La Coppa Italia 1977 – 78, fu la 31^ edizione della manifestazione calcistica.
Iniziò il 21 agosto del 1977 e si concluse l’8 giugno 1978. Il torneo fu vinto dall’Inter, al suo secondo titolo. Giocata per la settima ed ultima volta con la consueta formula dei due gironi eliminatori successivi e finale in gara unica, vinta come già detto dall’Inter sul Napoli.
Il Taranto del compianto Iacovone, nella prima fase, inserito nel girone 7, affrontò, in un calendario tipico “ad orologio”, Pescara, Perugia, Cagliari e Pistoiese, con alla fine, primo posto, a pari pari punti con i bianco azzurri adriatici, con perfetta parità: nello scontro diretto, nella differenza reti e con uguale punteggio in classifica, pertanto ci volle il sorteggio per decretare il club che passò il turno e questo fu il Taranto.
Nella fase successiva, gli ionici furono inseriti nel gruppo B, in compagnia del Milan, Juventus e Napoli (tre big della massima serie) e, in quella occasione, ci fu la prima volta della Juventus, in assoluto, a Taranto, sia pure per una manifestazione nazionale, ma non di campionato.
Il 10 maggio 1978, nello stadio intitolato ad “Erasmo Iacovone”, deceduto il 6 febbraio dello stesso anno, il Taranto di Tom Rosati, al cospetto del “sold out” (ore prima ci fu l’arrivo della tifoseria, con assembramento alle porte d’accesso), affrontò i bianconeri del tecnico Trapattoni, per un match, tra due squadre che, nel turno precedente, conquistarono un punto gli ionici, nessuno per la “Vecchia Signora” che subì un “cappotto” al San Paolo di Napoli (secco ed incontestabile 0 a 5).
In quel pomeriggio, la Juventus, sia pure imbottita di giovani promettenti, incontrò il Taranto che si schierò con Petrovic, Giovannone, Cimenti, Panizza, Dradi, Nardello, Castagnini, Caputi, Gori, Selvaggi, Turrini. L’omologo di Rosati, Trapattoni, optò per un undici articolato con Alessandrelli, Spinosi, Francisca, Furino, Morini, Miani, Fanna, Tolfo, Boninsegna, G. Gasperini, Virdis.
Il match fu interrotto dopo sei minuti, per osservare un minuto di raccoglimento alla memoria dell’onorevole Aldo Moro, ucciso il giorno prima.
La partita si sviluppò con una fase di studio che si estese fino la 25° del secondo tempo, quando un Taranto volenteroso, subì il goal, a seguito di un’indecisione della retroguardia ionica che permise a Fanna di realizzare la marcatura con la complicità di una deviazione.
Il Taranto, non perdendosi d’animo, cominciò a macinare gioco, per cercare la via della rete, ma la difesa bianconera risultò impenetrabile agli attacchi ionici, poi, nei secondi oltre il 90°, quando la vittoria della Juventus sembrò certa, gli ionici pescarono l’attimo giusto.
Su cross della destra, un preciso colpo di testa di Caputi trafisse il portiere Alessandrelli. Gioia incontenibile, sugli spalti, per gli oltre ventimila tifosi ionici, grandissima soddisfazione per tutto l’entourage ionico che, dopo aver fermato sul pareggio il Milan, sempre in casa, (nella prima giornata), con il pareggio ottenuto contro i bianconeri vide, provvisoriamente, il Taranto in testa la girone, mantenendo l’imbattibilità e continuando il sogno di arrivare fino in fondo.
Si infranse quella illusione nella successiva trasferta di Napoli (uno 0 a 3 impossibile di evitarlo), poi, la sconfitta di Milano (0 a 2) e quindi, nel ritorno, al Comunale di Torino, con i bianconeri (1 a 3), prima dell’ultimo pareggio casalingo, con il Napoli (0 a 0, utile ai partenopei per accedere alla finale), classificarono i rossoblu all’ultimo posto nella classifica, ma quel piazzamento risultò il migliore in assoluto nella Coppa Italia professionisti.
Nulla a che vedere, chiaramente, con le altre Coppe nazionali di serie C che di serie D disputate nei decenni successivi, ovviamente altri palcoscenici, altri avversari, altro gioco, soprattutto qualità ed interesse della manifestazione nettamente inferiori e, non è un caso che il Taranto è quasi sempre uscito, anzitempo, da quelle Coppe di Lega.
Il tempo ci dirà se potremo ritornare in quelle prestigiose piazze, al cospetto di avversari di assoluto livello, adesso l’emergenza Coronavirus ha cancellato l’attività agonistica che più passano i giorni e più risultano sbiadirsi come quegli scatti, tipici del libro dei ricordi.
“Andrà tutto bene” ed “Io resto a casa” sono gli slogan che circolano da quasi un mese a questa parte, ma, realisticamente, l’assenza del calcio comincia a sentirsi e non si può ancora ipotizzare la vera e propria ripresa.
Attendiamo, fiduciosi e, nel contempo, accontentiamoci di questi flash del passato, attimi nostalgici, forse, della nostra lunga e, gloriosa, storia ultra novantennale.
La Redazione













