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Taranto, il rapporto speciale con Sant’Antonio grazie all’indimenticato cavalier Luigi Pignatelli

Foto collezione personale Angelo Mariano

Taranto, il rapporto speciale con Sant’Antonio grazie all’indimenticato cavalier Luigi Pignatelli

La squadra rossoblù nella sua lunga vita calcistica (quest'anno l'11 luglio festeggerà il 96° compleanno) ha avuto un rapporto particolare con Sant'Antonio da Padova, venerato nella Città Bimare e uno dei nomi più diffusi tra gli abitanti

di Fabrizio Di Leo

La squadra rossoblù nella sua lunga vita calcistica (quest’anno l’11 luglio festeggerà il 96° compleanno) ha avuto un rapporto particolare con Sant’Antonio da Padova, venerato nella Città Bimare e uno dei nomi più diffusi tra gli abitanti. Il connubio tra il calcio e Sant’Antonio ebbe il massimo apice nella stagioni 1983 – 84.

Tutto ebbe inizio nella stagione 1982 – 83. L’Associazione Sportiva Taranto, del Presidente Bonfrate, allenato dal compianto Lauro Toneatto, al termine di un campionato emozionante, proprio all’ultima giornata non vinse a Salerno, grazie al famoso arbitro Coppetelli della sezione di Tivoli, con la conseguente promozione mancata a vantaggio di Empoli e Pescara, proprio per la tumultuosa trasferta campana.

Già qualche mese prima della conclusione del campionato era evidente che si ricercasse una presidenza più solida, più presente, più attaccata ai colori rossoblù e, in quella estate del 1983, il timone societario passò ad un imprenditore, molto affabile, conosciuto da tutti e benvoluto dalla piazza, ovvero il cavaliere Luigi Pignatelli.

Si affidò a gente competente e, per la stagione 1983 – 84, ingaggiò l’allenatore Antonio “Toni” Giammarinaro nonché una serie di giocatori di buon livello tali che, al termine del campionato, con un braccio di ferro con i “galletti” del Bari, la formazione rossoblù approdò, come seconda, in serie B.

Fin dall’inizio del suo mandato manifestò la grande devozione per il Santo di Padova, non a caso un figlio portava il nome Antonello ed il tecnico era proprio Antonio Giammarinaro.

La sua gioia, al termine dei match allo Iacovone, nelle occasioni gioiose e vincenti era quello di fare la “sfilata”, quasi fosse in processione con una statuetta di Sant’Antonio, esibita agli spettatori di tutti gli ordini di posto e questo lo rese ancora più amato dal pubblico del tempio calcistico tarantino ma, soprattutto, dall’intera Città. Lui osava dire ai suoi interlocutori, giornalisti della carta stampata e televisivi, di aver solo la terza elementare, ma questo non gli impediva di essere fiero della tarantinità verace e sentire nel cuore, scorrere sangue rossoblù, i due inimitabili colori della Città ionica.

Vari articoli furono scritti e tanti scatti fotografici, in cui il Cavaliere portava in processione la magica statuetta ed il rito di mostrarla alla Nord, di cui per questo motivo ne divenne, l’idolo.

Proprio in occasione dell’ultima gara interna di quel campionato, coincidente con un roboante 4 a 1 sulla Salernitana (una sorta di rivincita, esattamente dopo un anno dalla gara al Vestuti, con Coppetelli, protagonista assoluto negativo e non richiesto per tale ruolo), sfilò, alla vigilia dell’ultima di campionato, quasi a voler avere la implicita benedizione del Santo, originario di Lisbona, al fine dell’approdo, dopo gli ultimi 90 minuti, in serie B, posto in cui negli anni 70 e 80, ci ha visto tante volte partecipanti con tanto cuore, grinta e voglia di riscatto.

In effetti, proprio a Benevento, nell’ultima di campionato, il coronamento della promozione giunse in coincidenza di una sconfitta, per 1 a 0 (Lunerti, il match winner sannita), ma la classifica finale degli ionici fu stabilita dal sorprendente risultato che giunse da Casarano (pareggio straordinario della Civitanovese, due volte in svantaggio ed alla fine capace di impattare con i salentini), come il Francavilla a Mare che, in casa della disperata Ternana (bisognosa di un punto per evitare la retrocessione in C2), non andò oltre il 2 a 2 finale.

Era domenica 3 giugno 1984, quando andò in scena l’ultimo atto di quella stagione di C1 e, a distanza di 37 anni, ancora una volta i destini rosso e blu, della Città di cui è San Cataldo, il patrono, si sono incrociati con quelli di Sant’Antonio da Padova, per un afflato, senz’altro casuale, tra i due grandi Santi, ma in una realtà, quella tarantina, dove il Santo padovano, è molto venerato e tanti cittadini portano il suo nome.

Domenica 13 giugno 2021, in cui si ricordava proprio San’Antonio, non si poté venerarlo in processione causa Covid – 19, ma la giornata festiva coincise con un altro evento calcistico, quello verificatosi più quattro lustri or sono, ovvero la trasferta in terra lucana, a Venosa, patria del poeta Orazio, anche lui ammirato della magno greca Taranto dei suoi tempi, dove la speranza di tanti devoti fu quella che il connubio San Cataldo ed il Santo veneto, potesse far approdare gli ionici in serie C, ovviamente questo non per essere dissacratorio, ma a dimostrazione come la storia e le congiunzioni celestiali, analogamente agli eventi del passato, in genere, a volte, ritornano sugli stessi scenari, ma con copioni, attori nonché svolgimenti adattati al contesto vigente in quel contesto.

Ed allora, alla vigilia del campionato 2023 – 24, un pensiero non potrà che essere rivolto al Cavalier Pignatelli, in particolare a Sant’Antonio, nella Città altamente sua devota affinché, assieme a San Calaldo, possa vegliare anche sulla compagine ionica per l’inizio dell’ennesimo riscatto della nostra martoriata, ma inimitabile, Città Bi Mare e dai cuori pulsanti di sangue rosso e blu, anche in campo sportivo.

Tags: Taranto FC 1927
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