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Taranto, Paola Raisi: “Erasmo era un ragazzo con dei valori importanti” (ESCLUSIVA)

Foto album privato Paola Raisi

Taranto, Paola Raisi: “Erasmo era un ragazzo con dei valori importanti” (ESCLUSIVA)

"L’augurio che posso fare a Taranto, che resterà sempre e comunque la città del mio cuore ed è innegabile, è che le cose possano cambiare, perché è una città martoriata"

di Francesca Raguso

Il Taranto di 45 anni fa era ben diverso da quello degli ultimi anni. Era un Taranto che faceva sognare un’intera città, era una squadra che vinceva e nell’aria c’era addirittura profumo di serie A. A quei tempi militavano calciatori di ottima elevatura, ma uno era il bomber più acclamato dalla folla, colui sul quale ricadeva sempre l’accento durante l’annuncio delle formazioni: Erasmo Iacovone. Ogni sua rete scatenava un boato che faceva tremare gli spalti e rimbombava ovunque, al punto tale che le voci arrivavano fino in città.

Iaco: questo era il nomignolo che la tifoseria rossoblu gli aveva dato. Era entrato nel mirino di molte squadre di serie A disposte a tutto pur di averlo, in particolare la Fiorentina. Nella stagione ‘77/’78 aveva già messo a segno 9 reti.

Purtroppo il destino per lui aveva in serbo altri progetti. In una domenica sera, che si era chiusa in modo malinconico per “Iaco”, perché non era riuscito a trovare il gol nella partita in casa contro la Cremonese, il campione trovò la morte in un tragico incidente sulla strada per San Giorgio. L’impatto fu così forte che Erasmo fu sbalzato fuori dal parabrezza e purtroppo morì sul colpo. Non aveva ancora compiuto 26 anni, si era appena sposato da 7 mesi e aveva lasciato la sua adorata moglie, Paola Raisi, in attesa della figlia Rosy.

Quella fu una notte amara per tutti, non si spense solo un campione, ma anche una città intera, fatta di persone che non seguivano il calcio e di persone che invece lo avevano sempre seguito fino all’ultimo saluto dentro l’ex stadio Salinella. Due giorni dopo i funerali l’allora presidente Fico volle rendere omaggio al campione, decidendo di far cambiare nome allo stadio Salinella per farlo intitolare con il suo nome, nel suo ricordo.

Oggi voglio contribuire a rendere omaggio sia al campione sia all’uomo umile che era, attraverso le parole di colei che è stata la compagna di una vita di “Iaco”, che per tanti anni si è fatta forza nel suo ricordo e continua a farlo: Paola Raisi.

Foto album privato Paola Raisi

Ciao Paola. So che per te non è facile far tornare alla mente determinati ricordi, ma per prima cosa volevo chiederti come hai conosciuto Erasmo?

“I miei ricordi li ho tutti belli presenti, magari qualcosina mi sfugge nel tempo. Erasmo l’ho conosciuto perché giocava nel Mantova, era arrivato lì da poco, però lui era molto legato a Carpi, aveva tanti amici ed era rimasto in contatto con tanta gente. Tutti i lunedì lui era libero, era la sua giornata di riposo e veniva a Carpi. Noi avevamo un’azienda che dirigevo io con mia sorella e lui passava sempre da noi a salutare mia sorella, perché erano amici. Io non lo conoscevo, penso di essere stata l’unica in tutta Carpi a non sapere chi fosse. Allora era molto ambito anche dalle ragazze. Ogni lunedì che passava in azienda, però, sistematicamente mia sorella non c’era, allora un giorno lui si è presentato e ci siamo messi a parlare. La signora che lavorava con noi un giorno mi disse di parlarci un po’ con quel ragazzo, perché era anche carino. Così iniziò lei ad approcciarsi a lui e poi integrò me. Fu così che piano piano è iniziata questa storia e abbiamo cominciato a parlare così tutti i lunedì non veniva più per mia sorella ma per me. Da lì è nata questa amicizia che poi è diventata quello che è diventata. Allora non lo consideravo molto perché non lo vedevo una persona adatta a me. Quindi non consideravo proprio questo ragazzo, con tutti quei capelli ricci, i baffoni, mi dicevo che non era nel mio target. Invece sbagliavo tutto. Dopo, piano piano abbiamo iniziato a frequentarci , lui veniva, mi telefonava. Mi ricordo un particolare molto bello. A distanza di qualche mese lui mi chiamò per invitarmi a cena e si presentò la sera, alla chiusura del negozio ed ha aspettato che rimanessi da sola. Quella sera si presentò con una rosa che probabilmente era un segnale di una mezza dichiarazione, per farmi capire. Lì per lì mi bloccai un attimo, però poi pian piano con tante piccole cose, tanti piccoli dettagli che mi avevano pian piano colpito, anche perché era un ragazzo molto dolce, molto affettuoso, cambiai idea.”

