di Maurizio Corvino
Abbiamo ascoltato mister Di Costanzo chiedendogli un pensiero sulla sua, breve, esperienza tarantina e sulla promozione del Brindisi dove lui l’anno prima aveva compiuto un mezzo miracolo salvandolo da una situazione di classifica critica.
Due stagioni fa ha salvato il Brindisi. Che ricordi ha di quella stagione?
“Ricordo che quando fui chiamato da Arigliano e Luigi Valentini, insieme al direttore sportivo Dionisio, trovammo una situazione molto complicata, avevano giocato 7 partite e fatto 0 punti. Era una squadra che doveva essere rifondata. Mancavano tante cose. Quella situazione complicata si é trascinata per un pò, ma poi pian pianino con l’aiuto della società, che si mise veramente a disposizione e col mercato di dicembre/gennaio, ci fu una lenta trasformazione. Nel girone di ritorno, infatti, insieme al Cerignola fummo la squadra che fece piú punti e questo ci consentí addirittura di salvarci direttamente. Diciamo che grazie a questo risultato ponemmo le basi per fare un’altra cavalcata vincente come hanno fatto. É stato un percorso molto difficile e complicato, che tra l’altro mi valse, e fatemelo dire, il premio di Antenna Sud a Bari come miglior allenatore del girone pur non vincendo il campionato ma solo ottenendo la salvezza. Io poi chiamai mister Pazienza, che era in platea, e lo feci salire sul palco, perché lui comunque aveva vinto il campionato e meritava il palcoscenico.”
Dopo quella bella stagione, con il Diesse Dionisio venne chiamato a ripetersi a Taranto, ma dopo due giornate qualcosa non ha funzionato. Cosa è successo? Ha qualche rammarico?
“A Brindisi, alla fine del campionato i programmi erano incerti, anzi ancora non si era proprio definito nulla. L’obiettivo che poi successivamente hanno individuato era quello di vincere il campionato ma c’era una situazione poco certa. In quel frangente mister Laterza fu chiamato a Monopoli e quindi il presidente Giove mi chiamò dopo Dionisio e io con molto entusiasmo approdai a Taranto con l’idea di fare una squadra per fare minutaggio, con i giovani, facendo partire giocatori che prendevano piú soldi e quindi con un programma e un investimento abbastanza minimale, peró con l’idea stessa, parallelamente, di arrivare ai play-off. Dionisio fece la squadra mandando via giocatori che guadagnavano molto prendendo giocatori di prospettiva, nomi a sorpresa un po’ come fa il Napoli, per esempio Antonini e Tommasini, che sono stati due giocatori poco dispendiosi, sono due giocatori con cui insieme ad altri, molto probabilmente avremmo centrato i play-off. Invece dopo aver perso col Catanzaro che aveva speso venti volte piú di noi, son cambiate le cose ma io non ho nessun rammarico solo il dispiacere che, i giocatori che avevamo scelto noi a basso prezzo, sono stati quelli che hanno dato qualcosa in piú, a differenza di quelli che sono arrivati a gennaio, costati probabilmente molto di piú, senza assolutamente influire sui risultati del Taranto. C’è il dispiacere di non aver avuto il tempo e probabilmente io dico che avremmo centrato i play-off con quei giocatori e quei giovani. Comunque io resto molto legato alla piazza di Taranto, alla tifoseria e al presidente Giove, con il quale il rapporto, al di là del distacco, é rimasto ottimo.”
Ha piú sentito il presidente Giove?
“No. Ci siamo sentiti il giorno dopo l’esonero scambiandoci attestati di stima e dicendoci che le nostre strade un domani si sarebbero reincrociate. Ovviamente dopo lui doveva pensare alla squadra e non c’era più motivo di sentirci, però ci siamo separati da buoni amici.”
Da ex Brindisi, cosa ne pensa della bella promozione dei biancoazzurri?
“Io direi che hanno fatto un lavoro eccellente sia Arigliano che Valentini, oltre Danucci. Hanno creato ex novo un gruppo che poteva ambire alla vittoria del campionato e ci hanno sempre creduto, nonostante i momenti di difficoltà. Hanno sempre creduto nel fatto che la Cavese, pur essendo a 7-8 punti di distanza, potesse essere raggiunta. Alla fine il Brindisi arrivó con una condizione psicologica nettamente migliore di quella della Cavese che invece sentiva mancare il terreno da sotto i piedi e questo ha fatto si che gli adriatici abbiano prevalso sui campani. Ripeto, un risultato ottenuto grazie al lavoro straordinario che hanno fatto Arigliano, Valentini e Danucci.”
Il suo futuro prossimo dove lo vede? Ha giá qualche contatto interessante?
“Il 30 giugno é scaduto il contratto col Taranto. Aspettavo qualche chiamata importante. Mi é arrivata la chiamata del Campobasso ma non ho trovato l’accordo. Il mio nome é stato accostato alla Turris e alla Juve Stabia ma non ci sono state trattative vere e proprie. Queste sono le cose concrete. Diverse squadre di serie D mi hanno contattato ma ho declinato l’invito. Adesso sono in attesa di qualche progetto. Bisogna avere pazienza. Del resto a Brindisi sono andato a fine ottobre e poi le cose sono andate piú che bene. Non sarebbe la prima volta che subentro, ormai dobbiamo abituarci ai cambiamenti tempestivi, oppure, come è successo l’anno scorso, iniziare al 20 luglio e ritrovarsi a ottobre con tanto lavoro svolto, tanto impegno, e invece per qualche motivo che non capisco ancora adesso, trovarsi a casa. Adesso é il momento dell’attesa e della pazienza. Nel frattempo ci aggiorniamo, andremo a vedere partite e giocatori.”
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