Taranto-Monopoli, Giovinco da cineteca. Ho chiesto a un amico con il quale mi sono confrontato dopo la gara vittoriosa del Taranto contro il Monopoli di scrivere il suo pensiero. Pensavo declinasse, invece ecco cosa ho trovato nella mia casella di posta elettronica. Grazie a chi lo ha scritto e a chi vorrà leggerlo.
«Taranto in caduta libera, non c’è più rimedio!». Avranno pensato la stessa cosa le centinaia di tifosi rossoblù che hanno disertato lo “Iacovone”, molti di questi per assistere alla «Cronaca di una sconfitta annunciata» dal divano di casa, e i calciatori del Monopoli alla viglia del match allo Iacovone. In palio una boccata d’ossigeno per il Taranto, un altro gradino da salire avvicinandosi a un sogno per il Monopoli. Rossoblù che non vincono da tredici domeniche (sette pareggi, sei sconfitte) e biancoverdi che hanno collezionato sei vittorie consecutive (alla settima sarebbe primato nel girone). E invece, lasciateci passare la banalità: il calcio è bello perché imprevedibile. In campo entrano due squadre: una motivata, l’altra leggera, con l’aria di chi fa una scampagnata, compie una passeggiata di salute.
Dopo i primi minuti, però, si capisce che l’undici motivato di cui sopra, è il Taranto. Torna alle origini, alla prima frazione del campionato: pressing alto e sofferenza. «Cuore e testa!», secondo mister Laterza, che forse non si aspettava che i suoi ragazzi azzannassero così la gara. E, invece, loro, i suoi ragazzi, ci mettono anche le gambe, le stesse della strapazzata di Palermo; le stesse del turno sfortunato in casa con l’Avellino. Il tecnico è talmente felice che non si lascia sfuggire una delle frasi a cui avrebbe potuto aggrapparsi: «Colpa del covid, ho sempre creduto nei ragazzi, era solo una questione di tempo, non potevano essersi trasformati di colpo in una squadra di brocchi!». Avrebbe potuto dirlo, invece ha subito manifestato la prima cosa che gli passava per la mente.
Questa vittoria secca, 2-0 dopo un quarto d’ora, risultato identico fino al novantacinquesimo, può cambiare il corso di una stagione dai due volti. Prima parte da neopromossa di carattere, seconda da brutta e impalpabile. Le ragioni: chi può saperle. Fatto sta che quella di oggi è stata la partita più bella che il Taranto potesse regalare a tifosi, tecnico e dirigenti. I due gol e un secondo tempo in sofferenza il compito più bello che i ragazzi potessero svolgere. Promossi a pieni voti. Subito pressing alto, calcio d’angolo, Zullo insiste su un pallone che sembra fuori dalla sua portata. Lo pensa anche Loria, il numero uno avversario, scavalcato da un esterno maligno che Saraniti fa bene a scaraventare da zero centimetri in rete. «Magari riuscissimo a tenere questo risultato, ma questi sono forti: aspettiamoci la loro reazione!». Lo pensano i tifosi avvitati al divano di casa. Gli irrucibili dello “Iacovone” sono più ottimisti. Non è un caso che siano lì e saltino già mezz’ora prima del fischio d’inizio. «Calma, non è successo niente!», dice il tecnico ospite, Colombo, che in qualche modo ricorda la mimica di Lippi dopo il cucchiaio di Zidane nel penalty della finale Mondiale 2006.
E pensare che nell’altra panca c’è un Cannavaro: tutto torna. «Calma!». I suoi sono talmente calmi che non hanno nemmeno il tempo di pensare che i Giovinco hanno il genio nel DNA. «Posso prendermi una bordata di fischi, ma se va come dico io… mi chiederanno solo di scegliere la piazza, perché al monumento ci pensano loro!», pensa Peppe. Se lo sta ripetendo un attimo prima di inventarsi una rasoiata da trenta e passa metri: interno destro a salire e uccellare, specialità della casa, il portiete avverso. Loria è sulla linea dell’area piccola, se ne accorge troppo tardi: quel tiro lo sta beffando. Taranto-Monopoli 2-0. La Curva esplode, quel gol è tutto per lei, quella mischia di irriducibili. In conferenza Giovinco rivolge una carezza ai tifosi e alla città: «Meritano altri palcoscenici, ma vi assicuro che in tutte le gare, anche le più sfortunate, ci siamo sempre impegnati al massimo!».
Nessuno, intanto, pensa a uno “Iacovone” fatto di cunette e dossi. Qualcuno, il solito al quale va di fare in quattro il capello, dirà: «Ma non è la stessa cosa anche per gli avversari giocare sullo stesso terreno?». Gli avversari durante la settimana si allenano su altri tappeti, ai rossoblù invece tocca mettere a dura prova muscoli (rischio contratture e lesioni) e caviglie (rischio distorsioni) tutti i giorni. Come allenarsi su una distesa di uova. Visto che non è la stessa cosa?
E adesso, Messina. Il clima oggi pomeriggio era un po’ più sereno. Certo, una squadra che ha fatto i tamponi poco più di due settimane fa, poco allenata, sarà stanca, chiamata com’è a smaltire tossine e giocare ogni tre giorni.
Basta non fare come il Monopoli che in questi giorni ha pensato come nei western di una volta: «Andiamo, becchiamo i tre punti e torniamo». Lo ha ammesso lo stesso tecnico biancoverde: «Dovevamo solo aspettare che il Taranto calasse, si sedesse sulle gambe: e, invece, ecco le due sberle!». Un uno-due micidiale del quale calciatori e tecnico ospiti parleranno sul bus che li ricondurrà a casa. Nel calcio «Mai dire mai!». I migliori? Tutti, perfino quelli in tribuna. Lo hanno certificato gli abbracci al primo, al secondo gol e a fine gara, abbraccio circolare a centrocampo compreso. Non importa che il primo gol sia di Zullo o Saraniti, il cross è di Di Gennaro, il calcio d’angolo lo ha guadagnato un altro compagno, l’azione sarà ripartita da altri tacchetti, Ferrara, Labriola, De Maria, magari anche dai piedi di Chiorra (che istinto sul colpo di testa di Arena!).
Giovinco resterà negli annali, il gol è da Sky Parade. Peppe si è ritrovato il video della sua perla sul suo cellulare. Glielo ha inviato un amico. Lui, lo ha subito girato al fratello Sebastian: «Vediamo, sai fare di meglio, Seba?», gli ha scritto. E il fratellone, ex Juve e Nazionale: «’O Peppe, devo insegnarti e devo perderti!».