Cosa ti ha fatto innamorare di Erasmo?

“Piccoli dettagli che sono rimasti nel cuore. Questa sua dolcezza, questo suo modo di porsi, un ragazzo molto semplice, molto tranquillo. Quindi pian piano mi sono proprio innamorata. È stato altrettanto per lui, perché poi conoscendomi ha trovato un po’ le stesse cose.”

Che tipo di amore è stato il vostro? Se tornassi indietro rifaresti tutto?

“Si si si. È stato sicuramente un amore molto grande, molto forte, molto sentito, anche perché lui aveva dei valori molto importanti, cioè i valori della vita. Era un ragazzo che veniva fuori da una famiglia dove c’erano dei valori molto importanti e altrettanto noi. Eravamo molto legati, molto innamorati, c’era questo innamoramento cresciuto nel tempo e negli anni. Lui era un ragazzo “di una volta”, potremmo dire adesso, anche perché si presentò alla mia famiglia, parlò con mio padre e gli disse che voleva frequentarmi, poi a distanza di tempo gli disse che volevamo fidanzarci e poi siamo arrivati al tempo in cui parlò sempre con i miei genitori perché volevamo compiere il passo di sposarci. Quando parlavamo di sposarci, lui già progettava, insieme alla mia famiglia, di crearsi un futuro qui a Carpi, perché lui a Tivoli non voleva vivere nonostante avesse la famiglia lì. Eravamo tutti ormai molto legati a lui.”

Foto album privato Paola Raisi

Come è stato vivere una vita con lui? Anche se è durata fin troppo poco e non avete potuto godere insieme del momento di gioia di diventare genitori.

“Intanto quando eravamo fidanzati ci si frequentava, lui veniva a Carpi, io andavo a Mantova, ognuno aveva i propri spazi, il proprio lavoro. L’abbiamo vissuta benissimo. Poi andavamo a casa dalla sua famiglia. Certo era una vita diversa da quella di oggi in cui i ragazzi partono, vanno a fare i weekend, allora non esistevano queste cose, quindi tu partivi da qui e arrivavi a Roma dalla sua famiglia. Comunque l’abbiamo vissuta benissimo, tutte le sere lui mi telefonava, ci si sentiva, poi Carpi Mantova sono 20 minuti di strada, non è lontanissimo. Siamo stati benissimo, felici e contenti. La domenica, quando lui giocava in casa, io andavo a prenderlo dopo la partita e stavamo insieme, andavamo a mangiare qualcosa e poi io tornavo a casa, poi lui veniva giù il lunedì. Quando è arrivata la notizia di Taranto, è stato un po’ un fulmine a ciel sereno, nel senso che non sapeva come fare a dirmelo, perché sapeva di allontanarsi, cioè di essermi lontano ma vicino. Lui non vedeva l’ora di dirmelo, era felicissimo, perché ovviamente per lui era un salto di qualità. Quindi io ho vissuto quei due anni che lui è stato a Taranto stando a casa, sentendoci tutte le sere e ci vedevamo quando capitava che lui veniva a giocare su al nord. Eravamo talmente legati che non ci pesava questa lontananza, c’era questo bene talmente forte e così sentito che non ci pesava. Io l’ho vissuta così, anche perché non avevamo i mezzi tecnologici di oggi.”

