di Domenico Ciquera
Il Taranto, a essere sinceri, ieri ha disputato forse la peggiore gara dell’intera stagione, e non solo dal punto di vista tattico. I rossoblù hanno mostrato una preoccupante mancanza di personalità in ogni zona del campo, schiacciati dal peso dell’obbligo di vincere a tutti i costi. Una pressione che non dovrebbe condizionare calciatori con un curriculum di categoria superiore come quelli del Taranto. E invece è successo.
La sconfitta brucia, e brucia doppio: per come è maturata, senza giocare a viso aperto, e per l’avversario contro cui è arrivata. Il Bisceglie è, nei fatti e nell’organico, una squadra di Eccellenza: una formazione di categoria, ma certamente non costruita a inizio stagione per vincere a mani basse il campionato.
Questa battuta d’arresto, però, non deve far smettere di credere nella promozione. Tutto è ancora possibile. Lo dicono i numeri e lo dicono i calendari: le dirette concorrenti dovranno affrontare partite complesse, mentre i rossoblù hanno, sulla carta, un cammino più abbordabile che può permettere di arrivare allo scontro diretto del 22 febbraio con uno scarto di punti ridotto. Senza dimenticare una classifica ancora appesa anche a situazioni extra-campo tutt’altro che definite, che potrebbero consentire di accorciare sia sulla seconda posizione — oggi troppo distante per rendere praticabili i playoff — sia sulla vetta.
A rafforzare ulteriormente la speranza promozione ci sono poi alcuni fattori chiave: una squadra che, dal ritorno di Danucci, ha collezionato sei vittorie in sette partite, riducendo il gap con le prime e conquistando il terzo posto; una società che, al netto di alcuni errori iniziali dovuti alla fretta, si sta dimostrando solida e dotata di una potenza economica che nemmeno alcuni club di Serie D possono vantare.
È difficile, ma ora più che mai serve unità: tra squadra, società e ambiente. È il momento di stringersi, di evitare processi sommari e divisioni inutili, perché solo restando compatti si può trasformare una caduta in un punto di ripartenza. È il momento di iniziare a crederci davvero, perché la promozione è raggiungibile. Ce lo impone il nostro senso di appartenenza e, soprattutto, la fede verso una città e una squadra che vanno ben oltre il valore dei singoli.














