L’assenza di calcio giocato fa soffrire gli appassionati rossoblu che, a dirla tutta, almeno in questo periodo storico non sono stati privati di un grande spettacolo. Sì, perchè il campionato del Taranto era già finito mesi prima dell’emergenza Covid-19 e le ultime partite giocate per onore di firma, che di onorevole avevano ben poco, di sicuro non lasceranno ricordi nostalgici nei supporters ionici. Questa pandemia costringe a rallentare i ritmi, a cambiare le abitudini ed a bloccare quasi tutte le attività. Quello che però in casa Taranto non cesserà mai sono le polemiche, che non conoscono quarantene, coprifuoco o autocertificazioni.
Sette giorni fa una notizia ha sconvolto la quieta rassegnazione tarantina: Giove ha rifiutato un’offerta per l’acquisizione del club. Senza entrare ovviamente nel merito dei tecnicismi che compongono una trattativa di tale calibro, le dichiarazioni del numero uno rossoblu hanno lasciato qualche perplessità soprattutto riguardo all’ammissione di non aver neanche parlato con il potenziale acquirente, inviando un proprio emissario e rifiutando a priori la proposta senza di fatto intavolare una reale trattativa. Parole che stonano con le dichiarazioni sarcastiche rilasciate sia da Giove che dal ds De Santis non più di un mese fa, nelle quali schernivano quanti chiedevano la cessione del club, sentenziando che a loro parere non sarebbe arrivata neanche un’offerta. La proposta però è arrivata, scombinando le previsioni e gli auspici dei vertici del club, ed un rifiuto così secco lascia perplessi e pone ovvi interrogativi sulla reale volontà di cedere il club. Lungi da chi scrive “tifare” per un presidente piuttosto che per un altro, ma se si è a più riprese ribadita la volontà di cedere il club anche a cifre simboliche, sarebbe stato come minimo più corretto informare la tifoseria e la stampa sulle reali motivazioni di questo rifiuto, che è stato ritenuto addirittura inammissibile. Siamo a Taranto, in Serie D da ormai troppi anni, con una piazza ormai “azzerata” dalle delusioni ed un economia cittadina ridotta all’osso: non si può chiedere la luna, nè aspettarsi offerte da sceicchi o ricchi petrolieri, soprattutto perchè la proposta era tutt’altro che “simbolica”.
Un paio di giorni fa, invece, a gettare benzina sul fuoco è stata la diatriba Giove-Fondazione Taras. Un botta e risposta piccato e che potrebbe non finire qui. Il comunicato duro della Fondazione ha lasciato trasparire una frattura che si rivela ormai quasi insanabile. Il Supporters Trust lamenta l’indisponibilità dell’ultimo bilancio depositato, che per legge andava presentato a tutti i soci quindici giorni prima del deposito. Giove non la prende bene ed attacca a sua volta la Fondazione, asserendo dettagli su una presunta volontà di cedere le quote da parte del Trust e sulla mancata cessione gratuita del logo, di proprietà proprio della Fondazione Taras. Due punti smentiti in un paio di righe in un comunicato di qualche giorno fa e che sembrano delle accuse “dispettose” verso un socio mai del tutto digerito ed accettato. Parlare di un cambio di logo, già concesso a titolo gratuito, e creare inutili dibattiti su queste tematiche così banali, dà la giusta descrizione e dimensione dell’ “annus horribilis” del calcio tarantino.
Gabriele Campa












