RASSEGNA STAMPA DEL 12 APRILE 2023 – TARANTO BUONASERA
di Alessandra Carpino
Perfezione tattica, identità precisa, motivazioni superiori. In occasione del tradizionale appuntamento che precede la Pasqua, il Taranto regala una delle prestazioni più sorprendenti e produttive della stagione agonistica, mutua la sua teoria pragmatica e conservativa attraverso un atteggiamento equilibrato quanto audace, il quale schiude, a sua volta, ad una creatività mai ammirata prima fra le mura dello Iacovone: imbriglia il Pescara, lo costringe alla limitazione della sua ispirazione collaudata in propulsione offensiva e lo doma con un 3-0 che suggella la conquista aritmetica della salvezza in categoria. Una catarsi emotiva meritata per l’intero gruppo rossoblu, fra tributi e cori dagli spalti ed un’esplosione genuina di entusiasmo, tra una missione compiuta ed un’intrigante prospettiva (aggancio alla zona play off) a due giornate dalla chiosa del campionato stesso. Nel confronto fra due filosofie calcistiche diametralmente opposte, a trionfare è Ezio Capuano, la cui didattica essenziale e ponderata travolge l’esuberanza dogmatica del maestro Zdenek Zeman: privo degli infortunati Manetta, Crecco e Diaby e dello squalificato Rossetti, l’allenatore rossoblu impronta il suo modulo prediletto 3-5-2 sul comparto difensivo over e su una linea di centrocampo originale anche per necessità. Ad abdicare dalla contesa per noie fisiche, quindi ad accomodarsi in panchina, sono sia Ferrara che Romano: il trainer ionico affida le corsie rispettivamente destra e sinistra a Mastromonaco ed a Boccadamo a piede invertito, mentre consegna le chiavi della cabina di regia a Provenzano, supportato ai suoi lati dagli intermedi Labriola e Mazza. In retroguardia, è ancora il turno di Sciacca e Formiconi a dispensare esperienza sui poli del trittico che include Antonini e che funge da scudo a Vannucchi custode fra i pali, così come è invariato il binomio d’attacco composto da Tommasini e Bifulco, i quali esalteranno il match con le loro attese marcature. Dal canto suo, Zeman deve reinventare il pacchetto arretrato, complici le assenze del portiere Plizzari (infortunato) e degli squalificati Bosco e Milani: a tutela dei legni è designato Sommariva, mentre Pellacani e Crescenzi sono i prescelti a completare il reparto insieme con Cancellotti e Mesik. Dalla cintola in su il Pescara è coerente nei suoi interpreti nell’assetto votato al 4-3-3: l’asse mediana è appannaggio di Rafia, Palmiero e Kraja, mentre l’artiglieria pesante consta di Merola, Lescano e Kolaj. Polveri bagnate per il tridente adriatico: Capuano concepisce un lavoro diverso per Provenzano, non invocato ad elargire energie in ampiezza: “Attaccavamo alto ed abbiamo concesso l’esterno agli avversari, evitando che si accentrassero con densità. Loro chiudevano una linea a quattro in larghezza e li abbiamo presi sempre: questa è stata la nostra fase interpretativa ed il verdetto del campo ci ha dato ragione”. Una visione strategica indovinata già in un approccio intriso di coraggio, come predicato alla vigilia: al terzo giro di lancette, infatti, il Taranto dialoga in modo impeccabile sulle catene, con Mastromonaco protagonista di un’incursione sulla destra ed autore di un cross indirizzato verso la parte opposta, laddove Boccadamo approfitta di una grave indecisione fra Sommariva e Cancellotti, rincorre la sfera ed effettua un assist rasoterra, intercettato da Tommasini che insacca agevolmente sulla linea di porta. E’ il vantaggio dei padroni di casa, i quali beneficiano dell’ottavo sigillo dell’attaccante rossoblu, in stato di grazia per la continuità realizzativa ritrovata. L’inaugurazione è devastante, poiché gli uomini di Capuano raddoppiano al 10’: Sommariva non si fida dell’esecuzione su calcio di punizione dal versante destro ad opera di Provenzano ed alza il pallone in corner; ad incaricarsi dell’esecuzione dalla bandierina è lo stesso regista palermitano, il quale confeziona l’assist per Bifulco che, appostato nei pressi del dischetto in solitudine, colpisce di testa in maniera perentoria e deposita in rete. Una rarità nel repertorio della talentuosa punta prelevata dal Padova, che si sblocca e firma anche la sua prima doppietta: in avvio di ripresa, in inferiorità numerica per l’espulsione di Mastromonaco e su contropiede fulmineo dopo un calcio d’angolo a sfavore, Tommasini s’invola e supera la marcatura di Crescenzi, poi scocca il fendente respinto da Sommariva, ma è lesto e libero proprio Alfredo Bifulco che arpiona il pallone ed insacca per 3-0 all’11’st.“Non sono mai stato preoccupato nelle precedenti gare perché vedevo la squadra che creava: sono contento per Bifulco, spesso bistrattato- è il commento di Capuano- E’ un giocatore di categoria superiore, in crescita, ha realizzato una doppietta e l’ho sostituito quando siamo rimasti in dieci, rispettando ugualmente ed in maniera precisa la fase difendente”. “Siamo stati felici per l’atmosfera, abbiamo ammirato un po’ di pubblico che ha applaudito a fine gara questi ragazzi che sono stati commoventi per tutto il campionato- ha confidato il tecnico- E’ stata una prestazione da Taranto: aggressivi, corti, alla faccia dell’etichetta di difensivismo. E’ stata l’enfatizzazione del gruppo, del lavoro e della sofferenza. Ho catechizzato ad isolare il tridente del Pescara, impedendo le trame di Rafia e Kraja in mezzo al campo, quindi raddoppiavamo con Provenzano. Per la prima volta non portavamo il centrale davanti alla difesa, proprio per non concedere la verticalizzazione ed il taglio. Abbiamo costretto gli abruzzesi ad operare in orizzontale”. Blindata ufficialmente la permanenza nel professionismo dopo mesi tormentati: “Il merito non è mio ma dei ragazzi che ho il piacere di guidare- ha commentato Capuano- Sono contento per Taranto, per voi, per chi ama davvero questa squadra. Potrei dire che invece molta gente non è contenta”. Inevitabile la metafora dei “limoni”, dedicata agli ostinati ed ai detrattori poco inclini alla reale conoscenza della squadra ionica: “Ho visto un pessimismo cosmico e tante volte in malafede- ha confessato l’allenatore- Il mio ringraziamento finale è stato fatto col cuore, riservato alla gente che soffriva o che era a casa. Mi assumo la responsabilità: non sono convinto che a tutti abbia fatto piacere questo traguardo. Il rammarico più grande? Con l’affluenza allo stadio avremmo conquistato sette, otto punti in più. La squadra ha sempre lottato oltre i suoi limiti: ho lasciato ad essa la scena e sono soddisfatto per il tributo che ha ricevuto”.













