Come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, l’indagine che ha scosso il mondo calcistico foggiano prende le mosse da un inquietante episodio avvenuto il 18 giugno 2023: alcune raffiche di colpi d’arma da fuoco furono esplose davanti allo stadio Zaccheria, colpendo l’auto di Davide Di Pasquale, allora capitano del Foggia Calcio. Quel giorno, però, la squadra e la dirigenza erano lontane, impegnate in trasferta a Lecco per lo spareggio decisivo per la Serie B, poi perso contro i lombardi. Da subito, gli inquirenti ipotizzarono che quel gesto intimidatorio fosse solo la punta dell’iceberg di un contesto ben più complesso, alimentato da rapporti tutt’altro che sereni tra la società rossonera e alcune frange della tifoseria organizzata. Di qui, la richiesta e l’autorizzazione da parte del gip di Foggia, su impulso della Procura locale, di effettuare intercettazioni mirate nei confronti dei vertici societari e di esponenti chiave del tifo più militante.
La vicenda si sviluppa in un fascicolo imponente di 437 pagine, attraverso il quale i pm Bruna Manganelli, della Dda di Bari, ed Enrico Infante, della Procura di Foggia, delineano un quadro accusatorio particolarmente grave. Ne è scaturito l’arresto di quattro persone: Marco Lombardi, Massimiliano Russo, Fabio Delli Carri e Danilo Mustaccioli, tutti foggiani, accusati a vario titolo di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti del presidente Nicola Canonico. L’obiettivo sarebbe stato chiaro: costringere Canonico a cedere la società. Ma le intimidazioni non si sono limitate alle minacce verbali o alla pressione psicologica; i pm denunciano cinque episodi concreti di violenza e intimidazione, tra cui le fucilate contro l’auto di Di Pasquale, il ritrovamento di un chilo di esplosivo accanto al veicolo di Emanuele Canonico, figlio del presidente e vice presidente del club, e incendi o tentativi di incendio contro le automobili di un capo ultras e di due dirigenti del Foggia calcio. Nell’inchiesta emerge anche il coinvolgimento di un minore, ritenuto responsabile di aver partecipato ai roghi.
I magistrati, nel loro impianto accusatorio, evidenziano cinque aspetti chiave che hanno guidato le indagini. Primo, la riconducibilità degli atti intimidatori a una stessa matrice, con precedenti agguati subiti da membri della dirigenza in un clima di crescente tensione. Secondo, il momento di forte crisi attraversato dal Foggia calcio, che vedeva difficoltà nel trattenere o attirare nuovi talenti, complici il clima ostile e violento creato da alcune frange della tifoseria, un fattore che ha allontanato potenziali investitori e compratori. Terzo, la consapevolezza da parte della società che questi atti intimidatori erano parte di una strategia più ampia messa in atto da un’associazione criminale con l’intento di costringere la cessione del club. Quarto, il riconoscimento di rapporti ambigui tra alcuni dirigenti e figure vicine alla malavita locale, con una gestione di fatto ‘in nero’ di attività come il bar dello stadio, come modo per mantenere una sorta di ‘pacifica convivenza’. Quinto, e forse più emblematico, il legame tra l’episodio del giugno 2023 e il progressivo deterioramento del rapporto tra la società e Marco Lombardi, noto pregiudicato e punto di riferimento della tifoseria organizzata legata a una delle principali famiglie della criminalità foggiana, i Francavilla/Sinesi. La perdita del suo ruolo di ‘vicinanza’ con il Foggia calcio ha fatto scattare una reazione violenta e intimidatoria da parte di Lombardi, che ha usato la sua posizione per lanciare una serie di minacce ed episodi ritorsivi e estorsivi, con chiari connotati mafiosi.
Di fronte a questa realtà inquietante e alla fondata ipotesi di utilizzo del metodo mafioso, l’inchiesta è passata dalle mani della Procura di Foggia a quelle della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Le indagini si sono approfondite, confermando come il gruppo capeggiato da Lombardi continuasse senza sosta la sua attività estorsiva e intimidatoria, con nuovi episodi di esplosivi e incendi nel corso dei primi mesi del 2024, rivolti in particolare al figlio del presidente Canonico e ad altri dirigenti del club. I pm, infine, sottolineano la presenza di personaggi ambigui e pericolosi, i quali, qualora riuscissero a ottenere una posizione di rilievo all’interno della società, potrebbero facilitare ulteriori infiltrazioni mafiose nel Foggia calcio. Lombardi rappresenta la figura più compromettente, un uomo da tempo interessato a imporsi nel club per perseguire i propri scopi illeciti, e che al momento resta il promotore principale di una serie continua di azioni illegali volte a costringere il presidente Canonico a lasciare la società.













