La 14^ giornata del campionato, è stato un turno interlocutorio, privo di reali sorprese, ricco di conferme, come sempre e positive e negative. Il treno di vetta (Catanzaro, Pescara e Crotone), viaggia ad una velocità supersonica e non conosce ostacoli. Il Catanzaro, impegnato sul proprio campo, come nelle previsioni, travolge la Gelbison e mantiene a distanza il Pescara, corsaro con palpitazione, a Torre del Greco, dopo aver per buona parte del match condotto con autorità jolmmmil gioco. Il Crotone passa a Viterbo e causa, nella formazione laziale, la rottura tra il club ed il direttore sportivo Fernandez. Alle spalle delle lepri del girone C sette formazioni raccolte in cinque punti per le altre posizioni nella griglia play off. La prima rimane il Giugliano capace di superare un Monopoli sempre più in caduta libera, tanto da essere scivolato in nona posizione. La Juve Stabia con un passo alternato (vittoria in casa e pareggio fuori), al Francioni si accontenta del pari a reti bianche e rimane a due punti dai campani ma precede di un solo punto la coppa Gelbison e lo stesso Latina. I salernitani, neo promossi e matricola del torneo, come detto cadono fragorosamente a Catanzaro mentre i laziali, in un momento di appannamento, pareggiano con la Juve Stabia e rimangono in una posizione accettabile di classifica. Due pugliesi un punto più sotto permangono ai limiti della zona play off. Il deludente Monopoli, ormai incapace di una reazione al periodo negativo che sta attraversando ed il Foggia che, perdendo il derby casalingo con il Cerignola si è bloccato nella scalata alle posizioni d’élite della graduatoria. Un terzetto segue le due pugliesi, deluse finora dalla stagione, ovvero il Monterosi Tuscia, inciampato ad Andria ed in un momento di crisi d’identità, tale da essere arrivato al secondo stop consecutivo la Virtus Francavilla che avendo superato i rossoblù, con un punteggio secco, si è allontanata dalla pericolosa zona play out. Il Taranto a chiusura del terzetto, sempre in emergenza tra i tanti infortuni e squalificati, nonostante una prestazione positiva non materializzatasi per la giornata eccezionale del portiere Avella, nonché per un pizzico di imprecisione e sfortuna, condito dall’ennesimo episodio molto dubbio è rimasto sempre a distanza di due punti dal quint’ultimo posto, ora occupato dal Picerno, ma alla vigilia della seconda trasferta consecutiva (ad Avellino). Potenza, pareggio a Messina e Turris (come detto sconfitto in casa dal Pescara), cercano di galleggiare ai limiti della zona play out. I lucani sono riusciti a raddrizzare la trasferta siciliana portando a casa un punto prezioso nel complesso; i corallini, cinque sconfitte e due paregginnelle ultime sette gare sono in netta caduta libera con rischio concreto rimanere invischiato nella bagarre della griglia per la retrocessione in serie D. Il terzetto di chiusura della classifica vede tre formazioni che sono arrivate al fondo della graduatoria, con esiti diversi nei loro mach. Detto del crac subito dalla Viterbese (contro il Pescara, al Rocchi di Viterbo) e del pareggio del Messina (sul proprio campo) con il Potenza, l’Andria, con la vittoria sul Monterosi Tuscia, tiene viva la fiammella della speranza di potersi inserire, quantomeno, nella griglia play out ed evitare la retrocessione diretta in quarta serie.
