Abbiamo intervistato uno dei nuovi arrivati in casa Taranto, Michael De Marchi. L’attaccante rossoblù, ai nostri microfoni, ha voluto spiegare i motivi che lo hanno portato ad accettare la proposta del Taranto e come sta vivendo queste sue prime settimane in riva allo Ionio.
Cosa l’ha spinta ad accettare la chiamata del Taranto?
Grande merito del mio arrivo qui a Taranto và dato a mister Capuano. È stato lui a contattarmi personalmente perché voleva che venissi qui al suo cospetto. Lavorare in un ambiente che crede in me è, senza dubbio, più semplice e io voglio ripagare la fiducia. Sicuramente a Padova ho vissuto una prima parte di stagione poco brillante e il mio tempo lì era finito. Sono qui a Taranto per riscattarmi e fare bene con questa maglia.
Come l’hanno accolta nello spogliatoio i nuovi compagni?
Al mio arrivo ho trovato qui un grande spogliatoio. Tutti i miei compagni mi hanno fatto sentire, sin da subito, uno di loro. C’è un clima di grande entusiasmo sia dentro che fuori dal campo e questo non può farci altro che bene. Con questa compattezza sono sicuro che potremo conquistare tante vittorie da qui sino al termine del campionato.
Cosa ne pensa del tifo di Taranto e della spinta dello Iacovone?
Il pubblico di Taranto è un qualcosa di unico. Io ero in campo nei minuti finali dell’ultima sfida in casa con il Monterosi, loro hanno cantato sino al 90′ ed è anche merito loro se poi abbiamo trovato il gol vittoria in pieno recupero. Quando la palla è entrata noi giocatori dal campo abbiamo sentito un grande boato e poi siamo esplosi di gioia così come i nostri tifosi.
Che obiettivi si pone a livello personale da qui sino al termine della stagione?
Davanti agli obiettivi personali, ci metto gli collettivi. Quelli che sono i traguardi che si auspica di raggiungere la squadra, di conseguenza diventano anche i miei. Non nascondo, però, che essendo un attaccante, ho tanta voglia di segnare quanti più gol possibile con questa maglia, sia per lasciarmi alle spalle i brutti mesi di Padova, che per dare il mio aiuto al Taranto, che ha creduto in me.














