Il dibattito sul futuro del Taranto continua ad animare la città dopo la mancata promozione in Serie D. Tra le voci che chiedono una mobilitazione istituzionale a sostegno della causa rossoblù c’è quella di Taranto Think Tank, che invita politica e istituzioni locali a fare fronte comune per favorire un eventuale ripescaggio.
Secondo il gruppo, la richiesta non rappresenterebbe una forzatura, ma troverebbe precedenti significativi nella storia del calcio italiano, dove in più occasioni la Federazione ha adottato soluzioni straordinarie per tutelare piazze considerate strategiche.
«Ricordando che diversi anni fa ci fu un trattamento particolare che riguardò la Fiorentina – si legge nella nota – abbiamo fatto delle ricerche che hanno fatto emergere quanto segue».
Il riferimento è alla vicenda della Fiorentina nell’estate del 2003. Dopo il fallimento della società viola e la nascita della Florentia Viola, il club venne iscritto in Serie C2, conquistando immediatamente la promozione sul campo. Tuttavia, il cosiddetto “Caso Catania” determinò una profonda riorganizzazione dei campionati professionistici e la FIGC decise di ampliare la Serie B da 20 a 24 squadre, ammettendo direttamente la società toscana tra i cadetti.
«In pratica – ricorda Taranto Think Tank – la squadra saltò una categoria e fu promossa in Serie B senza passare dalla C1». Una scelta che consentì alla Fiorentina di completare in appena due anni il percorso di ritorno in Serie A.
Per il gruppo, quello viola non rappresenta un caso isolato. Nel corso degli anni, situazioni analoghe, seppur con modalità differenti, hanno riguardato anche piazze importanti come Napoli, Torino e Parma.
«Pertanto il caso Fiorentina non è l’unico», sottolinea Taranto Think Tank, che pone una domanda destinata ad alimentare il confronto cittadino: «Perché non può essere adottato un criterio meritocratico altrettanto premiante per piazze importanti come Taranto e Messina?».
La riflessione si estende al sistema calcistico nazionale. Secondo il gruppo, il principio del merito sportivo resta fondamentale, ma la storia recente dimostrerebbe come non sia stato sempre applicato in maniera assoluta.
«Negli ultimi vent’anni il sistema calcistico ha conosciuto deroghe strutturali: riforme, allargamenti, ripescaggi straordinari e riammissioni amministrative hanno più volte modificato l’assetto originario delle competizioni», evidenzia la nota.
Da qui nasce la proposta di introdurre un meccanismo regolamentato di ammissione straordinaria alla Serie D per le realtà calcistiche considerate di particolare rilevanza. Un sistema che, nelle intenzioni del gruppo, dovrebbe basarsi su criteri oggettivi e verificabili, tra cui il bacino d’utenza, la solidità economica della società, l’adeguatezza degli impianti sportivi e l’assenza di realtà calcistiche equivalenti sul territorio.
Nel caso di Taranto, uno degli elementi ritenuti maggiormente qualificanti è rappresentato dal nuovo stadio Erasmo Iacovone, atteso per il prossimo settembre.
«Una struttura moderna che rappresenta progettualità e ambizione sportiva sul medio-lungo periodo», sottolinea Taranto Think Tank.
Per il gruppo, la questione non può più essere considerata soltanto teorica. «Se il calcio italiano ha già dimostrato in passato di poter intervenire con decisioni straordinarie per salvaguardare piazze ritenute strategiche, allora diventa legittimo interrogarsi sulla possibilità di trasformare queste eccezioni in un sistema regolato, trasparente e replicabile».
La conclusione è un appello rivolto direttamente alla politica cittadina e territoriale.
«Sarebbe opportuno che la politica tarantina scendesse compatta in campo per perorare il ripescaggio del Taranto, come avvenuto in passato per altre realtà calcistiche».
Un invito all’unità istituzionale che punta a mantenere alta l’attenzione sul futuro del calcio rossoblù e sul ruolo che una piazza storica come Taranto potrebbe continuare a svolgere nel panorama calcistico nazionale.
«Forse – conclude la nota – la vera riforma non è aggiungere nuove eccezioni, ma dare finalmente un ordine stabile a quelle che, da decenni, esistono già». Un messaggio chiaro: Taranto chiede di non essere lasciata indietro.














