di Alessandra Carpino – Taranto BuonaSera
Anatema etneo ed occasione immediata di riscatto. Il Taranto cede di misura al Catania, incassando la terza sconfitta stagionale, ancora una volta in trasferta, sicuramente trascinando il rammarico di non aver osato di più. Tradizione negativa confermata per gli ionici nelle sfide disputate allo stadio “Massimino”, permeate da rivalità e ricordi amari: l’ultima era stata annullata due anni fa, previo fallimento del club rossazzurro e conseguente esclusione della compagine siciliana dal torneo. Accelerare le riflessioni in merito a qualche imperfezione tattica che rischia di essere pagata a caro prezzo è necessario, poiché il calendario non concede tregua: domani è in programma, infatti, il turno infrasettimanale ed il Taranto ospita la Turris sotto i riflettori di uno stadio Iacovone finalmente dichiarato agibile e fruibile al pubblico, dopo oltre cinquanta giorni dall’incendio divampato in curva Sud nel derby di debutto col Foggia, corredato dalle cronologie procrastinate per i lavori di ripristino dell’impianto, dalle diatribe fra il club e l’amministrazione comunale, dalle peregrinazioni in campo neutro e dalle dispute a porte chiuse imposte alla squadra. Contro il Catania, Ezio Capuano replica la formazione che aveva convinto e trionfato sul Crotone, stabilizzando lo schema tattico sul 3-5-2 ed affidandosi esclusivamente agli atleti over in ogni reparto, anche a fronte delle defezioni di elementi di fantasia offensiva come Orlando e Fabbro (entrambi infortunati e non recuperabili per l’impegno contro i corallini), del ritorno di Bonetti in panchina (in ritardo di condizione) e delle sofferenze fisiche di Ferrara (inserito nella mischia in avvio di ripresa in stato di necessità, al posto di un Panico affaticato). In retroguardia, tra Vannucchi custode dei pali ed Antonini faro centrale, sono collocati nuovamente De Santis e Riggio, i quali collaborano sulle catene di pertinenza, rispettivamente destra e sinistra, con Mastromonaco ed appunto Panico, mentre la cerniera nevralgica è completata da Romano e Zonta intermedi, con Calvano dedito al ruolo di regista puro. In avanti, la scelta del trainer rossoblu cade ancora su Cianci in binomio con Kanoute. La prima frazione di gioco si sviluppa sotto l’egida dell’equilibrio, dello studio reciproco dei dettagli, della meditazione delle contromisure da applicare: due squadre fisiche e strutturate, col Catania che privilegia il talento delle proprie individualità (Chiricò, Di Carmine e Bocic, collocati alti per le modifiche al modulo apportate da Tabbiani, tecnico sotto osservazione) e col Taranto che governa la fase di non possesso, rischiando però di schiacciare troppo il suo baricentro contro la supremazia di palleggio e le iniziative concesse ai padroni di casa. “ C’è un grande rammarico: aver dovuto cambiare alla fine del primo tempo per l’infortunio di Panico, che ha costretto Ferrara, unica alternativa a sinistra, a scendere in campo nonostante i pochi allenamenti effettuati- ha commentato mister Capuano- Questo ci ha limitato, perché abbiamo spezzato l’indirizzo tattico, subendo una fase di sofferenza nella zona centrale”. “La partita è stata preparata raddoppiando, a volte triplicando, le marcature su Chiricò e scalando bene contro un Catania particolarmente offensivo, che nella ripresa ha creato la massima spinta- ha precisato il tecnico rossoblu- Magari noi avremmo dovuto avere più coraggio in alcune situazioni, soprattutto nel primo tempo: siamo stati sempre compatti, ripartivamo bene, attaccavamo con saggezza la profondità e, sullo 0-0, non abbiamo sfruttato l’occasione con Kanoute a tu per tu col portiere”. La disinvoltura della compagine etnea è stata premiata dal gol decisivo siglato al 66’: Castellini agisce in progressione sulla fascia destra ed effettua il cross in area prima arpionato da Marsura all’altezza del primo palo, poi concretizzato dal colpo di testa di Samuel Di Carmine che supera Vannucchi. “Abbiamo incassato un gol molto strano ed evitabile, con difesa schierata e palla esterna- ha rimproverato Capuano- Ovviamente emerge anche la bravura di chi ci ha creduto sul secondo palo, ovvero Marsura che è fisicamente più strutturato rispetto a Mastromonaco. Ed un attaccante come Di Carmine sente la porta come pochi in questa categoria”. Ha cercato di correggere lo svantaggio l’equipe ionica, optando per la trazione anteriore e l’introduzione di Samele e Bifulco, elementi idonei alla ricerca della verticalizzazione e della densità in area avversaria, da monitorare nel processo di crescita o di adattamento: “Abbiamo cercato di ricompattarci, senza mollare, anche di variare qualcosa- ha spiegato l’allenatore- Siamo stati in partita sino alla fine ed in alcuni episodi siamo stati sfortunati: sul pallone gestito da Samele, ostacolato in scivolata in modo impeccabile, e sul diagonale corto di Fiorani, è stata davvero questione di centimetri”. “Abbiamo ottenuto anche due calci piazzati importanti che avremmo potuto capitalizzare meglio (con Romano e Cianci, ndr)- ha precisato il trainer ionico- Poche le ripartenze concesse agli avversari: la più insidiosa è stata registrata nel periodo di recupero, innescata da Zanellato per la conclusione sulla traversa del neo entrato Dubickas. Un rischio calcolato, poiché il Taranto era sbilanciato alla ricerca di un pareggio che avrebbe premiato almeno le aspettative legate alla preparazione della gara stessa. Sarebbe stata essenziale un po’ di attenzione in più. Ai ragazzi non posso rimproverare nulla, merito al Catania. Usciamo a testa alta, convinti che ce la possiamo giocare contro tutti”.













