Il Taranto ha vissuto una trasferta intensa e piena di tensione nel ritorno della finale di Coppa a Bisceglie, raccontata in prima persona dal massaggiatore della squadra, Livio Giuseppe Cartení, in un lungo post su Facebook. «Già dall’inizio, l’arrivo a quella partita è stato tutto fuorché ordinario. All’ingresso ci aspettava una schiera di tifosi e il clima, definirlo non amichevole, sarebbe un eufemismo. La cosa più surreale è stata la totale assenza di forze dell’ordine pronte a intervenire per mantenere la calma», scrive Cartení, evidenziando subito il contesto ostile in cui si è trovata la squadra.
Il racconto prosegue con un quadro della gestione dell’ordine pubblico: «Scendendo dal pullman mi sono subito imbattuto nei commissari di campo, che hanno compreso il disagio ma mi hanno fatto notare che non dipendeva da loro. Dentro lo stadio, le forze dell’ordine erano nelle loro auto e la tensione era palpabile». La testimonianza denuncia un vuoto operativo che ha amplificato la percezione di rischio e ha reso l’ingresso nello stadio un momento delicato.
Sul campo, tuttavia, il Taranto ha reagito con determinazione: «La partita è stata equilibrata. I padroni di casa hanno provato più volte ad attaccare senza mai centrare il bersaglio, mentre i nostri ragazzi hanno risposto con un’azione che ha messo seriamente alla prova il portiere avversario». Nonostante la pressione esterna, la squadra ha mostrato capacità di reazione e competitività, elementi fondamentali per mantenere lo spirito di gruppo.
Il momento decisivo è arrivato nella ripresa: «Nel secondo tempo si è visto qualcosa in più e purtroppo è arrivato quel gol maledetto che ci ha estromesso dalla coppa. È stata una stoccata che ha ferito profondamente le nostre ambizioni, ma sappiamo bene che il cammino è ancora lungo». Cartení sottolinea l’impatto emotivo dell’eliminazione, ma mantiene uno sguardo realistico e resiliente, pronto a spostare le energie sul campionato.
«Adesso potremo concentrarci esclusivamente sul campionato, puntando al massimo risultato prefissato», prosegue il massaggiatore, evidenziando come la sconfitta possa diventare occasione di concentrazione e motivazione.
Non sono mancate le provocazioni post-gara: «Come se non bastasse, dopo il fischio finale, il mister della squadra avversaria ha dato vita a un momento poco elegante, mostrando entrambe le dita medie verso le telecamere». Un gesto che ha intensificato la frustrazione, ma che allo stesso tempo rafforza la compattezza del gruppo nel gestire le difficoltà con professionalità.
Cartení descrive il rientro a casa come un momento di riflessione e coesione: «Tra tristezza e adrenalina siamo rientrati a casa con la consapevolezza che, nonostante le difficoltà, il nostro spirito di squadra rimane intatto. La strada da percorrere è lunga, ma il nostro obiettivo è chiaro e continueremo a lottare fino alla fine».
Il post si conclude con messaggi di speranza e motivazione: «Li aspetteremo a braccia aperte a Massafra. La vita, proprio come il cielo, passa attraverso fasi di difficoltà. Ci sono giorni in cui la pesantezza delle nuvole sembra opprimente, ma dobbiamo ricordare che dietro di esse c’è sempre una luce pronta ad arrivare. Prepariamoci ad aprire gli occhi e ad accogliere il sereno, perché dopo la pioggia arriva sempre il sole».
E infine un richiamo diretto alla squadra e ai tifosi: «Vamos, ragazzi», un invito a restare uniti, concentrati e motivati per le sfide future.














