di Francesca Raguso
A distanza di quasi vent’anni da una delle pagine più emozionanti della storia recente del calcio tarantino, quando l’allora tecnico Aldo Papagni guidò il gruppo alla vittoria dei play off nella stagione 2005-2006 davanti a uno stadio gremito, il ricordo è ancora vivido.
Oggi il presente del calcio rossoblù torna a parlare di promozione e di partite decisive. Il Taranto FC 1927 si prepara infatti ad affrontare una nuova fase di play off. Abbiamo chiesto a Papagni di raccontare cosa serve davvero per vincere questo tipo di partite.
Con lei vincemmo i play off nell’annata 2005-2006, davanti ad uno stadio gremito di gente. Domenica il Taranto inizierà i play off. Da allenatore esperto, come bisogna approcciarsi ad una finale di play off? È più importante la testa o le gambe?
“E’ fondamentale l’aspetto psicologico, bisogna cercare di gestire l’ansia vista l’importanza della gara. È un lavoro che va fatto di squadra, soprattutto mentale, perché siamo alla fine dei giochi. Al primo posto deve esserci l’aiuto reciproco e la convinzione nelle proprie possibilità per superare il turno.”
Rispetto alle partite di campionato, secondo lei Danucci avrà preparato qualcosa di diverso per affrontare al meglio queste partite?
“Non penso. Credo abbia avuto tempo per lavorare nei due momenti della stagione e conosca bene i calciatori che ha a disposizione. Sa guidare i ragazzi verso una prestazione di grande spessore. Giocare in casa è un vantaggio, lo stadio sarà pieno e ci saranno anche tifosi del Canosa. Bisogna però stare attenti, perché il Canosa di Puglia è una buona squadra. Io conosco Dipiazza e Croce, miei ex attaccanti, quindi sarà una partita tutt’altro che semplice.”
Chi può essere più decisivo tra Loiodice e Losavio?
“In queste gare è fondamentale l’aspetto collettivo. Saranno importanti anche giocatori come Guastamacchia e Monetti. Il gruppo deve essere la base di tutto, l’aiuto reciproco viene prima di qualsiasi individualità. Poi è chiaro che la qualità tecnica conta, e loro due sono tra i più bravi, ma la squadra fa la differenza.”
Quanto è importante il fattore campo, nonostante lo stadio non sia lo Iacovone?
“Loro si sono adattati. Si sapeva che l’allontanamento dallo Stadio Erasmo Iacovone avrebbe inciso. È stato penalizzante, ma i giocatori hanno saputo adattarsi. Certo, sarebbe stato meglio giocare a Taranto con migliaia di tifosi in più a spingere.”
Secondo lei questa società è quella giusta per far tornare il Taranto nel calcio che conta?
“Serve competenza, esperienza e soprattutto solidità economica. A Taranto spesso i problemi sono nati proprio dalla mancanza di stabilità. Credo che la proprietà possa garantire una base economica importante. Ora ciò che conta è risalire nei campionati che competono a questa piazza.”
Un messaggio finale per i tifosi e per questi play off?
“È un affetto reciproco che non si cancellerà mai. Ci sono stati momenti intensi dal punto di vista umano, oltre i risultati. È un legame fatto di rispetto e passione che resta nel tempo.”














