Il campionato 1987 – 88 fu un torneo che, nei verdetti finali, in chiave promozione, da quella stagione ampliata a quattro posti, vide il ritorno in serie A di nomi importanti come il Bologna e la Lazio (che si era salvata l’anno prima con gli spareggi e recuperando ben 9 punti di penalizzazione) pareggiando in extremis nello scontro diretto con il Catanzaro. Insieme ai felsinei e romani furono promossi in serie A, Lecce ed Atalanta che, in quell’anno, fece l’exploit in Coppa delle Coppe, arrivando fino alle semifinali. A fondo classifica si salvò all’ultima giornata l’esordiente Barletta (grazie anche alla prevista retrocessione di sole tre squadre in quel campionato), che condannò alla discesa in C1, il Modena, uscito sconfitto dallo scontro salvezza con il Genoa, proprio all’ultima giornata. Vana invece la lotta per la Triestina, per il terzo anno consecutivo colpita da una penalizzazione (in merito ad un illecito risalente alla stagione 1985/86) e per l’Arezzo, da tempo giacenti in fondo alla graduatoria. E, proprio con i giuliani, il Taranto si recò a Trieste, contro la formazione adriatica, per disputare un match con in palio due punti importantissimi ai fini della salvezza (conquistata poi con i 32 punti, un punto in più del quartultimo, Barletta, e due sul Modena, terzultimo e primo dei retrocessi, quattro sulla Triestina, penultimo, e ben sei sull’ultimo, l’Arezzo).
Era il 22 maggio 1988, 34^ di campionato (quintultimo turno stagionale), il Taranto del presidente, ing. Vito Fasano, e del tecnico, Antonio Pasinato, giunse al Grezar, con la convinzione di dover necessariamente tornare a casa con il bottino pieno. Pasinato schierò la formazione con Spagnulo, tra i pali, quindi Biondo, Gridelli, Donatelli, Pazzini, Paolinelli, Paolucci, Roselli, De Vitis, Dalla Costa e Picci.
I padroni di casa opposero in porta Gandini, quindi Costantini, Orlando, Papais, Cerone, Poletto, Scaglia, Strappa, Cinello, Causio e Iachini. La partita non bella, ma ricca di tante emozioni, altalenante nel punteggio con le difese che lasciarono molti spazi agli attacchi, iniziò subito, dopo cinque minuti, con gli alabardati che ebbero l’occasione per sbloccare il punteggio, a causa di un intervento di Pazzini su Cinello, giudicato irregolare dall’arbitro Pezzella ed il successivo penalty, il “giaguaro” Spagnulo lo neutralizzò con uno scatto felino, sull’esecuzione di Iachini. Da quel momento in poi ci fu un’alternanza di emozioni, infatti, al 9°, il Taranto passò in vantaggio.
Colpo di testa, su punizione battuta dalla destra, di Roselli che con una parabola precisa superò il portiere Gandini. Pochi secondi e la Triestina colse il pareggio con un goal di testa di Cinello, su punizione pennellata di Causio.
Quindi , al 14°, un goal creato in maniera rocambolesca da parte dei rossoblu, rimasto scolpito nella mente della tifoseria.
Lancio lungo di Spagnulo, confusione in difesa e Poletto, un giovane difensore, beffò il proprio portiere, con un pallonetto vellutato.
Al 40°, gli ionici calarono il tris. Pezzella concesse il vantaggio su Paolucci e sull’inserimento di Picci, in area locale, la difesa triestina nulla potè e Gandini fu superato. Tre minuti dopo, al 43° , la squadra alabardata, rimediò con Orlando che, a seguito di una punizione battuta dalla destra, incornò in rete. All’intervallo con il punteggio di 3 a 2 , fu chiaro che il match fosse ancora aperto, quasi in equilibrio.
Infatti, al rientro in campo, la Triestina, in cinque minuti, ribaltò il risultato, tra la gioia incontenibile dei tifosi locali ed uno stato iniziale di prostrazione dei tanti supporters ionici al seguito. Prima un rigore di Cinello e poi il 4 a 3 con un colpo di testa, sempre di Cinello, su una punizione pennellata di Causio, ribaltarono il match.
Le illusioni alabardate però furono destinate a cadere, subito dopo un minuto, grazie ad una punizione di Roselli che, superando la barriera, si infilò alla sinistra del portiere Gandini e fissò il momentaneo punteggio sul 4 a 4.
Quel goal, sommato al timore di non farcela (tra i locali), fu una mazzata non indifferente, mentre caricò la squadra di Pasinato e, al 75°, Paolinelli, con una precisa punizione, infilatasi sotto la traversa, ribaltò il punteggio sul 5 a 4, ma successivamente De Vitis, su rigore a tre minuti dal termine, chiuse il match sul 6 a 4, consentendo di portare a casa due punti che successivamente si rivelarono decisivi per il Taranto, mentre la sconfitta fu letale per i giuliani.
Il dopo gara, sia nell’abbraccio ideale tra squadra e supporters al seguito, collegamento ideale con i tifosi incollati ai teleschermi e i boati che si erano alternati in quell’ora e mezza, suggellarono la settimana successiva che permise di sviscerare una gara che poté definirsi “epica”, per le emozioni prodotte, l’alternanza dei risultati e la tanta adrenalina che attraversò le vene dell’intera tifoseria, ad un certo punto, ammutolita in qui terribili primi cinque minuti nella ripresa.
Anche in quell’anno, le emozioni non mancarono, ma al terzo anno della gestione Fasano, si ottenne il traguardo della permanenza in un campionato dove le “big” erano circoscritte, ma di qualità, ed ogni battaglia contava una scarica di adrenalina che mise a serio rischio i cuori rossoblu di un’intera Città.
Altro calcio, altri tempi, forse vissuti all’insegna dell’incoscienza, ma genuini nei sentimenti e nelle passioni.
La speranza che in questi giorni, passata l’emergenza Coronavirus, si possano riassaporare, se non proprio quelle emozioni , le sensazioni che comunque si hanno nell’assistere ad un incontro di calcio, qualunque sia la categoria.
Adesso il motto sia “Andrà tutto bene” e “Resto a casa”, dopo, con la libertà riacquistata, sarà più bello.
La Redazione














