di Luca Pietranelli
Abbiamo avuto il piacere di ospitare ai nostri microfoni Pino Lorizio, nuovo direttore sportivo della Prisma Taranto Volley. Una figura di grande esperienza, che torna a Taranto con entusiasmo e nuove responsabilità, pronto a dare un contributo decisivo alla costruzione della prossima stagione.
Dopo quasi mille panchine in Serie A e B, perché ha scelto di diventare direttore sportivo a Taranto?
Era già da due o tre anni che avevo in mente questo passaggio, dato che l’età avanza e, per come intendiamo noi questo mestiere, ci mettiamo tanto dal punto di vista fisico e mentale. Però non era ancora arrivata l’occasione giusta. Quest’anno, invece, è arrivata la proposta da Taranto e sinceramente non ci ho pensato due volte. Ci ero già stato come vice allenatore nelle stagioni 1999/2000 e 2000/01, quando riuscimmo a ottenere la prima promozione in A1 con Vincenzo Di Pinto. È stato facile accettare di tornare. Conoscevo già il presidente Bongiovanni e la presidentessa Zelatore: parliamo di una società ambiziosa, stabile, che punta a tornare in Superlega. Sappiamo che non sarà facile, ma ho colto l’occasione al volo e mi sono messo a disposizione in questo nuovo ruolo. Come allenatore credo di aver dato tutto, e nella vita bisogna anche saper cambiare, trovare nuovi stimoli. Taranto mi ha dato questa spinta.
Che ambiente ha ritrovato dopo 24 anni? Ha notato una crescita del movimento pallavolistico?
La pallavolo a Taranto è cresciuta grazie alla Prisma. Il movimento è sempre rimasto molto vivo e attivo. Quest’anno ho seguito qualche gara in casa e ho visto grande entusiasmo da parte della tifoseria. Speriamo sia lo stesso anche quest’anno, nonostante si giochi al Palafiom. Va dato merito a questa società: da tanti anni disputa campionati di altissimo livello, tra Superlega e A2. Sono sempre stati bravi a non fare mai il passo più lungo della gamba. Godono di una stabilità che li distingue in un panorama nazionale dove spesso manca programmazione e molte realtà spariscono nel giro di pochi anni. A Taranto, invece, si è lavorato con umiltà e ambizione per crescere costantemente.
Soprattutto al Sud non è mai semplice…
Dico sempre che noi al Sud siamo una specie di eroi per lo sport. È facile essere fenomeni in club con budget quasi illimitati, ma qui, tra carenza di impianti e problemi nel tessuto economico-sociale, è davvero dura restare più di due anni in Superlega o in A2, dove il livello è altissimo. Non è da tutti fare sport in queste condizioni.
Al Volley Mercato di Bologna si è parlato di alcune novità, cosa bolle in pentola?
La Lega sta programmando cose molto interessanti di cui si parla da anni, come l’allargamento della Superlega o quello della A2 a due gironi. Ma è tutto ancora in fase embrionale. Non è facile dato che ogni anno ci sono società che affrontano difficoltà, chiudono e poi provano a rientrare. La Lega, tuttavia, fa un grande lavoro per mantenere alto il livello del prodotto da offrire al pubblico e stare al passo con i tempi.
Dopo tre anni in Superlega, la Prisma riparte dalla A2. Quali le maggiori insidie?
La principale difficoltà è rappresentata da quelle squadre con budget di gran lunga superiori al nostro. Nonostante questo, siamo riusciti a costruire una squadra molto competitiva, non solo per la A2. L’obiettivo della società è tornare in Superlega, ma sappiamo che non sarà facile riuscirci subito: il campionato è difficile, con una sola promozione disponibile. La prima classificata non sale direttamente: deve passare dai play-off. E negli ultimi anni non ricordo che chi è arrivato primo in regular season sia poi salito.Quello dei play-off è un altro campionato: conta molto come ci si arriva fisicamente e mentalmente, arrivare primi o quinti cambia poco. Noi, però, abbiamo un’organizzazione solida per provare il salto. Dobbiamo tenere i piedi per terra, fissare obiettivi brevi. Non possiamo guardare oltre la prossima partita. La squadra è ambiziosa, non ci nascondiamo. Abbiamo cercato di comporre un mix tra giocatori esperti e giovani: tutto dipenderà dalla capacità di diventare squadra il prima possibile. È la sfida più difficile che ci aspetta. Servono umiltà e grande ambizione.
Com’è il suo rapporto con il coach Gianluca Graziosi?
Ci conosciamo da oltre 30 anni, abbiamo iniziato insieme ad allenare. Lo conosco anche attraverso giocatori che abbiamo avuto in comune: me ne hanno sempre parlato bene. So come lavora. Cercavo un allenatore capace di dare non solo un impulso tecnico, tattico ma anche di personalità. Credo che con Gianluca abbiamo fatto centro. Ha esperienza, ha già vinto un campionato, ed è un bravissimo gestore del gruppo. Tra noi c’è stima reciproca e sono certo che lavoreremo molto bene insieme.













