Il girone B della serie C1 – stagione 1983/84, come da favorito dei pronostici, a vincerlo fu il Bari Bruno Bolchi, con 45 punti, club che ritornò, dopo 12 mesi, in serie B (la promozione l’ottenne il 27 maggio 1984, con la vittoria casalinga contro il Benevento per 3 a 1), mentre il secondo posto fu ad appannaggio del Taranto di Antonio “Tony” Giammarinaro e del suo indimenticabile Presidente, il Cavalier Luigi Pignatelli, che ritornò in B dopo tre anni; da notare che i galletti biancorossi rimasero fino al 2016 l’unica compagine di terza serie ad essere giunta alle semifinali di Coppa Italia di serie A e B.
Sfumò, in quella annata, la storica promozione per il Francavilla al Mare e la Virtus Casarano, formazioni che chiusero terzi da un punto dai rossoblu ionici. Durò poco , invece, la permanenza in C1 di Foligno e Civitanovese che fecero ritorno in C2; furono, altresi’, retrocessi anche il Siena ed il Rende (i calabresi ritornarono in serie C nel 2017).
Il Taranto di Giammarinaro, il 3 giugno 1984, si recò a Benevento, per concludere la stagione, con l’aspettativa della conquista della promozione.
Alla vigilia dell’ultima di campionato, la capolista Bari a 43 punti era già stata matematicamente promossa la domenica precedente (vittoria interna con il Benevento per 3 a 1), secondo era il Taranto a 42 punti (grazie alla vittoria interna ottenuta per 4 a 1 sulla Salernitana), mentre terzi, a pari punti (40) erano posizionati il Francavilla ( nell’ultimo turno interno, insipido pareggio per 0 a 0, con il Barletta) ed il Casarano (reduce dalla sconfitta per 1 a 0 a Caserta).
In virtù di questi risultati i campi principali, per l’ultimo turno, il 17° del girone di ritorno, furono Benevento, per Benevento – Taranto, Casarano, per Virtus Casarano – Civitanovese e Terni, per Ternana – Francavilla.
In quella domenica, prima del mese di giugno, in una Taranto imbandierata all’inverosimile e stracolma di striscioni, bandiere, vessilli, maglie rossoblu indossate dai tifosi rimasti in Città, si respirava un’aria frizzante ed elettrizzante in tutte le arterie , in ogni zona del territorio urbano da Paolo Sesto fino a San Vito Talsano, con i balconi listati dai colori rossoblu presenti nella stragrande maggioranza degli edifici e degli striscioni lungo gli stessi balconi o agganciati da balconi opposti, sospesi sulle strade, oltre a palloncini dei due colori che si sprecarono, venditori ambulanti di bandiere, trombe, fischietti e fuochi artificiali, negli angoli abitudinari delle vie, soliti punti durante le grandi occasioni.
Nella prima mattinata, da piazza Ebalia, dalla zona della Concattedrale, dai punti nevralgici delle borgate di Statte e Talsano, dai quartieri, si ebbe l’esodo della tifoseria verso la Città sannita, viaggio in allegria e con la giusta carica nervosa, accompagnato dalla convinzione di poter raggiungere l’obbiettivo e la speranza che anche i risultati dagli altri campi potessero la spinta per l’approdo alla serie superiore, confidando nella voglia di dare il tutto per tutto da parte dei marchigiani di Civitanova, impegnati al Capozza di Casarano e dell’indomita Ternana opposta, nella sfida casalinga. agli abruzzesi del Francavilla al Mare.
Durante la settimana, preparata meticolosamente (dopo la straripante vittoria sulla Salernitana per 4 a 1), le dichiarazioni furono improntate alla massima cautela, lo stesso cavalier Pignatelli, devotissimo a Sant’Antonio con le sue proverbiali esposizioni della statuetta del santo nei pre e post partite casalinghe, quale ringraziamento e segno delle sua devozioni, citava il Santo da Padova affinché proteggesse la squadra e l’accompagnasse nella serie superiore.
Il Taranto, a Benevento si presentò con l’unico risultato possibile che lo potesse proteggere dagli immediati inseguitori, ma improvvisamente, al 13° minuto, il sannita Lunerti trafisse il portiere ionico, con un tiro da fuori area che non dette scampo.
