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| foto Ufficio Stampa Taranto FC 1927 |
Un Taranto cinico e determinato ha portato a casa una fondamentale vittoria da quel di Torre Annunziata, imponendosi al Giroud per 1 a 0 con la rete del tarantino Salatino. Partita poco spettacolare, in verità, ma validissima sul piano agonistico. Ad affrontarsi due tra le più importanti compagini del girone, che hanno portato allo stadio campano più di tremila spettatori. Numerosa anche la presenza dei tarantini al seguito della propria squadra del cuore. Sebbene Savoia e Taranto rincorrano due obiettivi diversi in campionato, durante la partita hanno messo in scena una gara molto “maschia” e senza esclusione di colpi.
Parte meglio il Taranto che impone sin da subito un leggero predominio territoriale, arrivando a produrre qualche grattacapo dalle parti di Savino. I rossoblù trovano il gol alla mezz’ora, a seguito di un’azione manovrata, ma comunque sulla base di una ripartenza ben orchestrata da tutto il gruppo. L’assist su cross tagliato dell’under Carullo trova la deviazione vincente, di rapina, dell’altro under Salatino (viziato da un involontario tocco di mano?). Nella ripresa è il Savoia ad aumentare i ritmi e a mettere pressione al Taranto. Ma la compagine ionica, con ordine e senza mai perdere la testa, ci mette tutta se stessa e tappa quasi tutte le iniziative degli oplontini. Quando non ci riesce, sono prima Bova (a salvare sulla linea un colpo di testa di Del Sorbo diretto in rete) e poi Pellegrino (parata eccezionale sul tiro ravvicinato di Rekkik) a dire di no agli avversari.
Il Taranto, nel corso della ripresa, cambia pelle a seguito delle indicazioni di Panarelli: si schiera con la difesa a 3 (anzi a 5), inserendo, come a Cerignola, Massimo al posto di Pelliccia come terzino destro e rispondendo così alle mosse di Squillante che, invece, schiera fino a cinque attaccanti per il tutto e per tutto. Il Taranto, spinto dall’entusiasmo dei 250 tarantini sugli spalti, resiste fino alla fine conquistando una preziosissima vittoria, al termine di una prestazione di carattere, muscoli e tanto cuore. Tre punti d’oro che portano il Taranto a guardare tutti dall’alto verso il basso, con 14 punti conquistati su 18 a disposizione, frutto di quattro vittorie e due pareggi. Insieme al Bitonto, l’unica imbatutta del girone. Il Taranto ha mostrato in questa partita, tra tutti gli aspetti positivi, una compattezza ed unione che raramente si erano visti negli ultimi anni. La squadra, quando non riesce a produrre il “gran gioco”, sa soffrire, lottando centimetro dopo centimetro per portare a casa risultati pesanti. Utilizzando una metafora cara ai tifosi del Taranto, quello che si vede è un gruppo che somiglia, per atteggiamento, agli opliti spartani: un gruppo che sembra un tutt’uno, la cui propria vita dipende dalla difesa del compagno al proprio fianco.
Il Taranto sta raccogliendo consensi perché mostra, chiaramente, impegno e dedizione a questa maglia. Quando non si può permettere il gioco, poi risulta essere cinico e maturo. Che sa utilizzare la spada, oltre il fioretto. I rossoblu sembrano poi tutti in evidente crescita atletica ed emotiva. Vincere aiuta a vincere, aiuta ad allenarsi con più efficacia e a portare con se sempre più consenso. Il Taranto sta avendo, infatti, il grandissimo merito di riportare, con vittorie granitiche come questa di Torre Annunziata, il tifo dalla sua parte. Tifo che, a Taranto, per la maggior parte, cova sotto una coltre di polvere depositata in più di 25 anni di delusioni e fallimenti.
Il Taranto deve, infine, rimanere umile. Deve continuare ad essere una compagine, ci passerete il termine, “da paese”. Essere brutta, sporca e cattiva. Come professa il suo condottiero/allenatore Panarelli. E deve continuare a crescere. Magari avendo l’astuzia e la forza di chiudere le partite con un risultato più rassicurante, colpendo quell’avversario di turno ferito, ma ancora in piedi. Il Taranto ora, al primo posto, attende allo Iacovone la Fidelis Andria in striscia positiva da tre turni (due vittorie e un pareggio). Ci si aspetta più pubblico. Ci si aspetta continuità. Si va tutti insieme a tifare ed ammirare la capolista.
Paolo Fine














