La riorganizzazione dei servizi di radiologia notturna negli ospedali di Martina Franca e Manduria finisce al centro della contestazione del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Perrini, che lancia l’allarme sui possibili rischi per la sicurezza dei pazienti e chiede il ripristino immediato dell’attività di radiologia d’urgenza.
La nuova disposizione organizzativa, scaturita dalla riunione del 31 agosto scorso, prevede che, in assenza del radiologo di turno nei due presidi, i pazienti che necessitano di una Tac urgente con mezzo di contrasto vengano trasferiti all’ospedale di Castellaneta oppure, nel caso di patologie tempo-dipendenti come ictus e infarto, al SS. Annunziata di Taranto.
Una soluzione che Perrini giudica «inaccettabile», soprattutto per le possibili ripercussioni sui tempi di diagnosi e intervento e per il carico che andrebbe a gravare sulla rete dell’emergenza-urgenza.
«A Martina circa tre pazienti ogni notte»
Il consigliere regionale sottolinea come il ricorso ai trasferimenti non riguarderebbe episodi isolati. «Solo a Martina Franca parliamo di una media di circa tre pazienti a notte che necessitano di Tac con contrasto – evidenzia Perrini -. Non si tratta di casi occasionali, ma di un flusso costante che rischia di paralizzare la rete dei soccorsi e di allungare i tempi d’intervento».
A preoccupare è anche la distanza tra i diversi presidi ospedalieri. I tempi di percorrenza, secondo Perrini, oscillerebbero tra un’ora e un’ora e mezza, in un territorio caratterizzato da una viabilità già complessa.
Da qui una serie di interrogativi rivolti all’organizzazione dell’emergenza: quali mezzi ed equipaggi saranno utilizzati per i trasferimenti? Come saranno gestiti eventuali trasferimenti simultanei? E, soprattutto, «è stata effettuata una valutazione preventiva del rischio per i pazienti instabili?».
La critica alla teleradiologia
Perrini contesta inoltre l’eventuale ricorso alla teleradiologia come strumento per compensare la distanza geografica tra i presidi. «La notevole distanza tra le strutture provoca un inequivocabile ritardo nella diagnosi e nella decisione terapeutica», sostiene.
Secondo il consigliere regionale, in situazioni di emergenza la tecnologia non può sostituire completamente la presenza fisica degli specialisti. «La teleradiologia, in questi contesti, toglie al paziente chance tempestive di cura e diventa pericolosa», afferma, sottolineando come «le scelte d’urgenza di un medico non possono essere compresse in un percorso diagnostico-assistenziale che ignori la realtà della pratica clinica sul campo».
Perrini chiede quindi «la sospensione immediata della direttiva» e, in attesa dell’audizione, soluzioni organizzative interne che consentano di garantire la presenza fisica della radiologia d’urgenza. «Bisogna garantire livelli adeguati di sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari», conclude.














