«Taranto non è una colonia industriale e non può restare prigioniera del passato». È una presa di posizione netta quella espressa da Confartigianato Taranto dopo la riapertura della procedura relativa al progetto del rigassificatore previsto al Molo Polisettoriale del porto ionico.
Una notizia che, secondo l’associazione, riporta la città davanti a una domanda cruciale: quale futuro si vuole realmente costruire per Taranto?
«Da anni sentiamo parlare di diversificazione economica, di transizione, di rigenerazione urbana, di rilancio del turismo, di valorizzazione del mare, della storia, della cultura e delle straordinarie potenzialità del territorio ionico – dichiara il presidente di Confartigianato Taranto, Giovanni Palmisano –. Da anni si racconta una Taranto che vuole finalmente uscire dalla monocultura industriale che ne ha segnato il destino per decenni. Eppure, ogni volta che la città prova a immaginare una prospettiva diversa, riemergono progetti e scelte che sembrano riportarla indietro, come se l’unico destino possibile fosse continuare a sopravvivere all’ombra dell’industria pesante».
La posizione dell’associazione è chiara e senza ambiguità. «Confartigianato dichiara la propria contrarietà alla collocazione del rigassificatore al Molo Polisettoriale – ribadisce Palmisano – guardando in faccia la realtà che questa città vive da decenni. Possiamo farlo con chiarezza perché siamo liberi da condizionamenti, coerenti con ciò che sosteniamo da anni e profondamente legati al territorio, alle sue comunità e alla sua economia reale. Crediamo davvero nella possibilità di un futuro economico e sociale diverso per Taranto».
Sulla stessa linea anche il segretario generale dell’associazione, Fabio Paolillo: «Non ci interessa partecipare al solito gioco delle dichiarazioni di circostanza o delle lacrime di coccodrillo versate quando i processi decisionali sono ormai irreversibili. Preferiamo assumerci la responsabilità di una posizione chiara, anche scomoda, ma coerente con il percorso di diversificazione economica che l’Europa e le istituzioni nazionali hanno indicato e finanziato per Taranto».
Confartigianato sottolinea come la propria posizione non sia dettata da pregiudizi ideologici, ma dalla necessità di difendere un modello di sviluppo diverso per il territorio ionico.
«Non è una battaglia ideologica – aggiunge Palmisano –. Ci interessa invece difendere il diritto della città a costruire finalmente un modello di sviluppo armonico, equilibrato e moderno, nel quale industria, ambiente, turismo, economia del mare, servizi, cultura e piccola impresa possano convivere senza schiacciarsi a vicenda».
Duro anche l’intervento di Paolillo sul tema della cosiddetta “diversificazione”: «Non chiamatela diversificazione se il futuro di Taranto continua a essere deciso quasi esclusivamente dall’industria pesante. La città non può continuare semplicemente a sopravvivere dentro un modello ormai superato. Con infrastrutture altamente impattanti come il rigassificatore al Molo Polisettoriale rischiamo di riportare Taranto verso una visione industriale totalizzante che la comunità, l’Europa e le stesse istituzioni nazionali dichiarano da anni di voler superare».
L’associazione evidenzia inoltre che nessuno mette in discussione il ruolo dell’industria e della produzione energetica nel sistema economico nazionale, ma ritiene inaccettabile che la risposta alla crisi industriale passi ancora attraverso nuove “servitù” concentrate sempre sullo stesso territorio.
«Gli artigiani e la piccola impresa tarantina – evidenzia Palmisano – non sono disponibili a sacrificare ulteriormente questa terra, ipotecandone il futuro proprio nel momento in cui Taranto prova finalmente a costruire una normalità diversa, fatta di qualità della vita, attrattività, lavoro diffuso e valorizzazione del mare e della costa».
Particolarmente forte anche il riferimento alla situazione del quartiere Lido Azzurro. «Non possiamo accettare che una comunità già segnata da anni di marginalità e carenze infrastrutturali venga ulteriormente esposta a una prospettiva di isolamento e spopolamento – sottolinea il presidente di Confartigianato –. Lido Azzurro non può essere considerato un luogo sacrificabile».
Per l’associazione la vera sfida è un’altra: rigenerare e valorizzare il territorio costiero attraverso turismo, economia del mare, servizi e qualità della vita.
«Occorre rilanciare quella parte di città – conclude Paolillo – trasformando la fascia costiera in una leva di attrattività, economia del mare, turismo e qualità della vita, creando opportunità per residenti, famiglie e piccole imprese locali. Sarebbe un segnale concreto della volontà di accompagnare Taranto verso un modello di sviluppo più equilibrato, moderno e coerente con il percorso di diversificazione economica di cui da anni si parla».
«Taranto – conclude Palmisano – non ha bisogno di nuove imposizioni calate dall’alto. Ha bisogno finalmente di scelte coraggiose, coerenti e moderne, capaci di accompagnare la città fuori dalle contraddizioni che per troppo tempo ne hanno frenato il futuro».