CATANZARO – GELBISON: sotto una leggera pioggia, allo stadio Nicola Ceravolo è andata in scena la partita tra Catanzaro e Gelbison terminata con il risultato di 3 a 0 per i giallorossi. La doppietta di Iemmello e il gol di Biasci valgono il dodicesimo successo in campionato e il primo posto in solitaria con 38 punti nel girone meridionale di Serie C. La squadra con sede a Vallo della Lucania dopo un primo tempo non giocato male doveva poi cedere alla potenza offensiva del club giallorosso che vinceva e convinceva sempre di più. La prima occasione capitava alle aquile calabresi al minuto 11. Iemmello vedeva il movimento di Verna che si inseriva per vie centrali in area di rigore e lo serviva e rasoterra, il numero 8 giallorosso colpiva male e la palla si perdeva sul fondo. Al 21’ il Catanzaro passava in vantaggio, Vandeputte si accentrava dalla destra e crossava, la difesa respingeva ma la sfera giungeva a Iemmello al limite che entrava in area, metteva a sedere un difensore avversario e concludeva di sinistro. Palo, gol. Il Catanzaro sfiorava il secondo gol in un paio di occasioni, prima con Curcio che approfittava di un errore della difesa e poi con Biasci di testa. La Gelbison si affacciava dalle parti di Fulignati al 34’. Kyeremateng, trovato da solo in area concludeva verso la porta, ma il portiere giallorosso in uscita riusciva a deviare in corner. Al 38’ azione da manuale del calcio delle aquile calabresi. Tre tocchi sulla destra e la palla arrivava a Vandeputte in area che di prima intenzione tirava forte, ma la palla usciva di poco sopra la traversa. Nel finale di primo tempo succedeva poco e dopo 2 minuti di recupero l’arbitro mandava le due squadre negli spogliatoi. Catanzaro subito pericoloso a inizio ripresa. Dagli sviluppi di un calcio di punizione, Scognamillo solamente sfiorava il pallone a due passi dalla porta sul cross teso di Vandeputte proveniente dalla sinistra.Dopo un quarto d’ora il Catanzaro raddoppiava. Iemmello combatteva al limite dell’area di rigore e riusciva a servire Biasci sul filo del fuorigioco. Il numero 28 giallorosso, leggermente defilato sulla sinistra, con un diagonale forte rasoterra trafiggeva D’Agostino: al 59’ Catanzaro 2, Gelbison 0. Dopo pochi minuti Il portiere rossoblù compiva un miracolo su Iemmello che trovato solo in area provava il tocco sotto. Brighenti, sempre servito da Iemmello, da solo in area, al 70’, si divorava il gol del 3 a 0 mandando la palla alta sopra la traversa.Gol che arriva tre minuti dopo. Iemmello tirvaa dal limite, la conclusione era debole e centrale però il portiere rossoblù, D’Agostino, interveniva ma pasticciava, la palla gli passava sotto le gambe e scivolava lentamente in porta. Al 73’ Catanzaro-Gelbison 3 a 0. Nel finale di partita pochissime emozioni e dopo 4 minuti di recupero arrivava il triplice fischio dell’arbitro.
TURRIS – PESCARA: Avvio con clamore: al 10’ Leonetti andava in rete ma l’arbitro fischiava il fuorigioco, seppur sia stato Kolaj a toccare all’indietro la palla, poi trasformata in goal. Leonetti restava pericoloso per i biancazzurri che, però, alla prima occasione passavano in vantaggio, al 21’: corner di Aloi, Brosco riusciva a svettare più in alto di tutto in area piccola, e colpiva di testa per lo 0-1. Il Pescara entrava in partita e dopo 3 minuti sfiorava – e divorava – il raddoppio: ancora Aloi al traversone per Vergani che arrivava tardi all’impatto con la palla sotto porta e la sparava alta. Sbagliava allo stesso modo, dall’altra parte, Haoudi al 35’, pescato con un cioccolatino da Giannone ma sbilenco nel girare a bersaglio. Ultimo sussulto di un primo tempo combattuto. Ripresa altrettanto tesa, fino al 63’: punizione per il Delfino, Mora trovava la traiettoria velenosa da posizione defilata sul fondo, scavalca Perina e la metteva sotto l’incrocio lontano. 0-2. I calci piazzati restavano occasioni dorate per la squadra di Colombo, che all’85’ sfioranvao ancora la rete con Frascatore da calcio d’angolo, che la metteva di pochissimo a lato di testa. Troppo tardi per accendere la reazione campana, spenta definitivamente al 92′ da Gyabua, che chiudeva una ripartenza con un piattone destro dal limite. 1-3. A nulla serviva la prodezza, al 93′ di Ercolano, che la mandava sotto la traversa con una bomba dalla lunetta. 2-3 che anticipava il triplice fischio. I biancazzurri erano sempre più saldi al secondo posto, a sole 3 lunghezze dalla capolista Crotone che, da imbattuta, domenica arriverà proprio all’Adriatico, per un big match in cui la squadra di Colombo dovrà giocare senza le varie disattenzioni mostrate.