So che per te non è facile, ma quella tragica sera chi ha avuto il coraggio di farti quella fatidica telefonata? Soprattutto nel momento delicato in cui eri, visto che aspettavi tua figlia Rosy.

“E’ successo questo. C’è stata questa chiamata nel pieno della notte ed andò a rispondere mio padre. Chi chiamò fu il mister, Gianni Seghedoni. Il mister aveva la famiglia a Modena, quindi tutti i weekend veniva a casa dalla sua famiglia. Quella sera chiamò e raccontò a mio padre quello che era successo. Ovviamente ci siamo allertati tutti, perché una chiamata in piena notte è chiaro che ti faccia subito pensare a qualcosa di non bello. Seghedoni gli diede la notizia e basta. Mio papà mise giù il telefono e disse a mia madre che doveva prepararsi qualcosa, perché Seghedoni sarebbe andato a prenderlo per andare a Taranto. Non ci fu neanche il tempo di parlare che Seghedoni era già dietro la porta di casa. Loro due evidentemente si erano parlati e il mister gli aveva chiesto se voleva andare con lui, perché partiva immediatamente per Taranto. Seghedoni, ce l’ho presente come se fosse oggi, come una di quelle immagini che ti rimangono impresse nella mente, si presentò davanti alla porta di casa e non è nemmeno entrato, mio padre prese la sua borsa e se ne andò con lui. Prima di andar via il mister mi disse che Erasmo aveva avuto un incidente, però di stare tranquilla, perché era in ospedale e non era successo niente di grave, qualche piccole ferita, però tutto a posto. Poi loro sono partiti. Da li è stata una nottataccia. Fino alla mattina non avevo notizie. Io incominciai in tarda mattinata a chiamare a Taranto, chiamavo Fanti, perché lo frequentavamo ma nessuno mi rispondeva e, quando mi rispondevano, mi dicevano di stare tranquilla, perché Erasmo era all’ospedale ed era tutto sotto controllo, le solite cose che tutti dicono ma nessuno poi ha il coraggio di dirtelo, perché non sanno come fare. Verso mezzogiorno iniziarono ad arrivare tutti, dal mio medico a mia madre, alla vicina di casa e purtroppo mi dovettero dare questa notizia. È stata una catastrofe, in quel momento tutto ti crolla addosso, perché ti dici che è impossibile una cosa del genere e invece purtroppo era vera. Dopo iniziarono a dare le notizie al telegiornale e purtroppo ho dovuto affrontare questa realtà.”

Che rapporto hai con tua figlia Rosy e con le tue splendide nipoti? Racconti mai del papà/nonno Erasmo?

“Loro sono nate praticamente avendo già davanti questa figura che, ovviamente, per noi è sempre stata importantissima, non c’è occasione, non c’è momento in cui non si parli di lui. Tante volte, in determinate circostanze, con mia figlia c’è un tacito accordo, nel senso solo uno sguardo, non c’è bisogno di parlarci, perché già con uno sguardo riusciamo tutte e due a capirci che il pensiero è andato a lui. Nella mia sfortuna sono stata anche fortunata ad avere intanto la mia famiglia che mi ha aiutata, sostenuta ed è sempre stata presente, poi sono stata circondata da amici, da tante persone, da amiche che tutte le sere venivano a casa e persone che passavano anche solo per chiedermi come stessi. Poi anche questo mio medico che è stato bravissimo, che mi ha seguita come se fossi una di famiglia. Lui, tornando dall’ospedale, si fermava a casa mia e mi chiedeva come fosse andata la giornata e come mi sentivo, solo due parole. Abbiamo portato avanti questa gravidanza con tanta fatica, mi sono fatta forza, perché questa bambina doveva nascere a tutti i costi, non sapevo nemmeno se era un maschio o una femmina. Ho avuto accanto delle persone che mi hanno sostenuta tanto e non so da sola fino a che punto ce l’avrei fatta. Mi presi un anno di tempo per poterla seguire, per poterla crescere, era una bambina molto sveglia, molto dinamica, un po’ come il DNA del papà, al contrario del mio. È vero che crescendo vedi che la figura paterna ti viene a mancare, ma abbiamo sempre cercato di non farle mancare mai tutto l’affetto possibile, proprio per riempire questo vuoto della presenza che non c’era. Oggi anche lei è mamma di due ragazze e siamo molto legate, molto unite. Con mia figlia siamo sempre state molto legate e si va avanti.”

