Il Taranto espugna il “Fanuzzi” con un due a zero che potrà dare qualche certezza in più ad un gruppo “convalescente”. Risultato acquisito grazie ad una vera e propria perla di Genchi, bravissimo a pescare dal cilindro un pallonetto strappa applausi, ed al tap-in di capitan D’Agostino perfettamente servito da un Guaita scatenato.
La qualità della partita lascia il tempo che trova, con entrambe le squadre fortemente penalizzate nella costruzione del gioco a causa della bufera di vento che ha accompagnato il match dal primo all’ultimo minuto. Spesso ci si è trovati di fronte ad una battaglia esclusivamente fisica e caotica, che non ha lasciato spazio alla classe ed ai tatticismi. Insomma, una gara da sconsigliare ai puristi del bel gioco.
A prevalere sono state le individualità dei rossoblu, che possono permettersi di annoverare calciatori del calibro dei sopracitati Genchi, Guaita e D’Agostino, che hanno di fatto deciso da soli la contesa.
Il vantaggio rossoblu nasce all’improvviso, quando una palla alta in balìa del vento inganna Escu che svirgola malamente servendo Genchi. Il centravanti barese controlla perfettamente la sfera con uno stop a seguire che inganna Marino, ultimo uomo biancazzurro, e beffa Pizzolato con una palombella millimetrica. Una realizzazione rara da vedere in queste categorie per eleganza e furbizia.
La reazione brindisina è pressochè nulla. Il centrocampo, già non eccelso nelle qualità tecniche, non riesce ad eludere il problema meteorologico, non consegnando palloni giocabili tra i piedi del nuovo acquisto Dorato che risulta del tutto inoperoso. Nella ripresa ci si aspetta che la squadra di Ciullo capovolga a proprio favore le problematiche riscontrate nella prima frazione di gioco, attesa che invece non verrà confermata. La furia francese dei primissimi minuti verrà seguita dalla più classica delle ritirate spagnole.

L’ingresso di Leo Guaita spacca infatti definitivamente il match, tagliando le gambe della difesa del Brindisi già esausta. Ad un quarto d’ora dalla fine, una delle tante discese dell’esterno argentino porta al raddoppio: assist al centro dell’area per D’Agostino che non ha problemi ad insaccare la sfera, a Pizzolato già battuto. Due a zero e fine delle velleità.
Merito al Taranto per aver fatto pesare la propria superiorità per quanto riguarda l’organico, ma anche per quel che concerne la mentalità che pian piano sta tornando ad essere da squadra di valore. Qualche attenuante invece per il Brindisi, che con un organico fortemente ristretto e con una panchina zeppa di under, non è riuscito mai a giocarsela soprattutto dopo il vantaggio ionico. Gli spunti di riflessione finiscono praticamente prima di iniziare. Il peso specifico del derby è molto basso e forse il primo test significativo, che permetterà di capire se il Taranto potrà considerarsi guarito dal grave malanno invernale, andrà in scena proprio nel prossimo impegno contro un Casarano certamente più competitivo di Andria e Brindisi.
Inutile infine pensare alla classifica: il gap ancora non si riesce a ridurre ed arrivati a questo punto è molto realistico pensare che non si riuscirà a colmare fino all’ultima giornata. Il Bitonto procede a spron battuto e se la giocherà con il Foggia, che domenica è stato bloccato dall’arcigno Fasano, ma è sempre lì a due punti.
Ingeneroso ed anacronistico sarebbe illudersi parlando di una rimonta che, matematica alla mano, avrebbe del paranormale. La fede e l’attaccamento ai colori rossoblu non devono tuttavia placarsi, sperando di chiudere nel migliore dei modi questo torneo ed augurandosi un futuro certamente più roseo.
Gabriele Campa