VITERBESE – CROTONE: vittoria doveva essere e vittoria è stata anche grazie ad un Chiricò sempre più decisivo che con un assist e due gol firmava la vittoria dei rossoblù. Il Crotone partiva bene e si portava in vantaggio con Pannitteri, su assist di Chiricò, dopo solo 6 minuti. La Viterbese accorciava con un bel contropiede. Secondo tempo rabbioso dei rossoblù che passavano in vantaggio e poi chiudevano la partita con doppio Chiricò. La Viterbese provava la reazione ma i rossoblù controllavano senza che a Dini arrivasse nemmeno un tiro. Il Crotone partiva subito forte e al settimo minuto passava in vantaggio. Chiricò inventava un cross perfetto per Pannitteri che arrivava da dietro ed insaccava lasciando di stucco Fumagalli. Al decimo la Viterbese aveva la palla buona per pareggiare, alleggerimento leggero di Mogos che in realtà lanciava Spolverini, Dini usciva alla disperata e il tiro del 32esimo terminava alto. Al 14esimo era il Crotone ad avere la palla buona per il raddoppio. Giron crossava, la difesa respingeva corto, la palla arrivava sui piedi di Vitale, anzi sul destro che non era proprio il suo piede migliore, ed, infatti, da ottima posizione la mezzala rossoblù sparava altissimo. Al 20esimo, brutto fallo di Volpicelli che entrava con il piede a martello su Golemic, per l’arbitro era solo giallo, ma rivisto probabilmente meriterebbe un cartellino di colore diverso. Al 26esimo brutta tegola sul Crotone, Mogos in una delle sue sgroppate in avanti metteva male il piede e si infortunava, i medici rossoblù provavano a recuperarlo ma niente da fare, Nardecchia era costretto ad inserire Calapai al suo posto. Al 32esimo, Chiricò ci provava direttamente da calcio d’angolo chiamando Fumagalli al grande intervento. Al 35esimo la Viterbese pareggiava in contropiede. Il Crotone perdeva palla a centrocampo, i laziali partivano veloci con Nesta, palla a Volpicelli in area che controllava e serviva Marotta che solo davanti a Dini non sbagliava. Il Crotone avvertiva il colpo e perdeva un po’ di lucidità, nonostante fino al gol del pareggio i rossoblù fossero stati padroni del campo. Al 45esimo nuova bella ripartenza della Viterbese che arrivava al tiro con Nesta ma la palla era alta sulla traversa. Il direttore di gara assegnava tre minuti di recupero in cui non succedeva nulla di rilevante. Iniziava il secondo tempo e il Crotone passava in vantaggio. Palla a Chiricò che si accentrava ed in mezzo a cinque avversari faceva partire un tiro a giro che toglieva le ragnatele dal sette avversario. Passavano due minuti ed il Crotone andava vicino al terzo gol: palla sempre all’attaccante principe che inventava il filtrante per Calapai, il laterale entrava in area e crossava teso, ma Fumagalli era bravo a deviare in tuffo e liberare la sua area. Al 55esimo Crotone di nuovo vicino al gol, cross di Chiricò, la palla deviata si inarcava, Gomez provava la sforbiciata e Fumagalli rispondeva alla grande deviando in angolo. Al 76esimo bella ripartenza del Crotone, con il solito Chiricò che lanciava Gomez, ma il controllo palla dell’attaccante rossoblù era da dimenticare, occasione sciupata. All’87esimo il Crotone chiudeva la partita. Crialese rubava palla sulla trequarti e faceva partire il contropiede rossoblù, palla a Panico che serviva Gomez largo, palla al centro, velo di Golemic e Chiricò controllava, con freddezza, di destro insaccando. Passava un minuto e Chiricò sfiorava la tripletta personale, ma questa volta Fumagalli si superava e dice no. Quattro minuti di recupero in cui non succedeva nulla di particolare ed il Crotone usciva vincitore.
GIUGLIANO – MONOPOLI: vittoria di misura (2-1) con il Monopoli e quarto posto in classifica blindato. Era un Giugliano di qualità, che sapeva soffrire e combattere, quello visto in campo contro i pugliesi. La squadra di Di Napoli partiva subito forte e nel giro di sedici minuti era già in vantaggio con il regista brasiliano. I tigrotti spingevano sull’acceleratore ed in avvio di ripresa, sempre con Felippe, trovavano anche la rete del raddoppio. Mai domo il Monopoli, che accorciava le distanze con Pinto. Il Giugliano non tremava, si difendeva con i denti, provando a ripartire in contropiede. Il finale era intenso, palpitante. I gialloblu, reduci dal successo esterno con l’Avellino, conquistavano altri tre punti fondamentali per il prosieguo della stagione.