A Taranto sei stata fin troppo poco. C’era qualcosa che non andava nel periodo in cui ci sei stata o semplice nostalgia di casa?

“Io ero talmente felice di poter raggiungere mio marito, di poter vivere la mia vita insieme a lui, che proprio la mancanza di casa non l’ho sentita. A parte il fatto che sono stata giù praticamente pochissimo, perché sono scesa i primi di ottobre e il fatto è successo i primi di febbraio, quindi sono stati proprio pochi i mesi. Però, quando venne a prendermi, facemmo il viaggio in due giorni e ce la prendemmo molto comoda, tipo gita turistica. Eravamo felicissimi, contenti, lui era felice di potermi avere al suo fianco, di non essere più solo e io altrettanto. Poi è chiaro, la tua famiglia un po’ ti manca, però non più di tanto, son sincera. Da ragazzi giovani, innamorati, non vedi l’ora di avere un po’ la tua vita. Lui mi parlava sempre di Taranto, mi diceva che mi sarebbe piaciuta, che mi avrebbe portata nella città vecchia, perché era una cosa meravigliosa. Lui stava cercando una casa a Taranto e, conoscendo le mie abitudini, voleva cercare una casa carina, in una bella posizione, voleva fare di tutto per accontentarmi, per cercare di darmi il meglio, anche perché, portandomi via dalla famiglia, sapeva che c’era questo distacco, questo cambiamento di vita. Dopo finalmente aveva trovato questo appartamento in Viale Virgilio che dava sul mare. Ci siamo fatti una settimana di albergo prima del trasloco. Il giorno che facemmo il trasloco, voleva portarmi a pranzo fuori, ma io non volevo, perché preferivo pranzare nella nostra casa, con le vetrate che davano sul mare, così pranzammo con due panini seduti sugli scatoloni durante il nostro trasloco, perché volevo godermi lo spettacolo che avevo davanti. Questo è stato il nostro arrivo nella nostra casa.”

Manchi da Taranto da parecchio, ti manca qualcosa di questa città? Dopo tanti anni ti piacerebbe ritornarci?

“Tanto. Io sono ritornata dopo tanti anni, con la moglie di Fanti alla quale mi ero legata tanto, eravamo sempre a casa loro, quando andavano in ritiro andavo anch’ io lì, anche per non stare a casa da sola e ci teneva anche Erasmo. Sono tornata dopo tanti anni ed è stata un’emozione troppo forte. Sono entrata nel mondo del calcio, sono venuta allo stadio a vedere la partita, il mondo del calcio per me era fuori dalla nostra vita, dalla nostra quotidianità. Poi sono ritornata a distanza di qualche anno, con un’altra mia carissima amica che non aveva mai visto Taranto, e siamo venute, sempre ospitate, sempre circondate da queste persone che sono state veramente ospitali. Dopo non sono più venuta. Mi piacerebbe, questo sì. La prima volta venni in una “veste ufficiale”: ci aspettavano, c’era questo ritorno della moglie di Iacovone, una cosa ufficiale. La seconda volta che tornai, con un’altra mia amica, ero in contatto con un ragazzo di Taranto e gli dissi che sarei venuta, però volevo stare fuori da tutto quello che era qualcosa di ufficiale. Anche lì è stato un ritorno bellissimo, mi è piaciuto tanto. Io volevo andare allo stadio e stare in mezzo a queste persone anche per rispetto nei loro confronti, per dar loro questa grande soddisfazione, perché se la sono meritata, perché è gente che ti manifesta sempre l’affetto, il ricordo, questa è gente vera, non è gente che ha degli interessi e delle cose diverse. Queste emozioni non le puoi descrivere, le puoi solo vivere. Devo dire che Taranto mi manca e mi piacerebbe tanto tornare, però non so nemmeno io, perché da sola non mi piace.”

