di Maurizio Corvino
Un’altra giornata è trascorsa senza che il Taranto abbia trovato il nuovo allenatore. Dopo l’esonero di Luca Tiozzo, la panchina rossoblù resta vacante e quella che doveva essere una rapida soluzione per voltare pagina rischia di trasformarsi in una vicenda dai contorni sempre più complicati.
Il caso Pino Di Meo ha evidenziato soprattutto la distanza tra le valutazioni della società e la sensibilità di una parte importante della tifoseria. L’ipotesi di affidare la guida tecnica a un allenatore protagonista, nella passata stagione, di un gesto offensivo nei confronti dei colori rossoblù – il dito medio rivolto alla tifoseria, rimasto impresso nella memoria del pubblico – ha provocato una reazione immediata.
Il caso Di Meo e la reazione della piazza
A Taranto il rapporto con la maglia e con la storia del club rappresenta un elemento imprescindibile. Per questo motivo, la possibile scelta di Di Meo ha incontrato una forte opposizione, alimentando il malcontento sui social e nel confronto tra i sostenitori rossoblù.
La successiva marcia indietro ha evitato che la vicenda producesse una frattura ancora più profonda tra società e ambiente, ma resta una domanda inevitabile: perché prendere in considerazione un profilo che avrebbe inevitabilmente incontrato una simile contestazione?
Una vicenda che impone alla dirigenza una riflessione non soltanto tecnica, ma anche sul piano della comunicazione e della conoscenza del contesto nel quale opera.
Camassa al lavoro, ma domenica incombe lo Squinzano
Nel frattempo, gli allenamenti proseguono sotto la guida di Mimmo Camassa, in attesa che venga individuato il nuovo responsabile tecnico. Sul tavolo restano diversi nomi, tra cui quelli di De Luca e Ciullo, oltre ad altre possibili soluzioni.
Il tempo, però, stringe. Domenica allo stadio Iacovone arriverà uno Squinzano che sta attraversando un ottimo momento di forma e che rappresenterà un avversario particolarmente impegnativo. Affrontare una partita così importante senza aver ancora definito la guida tecnica rischia di complicare ulteriormente il percorso della squadra.
Al Taranto serve una decisione tempestiva, ma soprattutto una scelta ponderata, capace di garantire continuità di lavoro e un progetto tecnico riconoscibile.
La tifoseria come risorsa per ripartire
Dalla vicenda Di Meo emerge anche un dato che la società non può ignorare: la tifoseria rossoblù continua a rappresentare una componente centrale della vita del club. La reazione degli ultimi giorni ha dimostrato quanto sia forte il legame con la maglia e quanto determinati episodi possano incidere sul rapporto con la dirigenza.
La passione del pubblico non dovrebbe essere considerata un ostacolo alle scelte societarie, ma una risorsa da valorizzare. Ricostruire un rapporto di fiducia passa anche dalla capacità di ascoltare le sensibilità di una piazza che chiede rispetto per la propria storia.
Serve una svolta per non perdere altro terreno
Il campionato di Eccellenza è ancora lungo e il Taranto conserva margini per rilanciare le proprie ambizioni. La squadra dispone di qualità che possono consentire di recuperare terreno, ma occorre ritrovare rapidamente certezze, equilibrio e identità.
La prossima scelta sarà quindi determinante. Non basterà individuare un allenatore disponibile: servirà un profilo capace di dare una direzione tecnica al gruppo e di ricucire il rapporto con l’ambiente.
La piazza ha già dimostrato di essere pronta a fare la propria parte. Adesso tocca alla società rispondere con decisioni all’altezza delle aspettative e della storia del Taranto. Il tempo delle incertezze deve lasciare spazio a quello delle responsabilità.