LATINA – JUVE STABIA: terminava 0-0 la sfida del Francioni tra Latina e Juve Stabia. I nerazzurri pur in superiorità numerica per tutto il secondo tempo non riuscivano a scardinare il fortino messo in campo dalla formazione campana. Nel Latina si rivedevano dal primo minuto Carissoni e Margiotta, due recuperi importanti per la formazione guidata da Daniele Di Donato. Nel primo quarto d’ora di gioco il match era piuttosto spezzettato, con entrambe le squadre che cercavano di trovare il varco giusto per sorprendere gli avversari. Al 37’ l’arbitro ammoniva Zigoni della Juve Stabia per una simulazione all’interno dell’area di rigore nerazzurra. Il Latina si rendeva pericoloso al 43’ grazie a Margiotta che direttamente da calcio piazzato sfiorava l’incrocio dei pali della porta difesa da Barosi. A un minuto dalla fine del primo tempo la Juve Stabia rimaneva in dieci uomini grazie all’espulsione di Vimercati, che da ultimo uomo atterrava Carletti tutto solo lanciato verso la porta avversaria. Si concludeva in questo modo la prima frazione di gioco sul punteggio di 0-0. Ad inizio secondo tempo subito un cambio per il Latina: dentro Fabrizi al posto di Carletti. Cambiava anche la Juve Stabia che sostituiva Zigoni con Altobelli. Al 61’ il tecnico nerazzurro provava a dare maggior spinta sulle fasce con l’inserimento di Sannipoli al posto di Antonio Esposito. Nella ripresa il Latina era sicuramente più intraprendente della Juve Stabia, forte anche dell’uomo in più rispetto ai campani, anche se fino all’ottantesimo minuto non si registravano delle occasioni da goal pericolose. Nel frattempo, faceva il suo ingresso in campo anche Bordin al posto di Amadio. A cinque minuti dal fischio finale ci provava Sannipoli con una conclusione al volo di destro che però si perdeva di qualche metro sul fondo. Dopo 4 minuti di recupero l’arbitro metteva fine al match tra pontini e campani, con il risultato fermo sullo 0-0 di partenza. Un pareggio che serviva al Latina per muovere la classifica dopo la sconfitta di Potenza e guardare al futuro con nuovo ottimismo in vista delle future sfide.
FOGGIA – AUDACE CERIGNOLA: finiva 3-2 allo ‘Zaccheria’ il derby di Capitanata. Rossoneri avanti con un beffardo corner di Costa al 18′ del primo tempo. A inizio ripresa, il raddoppio di Peralta. Russo avviava la rimonta completata da Malomo e Neglia. Poco più di cinquanta minuti durava la gara del Foggia, illusasi per un doppio vantaggio che l’Audace Cerignola distruggeva con forza, tecnica e qualità. Male, malissimo i rossoneri, incapaci di restare in partita dopo il gol di Peralta, al 7′ della ripresa, e di trovare le contromisure al ritorno veemente degli ofantini. La vinceva Pazienza, con i concetti di gioco e i cambi. La perdeva Gallo, per gli stessi motivi. Non c’era pubblico allo ‘Zac’, il grigio che avvolgeva il cielo sopra lo stadio sembrava quasi la rappresentazione di un sentimento di disappunto. Foggia e Cerignola, però, non si immalinconivano e davano vita a una prima frazione più che gradevole. Pazienza confermava la transizione al 3-5-2, foraggiata anche dall’esigenza di fronteggiare la ‘quadratura’ della squadra di Gallo. La novità era rappresentata da Achik, collocato a destra nel ruolo di quinto. Le intenzioni erano chiare: schermare Costa e provare a pescare corridoi giocabili sulla trequarti. Nonostante si fronteggiassero due squadre dalla filosofia dissimile (gli strappi rossoneri contro il palleggio gialloblu), le principali occasioni da ambo le parti si originavano tutte da situazioni di contropiede. Come all’11’, quando Achik recuperava palla sulla trequarti avversaria e arrivava alla conclusione (a un passo dal palo) dopo aver sezionato a metà le linea difensiva del Foggia. Due minuti dopo era il Foggia a sfiorare il gol con Vuthaj, che non trovava la precisione sotto porta su un passaggio rasoterra di Costa. I satanelli