Da tifosa, ma soprattutto per l’amicizia che ci lega, ti chiedo di raccontarmi un po’ di Erasmo:“Com’era come giocatore, ma soprattutto com’era come persona?” Molti della mia generazione, che non hanno potuto nè conoscerlo e né vederlo giocare, vorrebbero conoscerlo attraverso le tue parole.

“Io penso che anche a Taranto l’abbiano conosciuto per come lui era. Calcisticamente parlando non posso dire niente, perché proprio di calcio ne so zero. Però diciamo che il suo nome lo sentivi, perché lui in quel momento era quello che portava a far esultare, portava ad avere dei risultati, era questa figura che dava un’impronta diversa a questa squadra, che pian piano sarebbe arrivata in serie A. L’ho visto giocare una sola volta a Mantova. Lui stava vivendo questo momento molto importante della sua vita, c’erano tante cose. Erasmo era una persona molto modesta, molto umile, di un’umiltà incredibile, lui non si considerava un mito, un calciatore importante. Lui vedeva quello che faceva, però era molto umile e questa sua umiltà era molto grande. Quando tornavano dalla partita, la moglie di Fanti faceva molti complimenti ad Erasmo perché aveva segnato, però quando poi tornavamo a casa ed eravamo da soli, lui mi diceva che era vero che lui segnava la domenica ma che in realtà non era lui che faceva gol, era tutta la squadra, erano i suoi compagni che gli passavano la palla ed era grazie all’affiatamento del gruppo che la domenica riusciva a segnare e lottare per la vittoria ogni domenica. E mi chiese di non dire più che era bravo solo lui. Questo per far capire la sua umiltà, magari un altro al suo posto si sarebbe esaltato. Questo era il suo modo di vivere. Per questo stavamo bene insieme, vedevamo la vita nello stesso modo. Poi preso da solo era un ragazzo sempre gioioso, sempre spiritoso, un ragazzo sempre sorridente, scattante sempre carino, era un ragazzo al quale non potevi non voler bene. Quando a volte penso a tante cose, anche alla vita vissuta con lui, tante volte dico che lui era un Angelo venuto sulla terra che però doveva ritornare indietro, perché non poteva essere un ragazzo così giovane con un cuore così, a 20 anni non pensi a queste cose. Noi non abbiamo mai vissuto l’Erasmo calciatore, ma sempre l’Erasmo persona, umanamente parlando. Questa è stata la nostra storia. Dobbiamo andare avanti, questa è la vita. Io dopo un po’ di anni mi sono risposata e ho avuto altri due figli, uno dei quali, qualche anno fa, si è fatto crescere i capelli e i baffetti come Erasmo, al punto tale che, nonostante non abbia niente a che fare, ha una somiglianza fortissima con Erasmo. Io credo molto nelle coincidenze, nei piccoli segni e credo anche in questo fatto che sia un segno della sua presenza.”

Foto album privato Paola Raisi

Volevo chiederti: “Cosa ne pensi dell’iniziativa intrapresa dalla nostra testata, Giornalerossoblu.it, che, grazie al Direttore Maurizio Mazzarella, al Coordinatore Maurizio Corvino sono riusciti, grazie anche all’interesse dell’APS Taras, a far ripristinare la lapide in memoria di Iacovone nel luogo in cui è avvenuto il tragico incidente?”

