di Domenico Ciquera
Maria Colaninno è una donna che non si limita a parlare di diritti e inclusione: li costruisce, ogni giorno, con passione, competenza e una visione chiara. Presidente dell’associazione “Diabete 123 Taranto aps_Ets”, è l’anima di una realtà che unisce famiglie, medici e volontari nella lotta quotidiana per un presente e un futuro migliori per chi convive con il diabete di tipo 1. Con la sua dedizione, ha trasformato un’esperienza difficile in un progetto collettivo capace di offrire supporto concreto, speranza e dignità. Ascoltarla è comprendere quanto, dietro ogni battaglia sociale, ci sia un cuore che batte più forte di ogni ostacolo.
Lo sport come alleato
«Lo sport è fondamentale a ogni età, ma per chi convive con il diabete diventa uno strumento di gestione quotidiana della patologia», spiega Maria Colaninno. «Nel diabete di tipo 1, ad esempio, migliora la sensibilità insulinica e aiuta a mantenere stabile la glicemia. Ma lo sport è anche crescita personale: rafforza l’autostima, la consapevolezza, il senso di normalità. Un bambino o un adulto con diabete che fa sport non si sente un paziente, ma un atleta. E questo può fare la differenza.»
Nel caso dei più piccoli, l’effetto è ancora più profondo: «Non sei più “quello con il diabete”, ma un compagno di squadra, un atleta, qualcuno che ce la fa. Questo cambia tutto, anche sul piano emotivo e identitario.»
L’associazione: una rete di cura e diritti
“Diabete 123 Taranto aps_Ets” è nata grazie all’impegno congiunto di genitori, medici, volontari e persone con diabete di tipo 1. L’associazione si muove con una duplice missione: da un lato, offrire supporto concreto alle famiglie, soprattutto ai più giovani, attraverso progetti educativi, incontri informativi e iniziative di sensibilizzazione; dall’altro, battersi per il pieno riconoscimento dei diritti delle persone con diabete, affinché nessuno venga discriminato o lasciato indietro.
Iniziative e traguardi
Tra le iniziative più significative spicca il primo convegno dell’associazione: “Diabete, il più dolce degli amici”, svoltosi a Taranto presso Palazzo Pantaleo. Un titolo emblematico, che racchiude un messaggio potente: o impari a convivere con il diabete, o rischi di viverlo sempre come un nemico.
Un altro traguardo importante è la convenzione con l’ASL di Taranto, grazie alla quale molti bambini hanno potuto partecipare gratuitamente al primo Campo Scuola Regionale. Un’esperienza educativa, ricreativa e di condivisione, condotta sotto la guida di un’équipe medica e con il prezioso supporto dei volontari.
L’associazione ha inoltre attivato un gruppo di genitori volontari, che hanno vissuto in prima persona l’esordio della patologia nei propri figli. «Li definisco angeli – dice Colaninno – perché offrono supporto a chi affronta quel momento critico che è l’esordio. È un passaggio delicato, fatto di paure e incertezze: avere accanto qualcuno che sappia cosa dire, anche solo con uno sguardo, può davvero fare la differenza.»
Genitori, i primi compagni di viaggio
«L’accettazione della patologia da parte del genitore è fondamentale», sottolinea Colaninno. «Anche il genitore deve adattarsi a una nuova vita che arriva all’improvviso. L’esordio non avvisa: un bambino o un adolescente diventa diabetico di tipo 1, senza preavviso. Il genitore si ritrova catapultato in una realtà fatta di glicemie, glucometri e sensori. Più è pronta l’accettazione, più sarà efficace il cammino condiviso.»
Il messaggio è chiaro: il diabete non deve essere un ostacolo. E il ruolo dei genitori è determinante, se affrontano con consapevolezza e amore la nuova realtà del figlio.
Disegno di legge: una battaglia di civiltà
Il disegno di legge presentato al Senato, a prima firma del Senatore Mario Turco – a cui Colaninno rivolge pubblicamente i suoi ringraziamenti – nasce da una formale istanza dell’associazione e rappresenta un passo fondamentale verso maggiore giustizia e inclusione per i giovani diabetici che desiderano arruolarsi nelle forze armate.
Il DDL si rivolge a tutti gli atleti e mira a superare le attuali norme che escludono automaticamente persone con diabete, disturbi del metabolismo o intolleranze alimentari, come la celiachia. «Chiediamo – precisa Colaninno – che venga adottata una valutazione caso per caso, basata sulle condizioni fisiche reali e sulla capacità di gestione della patologia. Il diabete non toglie valore, forza o disciplina a una persona. Lo sport ce lo dimostra ogni giorno.»
L’auspicio è che questa proposta ottenga un consenso politico trasversale: non è una questione di parte, ma una questione di civiltà.
Giochi del Mediterraneo: occasione di inclusione
I Giochi del Mediterraneo rappresentano per Taranto un’occasione storica, ma anche una grande responsabilità. «È il momento di dimostrare che la città può essere un laboratorio di civiltà, inclusione e diritti. Vogliamo che i valori dello sport, della salute e della partecipazione siano realmente accessibili a tutti, anche a chi vive una condizione cronica come il diabete.»
L’appello è per un impegno concreto verso un’inclusione autentica: una Taranto che non lasci indietro nessuno.
Il messaggio finale
«Il nostro appello è semplice: impariamo a guardare oltre la diagnosi. Le persone con diabete, soprattutto i giovani, non chiedono privilegi. Chiedono opportunità: di essere valutati per ciò che sono, per il loro impegno, talento e determinazione. Abbiamo oggi conoscenze, tecnologie e strumenti per rendere tutto questo possibile. Serve solo il coraggio politico e sociale di riconoscere e tutelare questi diritti. Noi continueremo a batterci, perché nessuno venga più escluso. Mai più, solo per una glicemia fuori posto.»