Quello fu, in effetti l’unico tiro pericoloso verso la porta ionica e, all’intervallo, le notizie che giunsero da Casarano, videro la Civitanovese in avanti, mentre regnò il risultato di parità a Terni.
Nel secondo tempo, mentre la Civitanovese si portò sul doppio vantaggio e la Ternana, provvisoriamente, avanti sul Francavilla, i rossoblu furono senz’altro protesi in attacco nella speranza che le punte Chimenti e Formuso, arrivassero alla marcatura per la tranquillità e la certezza del successo del campionato.
Mentre il tempo scorse, quasi lentamente, il Francavilla si portò sul pareggio, al Liberati di Terni, mentre il Casarano accorciò le distanze.
Nei minuti conclusivi , mentre giunse da Casarano la notizia del pareggio dei padroni di casa (capaci di raggiungere il pareggio, nonostante un doppio, bruciante svantaggio), evento che cominciò a far tremare tutto l’entourage ionico (il cavalier Pignatelli, nella trasmissione “speciale promozione in B” trasmessa da un’emittente locale, affermò di essersi sentito male, negli ultimi minuti di gara, alla notizia del pareggio del Casarano che sembrò dovesse sfilare la promozione ai rossoblu, da un momento all’altro), i rossoblu tentarono di portarsi in avanti con gli attaccanti, ma il muro difensivo beneventano resse e gli assalti furono vani, poi, al fischio finale, si dovette attendere qualche minuto per conoscere i finali da Terni (arrivò quasi subito la conferma del pareggio per 1 a 1) e, soprattutto, da Casarano (fu eseguita una telefonata ai Carabinieri della locale stazione per avere la conferma del pareggio per 2 a 2 ), notizia che dette la stura ai festeggiamenti negli spogliatoi e tra i tifosi al seguito.
Il tam tam mediatico da Benevento a Taranto, dette il via ai festeggiamenti in Città tra balli, caroselli, musica e sventolii di bandiere, vessilli, tuffi nelle fontane di piazza Ebalia e Piazza Immacolata, tutta la Città si riversò per strada e la gioia fu spalmata fino a notte inoltrata. Intanto un’emittente locale organizzò uno speciale per l’evento, con l’attesa negli studi televisivi della squadra, e alla presenza dei giornalisti Nino Botta e Narciso Bino, si andò fino a notte inoltrata.
In trasmissione, arrivò subito un ebbro cavalier Pignatelli, traballante nel suo incedere, molto provato per l’intensa giornata, tanto che confessò di essersi sentito poco bene, nei minuti finali del match (probabilmente malessere dovuto al forte stress emotivo) e questo spinse il conduttore a farlo accomodare su un poltrona per stare comodamente più rilassato. Lo stesso Botta, per farlo riprendere raccontò l’aneddoto del colloquio tra lui ed il Cavaliere, in tribuna centrale, che disse di essersi raccomandato a Sant’Antonio per la promozione in serie B, mentre Botta, scherzosamente, gli rispose che si doveva attivare una cooperativa di santi per raggiungere l’agognata serie superiore, vista la domenica “bestiale” culminata con una sconfitta, comunque obbiettivo ampiamente meritato.
Ecco due parole magiche: “promozione” e “serie B”, all’epoca, o “serie C”, negli anni successivi a quel 1984, che divennero sporadiche (le promozioni in serie C), rare (quelle dalla C alla B, ancora assente da 28 anni), ma la speranza degli inimitabili tifosi ionici e che quella tradizione, molto frequente in quegli anni, di scalare la serie B (dalla serie C) e successivamente la C1 (dalla C2), possa riprendersi per ravvivare ricordi che sempre più con il trascorrere degli anni diventano sbiaditi.
Le emozioni, sia per le promozioni dalla C alla B, e le salvezze conquistate, sul filo del gong conclusivo, dalla B alla C e recentemente dalla C2 alla D (nel primo anno di Blasi, espugnando Ragusa), mancano tantissimo, ma anche quelle manifestazioni di gioia con cortei nelle vie cittadine, imbandierate e soprattutto ricche di suoni e ridondanti di allegria.
Ritorneranno quei tempi, i cuori rossoblu sempre palpitanti, sono forti e supereranno tutte le avversità cui sono stati costretti in questi lunghi anni di assenza dal calcio che conta.
La Redazione













