di Maurizio Mazzarella
Per troppo tempo Taranto è stata raccontata quasi esclusivamente attraverso le sue difficoltà. Oggi, invece, ha davanti un’occasione rara: mostrarsi al Mediterraneo con il volto di una città che investe nello sport, nelle infrastrutture e nella capacità di organizzare un grande evento internazionale.
A cinquanta giorni dalla cerimonia inaugurale dei XX Giochi del Mediterraneo, il quadro che emerge è ormai ben definito. Le principali opere sportive sono nella fase conclusiva, la macchina organizzativa procede verso il traguardo e persino la cerimonia inaugurale ha già fatto registrare il tutto esaurito. Sono elementi concreti che raccontano una realtà ben diversa da quella dipinta da chi continua ad alimentare dubbi e polemiche.
Ogni grande evento porta inevitabilmente con sé critiche, confronti e verifiche. È giusto che accada, perché il controllo sull’utilizzo delle risorse pubbliche rappresenta un principio fondamentale. Diverso è, però, trasformare ogni passo avanti in occasione di scontro o tentare di oscurare ciò che è stato realizzato. Quando i cantieri diventano impianti sportivi, quando le strutture vengono consegnate e quando migliaia di persone acquistano un biglietto per assistere all’evento inaugurale, sono i fatti a parlare con maggiore forza.
Il messaggio emerso dalla conferenza stampa organizzata dal Comitato dei Giochi è chiaro. Massimo Ferrarese ha rivendicato il rispetto dei tempi e delle risorse economiche, Andrea Abodi ha ricordato il significato internazionale di una manifestazione che parla di pace e cooperazione tra i popoli del Mediterraneo, Tommaso Foti ha sottolineato come gli investimenti non siano destinati a esaurirsi con l’ultima gara, ma resteranno patrimonio della città e dell’intera Puglia. A questi si sono aggiunti gli interventi del presidente del CONI Luciano Bonfiglio, del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e del sindaco Piero Bitetti, tutti accomunati da un concetto semplice: il vero successo non durerà due settimane, ma molti anni.
Ed è proprio questa la riflessione più importante. I Giochi non rappresentano soltanto una manifestazione sportiva. Sono la possibilità di consegnare alle future generazioni piscine moderne, impianti riqualificati, uno stadio completamente rinnovato, nuovi spazi per la pratica sportiva e infrastrutture che miglioreranno la qualità della vita quotidiana. È un patrimonio che resterà quando i riflettori si saranno spenti e le delegazioni avranno fatto ritorno nei propri Paesi.
Taranto non ha bisogno di un entusiasmo ingenuo, ma di una fiducia consapevole. Ha bisogno che le energie migliori della città accompagnino questo percorso, consapevoli che il successo dei Giochi non appartiene a un governo, a un’amministrazione o a un singolo dirigente. Appartiene ai tarantini.
Fra poche settimane milioni di persone guarderanno Taranto. Sarà l’occasione per raccontare una città che non rinnega le proprie sfide, ma sceglie di affrontarle costruendo opportunità invece di alimentare rassegnazione. Lo sport, da sempre, ha la capacità di unire dove spesso prevalgono le divisioni. E sarebbe un errore imperdonabile lasciare che sterili contrapposizioni prevalgano proprio nel momento in cui la città può scrivere una delle pagine più significative della sua storia recente.
Adesso è il tempo della responsabilità, della partecipazione e dell’orgoglio. Le valutazioni definitive arriveranno al termine della manifestazione, come è giusto che sia. Ma oggi, davanti a un traguardo ormai vicino, prevale un auspicio che dovrebbe essere condiviso da tutti: che Taranto sappia accogliere il Mediterraneo con il calore, la dignità e la competenza che merita.
Perché i Giochi dureranno pochi giorni. L’eredità, invece, potrà accompagnare la città per decenni.














