in pressing, preferiva che la palla si rimettesse subito in gioco o al massimo buttarla fuori, invece di giocarla in aria di rigore effettuando una finta smarcante. Marino diceva che l’ultimo uomo è proprio il portiere e se dovesse perdere palla è una rete subita sicura, è successo spesso a Donnarumma malgrado l’eccesso di fiducia.
Ha difeso la porte del Taranto per tre stagioni e nel 2011/2012 ha subito solo 14 reti contribuendo ad essere la seconda miglior difesa d’Europa, malgrado i 7 punti di penalità e la mancata promozione in serie B, cosa ricorda di quella sfortunata stagione?
Quell’anno siamo stati anche la prima migliore difesa d’Europa, poi è successo che in Taranto – Carpi conclusasi 1 a 1, Bocalon segnò infrangendo la mia imbattibilità facendoci scivolare al secondo posto in questa classifica. In quella stagione avevamo consolidato le basi costruite in quella precedente, eravamo un gruppo importante, ero tranquillo e mi sentivo sicuro soprattutto con la conferma di Dionigi in panchina nonostante avessi 33 anni ed una certa esperienza alle spalle. Andava tutto bene fino ad Ottobre, dopo il buio, da allora fino a Giugno non abbiamo visto un euro, la squadra non percepiva stipendio, la nostra forza però era il gruppo e andammo avanti, facemmo un discorso tra di noi e ai ragazzi nuovi dove confermammo l’unione tra noi e, chi non avesse accettato questa situazione, poteva benissimo andare via. In quella situazione c’era da capire chi volesse fuggire, dovevamo onorare sudare la maglia fino alla fine del campionato, stringendo i denti e dare il 100% ogni Domenica. Ad un certo punto della stagione abbiamo preso la situazione in mano, non si era mai detto prima, autogestendoci ed ignorando qualsiasi richiesta della società, ci infastidiva anche solo la loro presenza al campo quando volevano interagire, d’altronde c’era gente di un certo spessore come me, Prosperi, Di Deo, Barasso, Rantier, Antonazzo, Pensalfini e Dionigi che si facevano rispettare, in fondo “se non porti rispetto noi non rispettiamo voi!” E’ stato un campionato particolare, il gruppo era meraviglioso, il migliore che potessi incontrare in vent’anni di carriera. Mi sono trovato bene anche ai tempi dell’Arezzo in serie B, nella Carrarese e con il Vicenza quando perdemmo i play-off contro il Pescara rischiando di salire in Serie A, ma un gruppo come quello di Taranto credo che difficilmente si potrà ricostruire. L’allenamento iniziava alle 14.30, ricordo che con parecchi giocatori arrivavamo al campo anche un ora prima, per parlare, ridere e scherzare tra di noi, sentivamo di avere la coscienza pulita in quanto abbiamo fatto il massimo per la squadra ed i tifosi. Eravamo il Taranto dei record, se non ci avessero penalizzato con quei 7 punti avremmo festeggiato la vittoria del torneo e la promozione in serie B e se si fosse mantenuta la stessa squadra, magari con qualche innesto in più di categoria, il Taranto avrebbe disputato un discreto campionato in serie B. L’anno dopo tornai a disputare il campionato di Serie B, a Grosseto, anche Antonazzo, Sciaudone, Chiaretti fecero lo stesso, Dionigi invece fu chiamato dalla Reggina che militava in serie B. Quando arrivò Mario Somma sulla panchina del Grosseto si complimentò con me e Antonazzo per aver vinto un campionato sul campo malgrado i mancati pagamenti. I meriti di quel campionato sono stati riconosciuti nel tempo, ancora oggi la gente mi ferma per strada, incredula, complimentandosi di quello straordinario ma strano campionato che la gente e i tifosi di Taranto non vedevano da anni.
In quella stagione le difficoltà societarie videro fallire il Taranto catapultandosi in Serie D, cosa ha provato quando ha lasciato quel gruppo come lei ha definito, meraviglioso?
Quando lasci un gruppo importante e arrivi in altri, già ti accorgi di ciò che va e non va, a Grosseto non mi sono trovato bene e rimasi sei mesi, andando poi a Vicenza. Nonostante lo smembramento del gruppo di Taranto, continuavamo a sentirci, mantenevo i contatti con Rantier, Sosa, Prosperi e non ci rendevamo conto di come fosse potuto succedere tutta quella situazione, perché insieme stavamo benissimo.
Cosa manca al Taranto di Capuano affinchè possa tornare a disputare un campionato dei record, come in quella stagione o giocarsi una finale di play-off?
Non conosco personalmente Capuano ma vedo le sue interviste. Si capisce che è un allenatore carismatico, sa preparare bene le partite, sa sempre cosa deve dire, sa caricare la squadra ed i tifosi e avendo gestito il mercato in estate, i ragazzi hanno un motivo in più per poter fare bene dando il massimo esprimendo riconoscenza al mister. Se devo mettere a confronto la squadra di quest’anno con quella dell’anno scorso, posso dedurre che oggi è più competitiva. Capuano ha costruito un ottima squadra, ma è ancora presto per capire che ruolo assumerà il Taranto quest’anno. Non mi sento di paragonare questo Taranto a quello dei record, in quell’anno vi erano giocatori che hanno giocato in serie B e serie C, ma la Serie C di quegli anni, soprattutto il girone meridionale non era come quello attuale, il livello del calcio italiano è calato parecchio, basti vedere la Nazionale Italiana che non è riuscita a qualificarsi per due mondiali consecutivi, c’è da ammettere che il calcio italiano è in crisi. In passato in Serie C giravano nomi importanti, chi gioca adesso, all’epoca avrebbe avuto difficoltà nel trovare spazio tra i titolari.
In vista del match di Domenica 22 Ottobre, dove il Catania ospiterà il Taranto, quali sono le sue considerazioni?
Il Catania giocando in casa vorrà sicuramente fare risultato, incoraggiato dai suoi tifosi ma il Taranto è una squadra che può giocare a viso aperto con chiunque, ha fatto bene la prima di campionato contro il Foggia vincendo per 2 a 0 e dovrà fare tesoro dell’ultima vittoria contro il Crotone. Mister Capuano saprà gestire al meglio la situazione, la squadra ha una base solida: Vannucchi è un portiere che conosco, sa affrontare bene questa categoria e la difesa è abbastanza forte. Possono giocarsi questa partita a testa alta magari espugnando il Massimino. Il Taranto deve essere spavaldo, un po’ come lo eravamo noi, assumendo fiducia in se stessi e considerando il fattore Iacovone non come un disagio, in quanto privo di tifosi, ma come una spinta a spronare la squadra a fare sempre meglio. Domenica scorsa è stato bello vedere i tifosi fuori lo stadio che malgrado non vedessero la partita, incitavano la squadra dal primo all’ultimo minuto caricandola.