arrivavano con maggiore frequenza dalle parti di Saracco, l’attacco della porta vedeva la presenza di una moltitudine di maglie rossonere; mancava la precisione nell’ultimo passaggio, o la scelta del destinatario dello stesso. Alla fine, il gol arrivava su corner. La beffarda firma la poneva il mancino di Costa, la cui traiettoria passava in mezzo a una selva di gambe prima di insaccarsi. Il Cerignola tentava di affidarsi molto alle incursioni di Achik, mentre i due avanti tentavano di muoversi molto, pur senza avere grossi palloni giocabili. Malcore lavorava molto soprattutto sulla trequarti, ma guai a lasciargli palloni giocabili. Come al 31’, quando riusciva a farsi spazio tra i centrali e calciava sfiorando il palo alla sinistra di Nobile. Dall’altra parte, la coppia Peralta-Vuthaj convince vaassai poco. L’argentino operava da trequartista a tutto campo, ma raramente trovava i tempi e la giocata giusta. Vuthaj, invece, soffriva maledettamente la fisicità di Capomaggio, agevolandone il compito con i consueti difetti tecnici. Il gol di Peralta lasciava presagire un pomeriggio di festa. Bellissimo l’uno-due che precedeva il mancino a giro che finiva all’angolino destro. A quel punto, andava in scena un’altra partita, tutta di marca ofantina. I ritmi del Foggia cominciavano a calare vertiginosamente, la squadra si scollava, cosa alquanto evidente già nel gol che rimetteva in partita gli ofantini. Superbo, nell’occasione, il tacco con il quale Malcore apriva una prateria all’accorrente Russo che in due tempi superava Nobile. Era un altro match, perché in campo c’erano un altro Cerignola (più aggressivo e preciso nel fraseggio) e soprattutto un altro Foggia (passivo, lungo, impreciso nelle ripartenze). I rossoneri dovevano anche ringraziare l’arbitro Scatena che giudicava ‘legale’ un intervento di Malomo su Neglia, da poco subentrato a D’Andrea. I cambi erano un altro dei fattori determinanti. Perché l’Audace con Neglia e D’Ausilio mutava completamente volto alzando il livello soprattutto sulle corsie, lì dove i rossoneri non trovavano le contromisure. Qualche perplessità la generavano anche le scelte di Gallo, che toglieva Petermann e Peralta per inserire Odjer e Tonin. Proprio quest’ultimo sciupava il match point, sbagliando la misura del passaggio in una ripartenza tre vs due. Le mancate correzioni di Gallo facevano ancora più male. Perché a destra Malomo pagava l’abissale differenza di passo con Neglia e D’Ausilio e in avanti era tangibile l’inconsistenza di Vuthaj. Lo stesso non si poteva dire di Malcore, che suggellava una prestazione di altissimo livello con la volee di piatto che bucava ancora Nobile (perfetto l’assist da sinistra di Maza). Era la mezz’ora, due minuti dopo c’era spazio per Schenetti, ma l’aria ormai era cambiata. Il lob di Achik per Neglia era una delizia, il posizionamento difensivo del Foggia era quasi imbarazzante. Rimonta completata. L’assalto finale del Foggia era un inno alla sterilità. Il fatto che il più pericoloso fosse Nobile con un colpo di testa, nell’ultimo disperato corner, era la perfetta fotografia di un pomeriggio ai limiti dell’assurdo.
FIDELIS ANDRIA – MONTEROSI TUSCIA: i federiciani di Doudou, in questo turno, affrontavano l’enigmatico Monterosi, tanto altalenante nelle prestazioni fornite nell’ultimo mese, ma avendo la necessità di raccogliere punti, soprattutto tra le mura amiche. La gara si svolgeva all’insegna dell’equilibrio fino a quando al 35° una bella giocata d’astuzia di Dalmazzi , sbloccava il risultato, poi i padroni di casa erano bravi a chiusersi ed imopedire all’attacco laziale di poter colpire in maniera pericolosa. Il fischio finale dell’arbitro scioglieva la tensione accumulata per tutto il match e la certezza di non essere più ultimi, ma in compagnia con Messina e Viterbese, intenti a combattere per difendere la serie C, conquistata tre anni fa.