“Quando ho iniziato a vedere sui social questa notizia, ne ho parlato anche con mia figlia, gliela feci vedere. Dopo, quando abbiamo visto le foto del ripristino, chiamai Maurizio Mazzarella perché volli parlargli direttamente, mi sembrava il minimo da fare. Lui mi spiegò come fosse avvenuta tutta la cosa, chi si fosse interessato, chi avesse interagito per questa cosa. Dopo di che io chiamai a Modena il dottor Alfieri, che fa parte dell’APS Taras e l’ho ringraziato da parte mia e da parte di mia figlia. Poi ho ringraziato tantissimo anche Maurizio e tutta la redazione del giornale. Addirittura, da quello che ho capito, sono stati loro i promotori di questa iniziativa dopo la segnalazione di un altro tifoso, durante una diretta web. Sono stata molto contenta del fatto che qualcuno avesse caldeggiato questo progetto anche perché noi siamo lontani. Comunque non è una cosa da poco, anzi è tanta, tanta roba. Io mi sentirò sempre in debito, non saprò mai come sdebitarmi. Ciò è la dimostrazione di quell’affetto grande di queste persone che hanno sempre nel cuore la figura di questo ragazzo. Per me ancora oggi questa lapide è stata una grandissima dimostrazione di affetto e di bene, prima di tutto nei suoi confronti e poi anche nei confronti della nostra famiglia. Quindi non potrò mai smettere di ringraziarli tutta la vita.”

In questo nuovo anno, che augurio ti senti di fare a te stessa, alla tua famiglia, e alla città di Taranto?

“Quest’anno l’abbiamo iniziato abbastanza bene, nella norma. Posso dirti che abbiamo vissuto dei momenti difficili, questi ultimi anni sono stati molto difficili per tutti e molto pesanti. L’augurio che posso fare a me e alla mia famiglia è che possa sempre andare così, perché, nonostante tutti i problemi e le difficoltà, quando ci alziamo la mattina è un po’ come entrare in un’arena, devi sempre combattere e lottare, però questa è la vita, ti mette sempre alla prova, ma va bene, perché cerchi sempre di tirar fuori il meglio di te stessa e cerchi di dare sempre di più. Con tutte le difficoltà, io mi auguro che vada sempre così, che tutto sommato alla fine tutto si risolva, tutto si metta in fila, step by step. L’augurio che posso fare a Taranto, che resterà sempre e comunque la città del mio cuore ed è innegabile, è che le cose possano cambiare, perché è una città martoriata, ma non da adesso, da tanti anni, però diciamo che adesso le cose sono forse peggiorate, ci sono degli interessi troppo grandi che nemmeno noi sappiamo e sapremo mai. Taranto è una città meravigliosa, geograficamente parlando, è una città splendida, però purtroppo non ha modo di potersi elevare, di poter eccellere in qualcosa, non ne ha modo, perché è sempre lí soffocata, per me è una cittá martire. Quindi l’augurio che posso fare è quello che le cose possano cambiare, che la gente possa alzare un attimo lo sguardo, che possa alzare la testa e respirare un’aria un po’ più leggera. Poi se vogliamo metterci in fila anche il calcio, io sono molto sincera, lo seguo sempre, però non abbiamo molte soddisfazioni. Non capisco come mai dopo tanti anni non si sia arrivati ad un traguardo migliore, un pochino più gratificante. Molti dicono a volte che sembra quasi una maledizione questa cosa da quando è successo il fatto di Erasmo, però vogliamo essere tutti positivi, vogliamo crederci e vogliamo pensare che le cose possano migliorare. Forse, quando meno ce l’aspettiamo, potrebbe avvenire il miracolo che il Signore ci mandi un calciatore che incominci a farci sognare ancora un po’, nutro sempre questa speranza da sempre. Ho visto passare tanti calciatori, chi più chi meno, ho visto passare tutte queste società, ho sentito tante cose, leggo tante cose, però non cambia niente, alla fine siamo sempre lì. Ogni tanto mi capita di parlare con Erasmo e gli dico di fare qualcosa, di guardare anche un po’ qua giù noi poveri umani, ci parlo sempre, però poi dico che forse non riesce a fare niente. Però l’augurio è soprattutto per questo, che a livello di città possano cambiare tante cose, possa migliorare, che questi potenti si possano rivedere, che possano aprire gli occhi e anche sotto l’aspetto del calcio mi auguro che possa avvenire il miracolo, io sono legata a questa cosa.”

Tags: Taranto FC 1927
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