VIRTUS FRANCAVILLA – TARANTO: alla Nuova Arredo Arena, il Taranto di Capuano, sempre con i noti problemi di emergenza dovuti agli indisponibili che non gli permettono di schierare mai una formazione tipo, giungeva in terra brindisina per cercare di raccogliere, se possibile, punti utili a distanziare il limite della zona play out. Con lo schieramento classico 3 – 5 – 2, il match con gli imperiali nascondeva tante insidie, considerato il periodo difficile della formazione di Calabro, gli ionici tenevano il primo tempo, poi nella ripresa al 9° minuto, padroni di casa in vantaggio con Solcia che riceveva una palla al limite e batteva , imparabilmente Loliva. Da questo momento in poi era il portiere Avella protagonista di una serie di parate che impediva a gli ionici di raggiungere il pareggio quindi, al 27°, un intervento deciso su Guida (punibile con un calcio di rigore), non veniva sanzionato con il tiro dagli undici metri e l’attaccante rossoblù riceveva il giallo, per simulazione. Al 40°, l’episodio che di fatto chiudeva il match. Il sig. Fiero vedeva un fallo di mani di Manetta, anche qui con qualche dubbio, passibile del penalty che Patierno, realizzava e dava il 2 a 0 a favore della sua squadra. A questo punto, il gap assolutamente immeritato per le proporzioni, si ampliava quando dopo un rapido contropiede, Enyan bruciava Loliva, vanamente proteso per impedire la marcatura. Sconfitta, letto il risultato, netta, ma le recriminazioni per l’ennesimo episodio per un arbitraggio, nuovamente, in giornata infelice, associato alla sfortuna, un pizzico di imprecisione e alla serata magica del portiere Avella, dovevano essere inghiottite e, dopo aver resettato questo turno avaro, la testa andava già la prossimo match esterno, sempre in trasferta ad Avellino, con il rientro di Ferrara, Labriola e Vannucchi, ed il recupero definitivo alcun altro indisponibile per cercare di raccogliere un risultato positivo al fine di far muovere la classifica, tremendamente corta, nella parte bassa della stessa.
ACR MESSINA – POTENZA: pareggio (1-1) che lasciava l’amaro in bocca al Messina, e pregustava, nel secondo tempo, la vittoria contro il Potenza nella 14^ giornata del campionato di serie C (girone C). Inizio di partita propositivo dei giallorossi, che provavano a rendersi pericolosi con Grillo, Balde e Fofana. Al 15′ Balde andava vicino al vantaggio, mancando il bersaglio da favorevole posizione. Vento e pioggia complicavano le giocate al “Franco Scoglio”. Ospiti minacciosi al 36’, quando Caturano scagliava un insidioso tiro, respinto senza fronzoli da Lewandowski. Tre minuti dopo, terminava, invece, sul fondo il colpo di testa di Volpe sugli sviluppi di un corner. Messina meritamente in vantaggio prima dell’intervallo: su calcio d’angolo Fofana insaccava la sfera nell’area piccola. In avvio di ripresa, tentava vanamente Laaribi. Dall’altra parte, Fazzi concludeva alto su perfetto assist di Grillo. Cominciava, così, la consueta girandola delle sostituzioni. Tra queste, vi era quella di Rillo,che veniva espulso, poco dopo il suo ingresso in campo, per un fallo da ultimo uomo sul lanciato Iannone, steso al limite al termine di una ficcante ripartenza. L’inerzia della sfida sembrava dalla parte dei peloritani, ma al 29’ Del Sole era bravo nel liberarsi di un difensore per poi realizzare con un diagonale. Gli orgogliosi assalti finali dei padroni di casa non sortivano l’effetto sperato ed anzi, in pieno recupero, Lewandowski in uscita evitava la beffa.
AZ PICERNO – AVELLINO: al Curcio di Picerno, i melandrini di Longo affrontavano l’Avellino di Rastelli con l’obiettivo di conquistare tre punti fondamentali in questo step di stagione. La partita iniziava con una fase di studio in cui i padroni di casa cercavano di prendere le misure agli ospiti senza scoprirsi in fase difensiva, i bianco verdi, a cui andavano bene due riusultati su tre, attendevano eventuali occasioni per colpire la difesa melandrina. Dopo il nulla di fatto della prima frazione di gara, nella ripresa, dopo nove minuti, l’irpino Russo, perforava la porta picernese e dava il vantaggio opsite. Padroni di casa che da quel momento innestavano una marcia super e al 26°, un ingenuo fallo della difesa campana, costringeva l’arbitro a fischiare il penalty che Diop trasformava tra la soddisfazione del pubblico locale. Raggiunto il pari, i locali insistevano, alla ricerca della vittoria ed il goal del raddoppio lo raggiungevano al 34°, quando una giocata d’astuzia di Garcia, faceva esplodere il Curcio e rappresentava una vera e propria mazzata per i biancoverdi di Rastelli che non riuscivano più a raccapezzarsi ed incassavano una sconfitta dolorosa e preoccupante che poneva tanti interrogativi nel club irpino, mentre i padroni di casa, tornavano a respirare.
Fabrizio Di Leo













