di Maurizio Corvino
Abbiamo avuto modo di interloquire con l’avvocato Mattia Grassani, noto legale specializzato in diritto sportivo, incaricato di redigere e discutere il ricorso della S.S. Taranto sul mancato tesseramento del calciatore Lamin Jallow. L’avvocato ha confermato – senza entrare nei dettagli sul calciatore – che la questione è nata dalla posizione di Desjardins, precisando però che il Taranto ha sempre mantenuto in organico non più di due calciatori extracomunitari e che l’attuale normativa deve essere interpretata in maniera diversa.
La problematica
«Personalmente non credo che il Taranto, e per esso i suoi competenti dirigenti, abbiano commesso un errore – spiega Grassani –. Piuttosto si tratta di una normativa cambiata numerose volte in breve tempo, complessa e che si presta a diverse interpretazioni. Di sicuro il comportamento del Taranto è stato contraddistinto da professionalità, massima trasparenza e buona fede, senza incidere in alcun modo sulla regolarità delle competizioni. Il club rossoblù, non appena nota la posizione della FIGC, ha interrotto il rapporto con Desjardins dopo poche ore dal tesseramento, tanto che l’ex portiere del Novara non ha svolto alcuna attività ufficiale con la squadra».
Secondo il legale, la problematica nasce dalla complessa – e obiettivamente controversa – interpretazione della normativa federale in materia di tesseramento dei calciatori extracomunitari da parte di società dilettantistiche. In particolare, dalla distinzione tra calciatore extracomunitario “proveniente” dall’estero (cioè tesserato nella stagione precedente per un club affiliato a una federazione estera) e calciatore extracomunitario “provenuto” dall’estero (già soggiornante in Italia e proveniente da club FIGC, seppur tesserato in passato per società straniere).
Le basi del ricorso
«Abbiamo già presentato ricorso al Tribunale Federale Nazionale perché, secondo noi, esiste un’interpretazione alternativa della disciplina del tesseramento dei calciatori extracomunitari rispetto a quella fornita dalla FIGC – continua Grassani –. In particolare, ci fondiamo sulla ratio sottesa alla distinzione, operata dalla FIGC stessa, tra atleta “proveniente” e atleta “provenuto” da federazione estera, derivante dalla necessità di contingentare gli ingressi sul nostro territorio da parte di sportivi extracomunitari, in osservanza delle quote annualmente fissate dal CONI. Ma Jallow era già presente e tesserato FIGC, quindi non deve essere considerato come un giocatore che fa cumulo. Inoltre, evidenzieremo la buona fede della società, che ha sempre mantenuto in organico soltanto due calciatori extracomunitari senza arrecare alcun pregiudizio alla regolarità della competizione».
Nessun precedente, ma…
Non ci sono precedenti simili in ambito federale italiano. Tuttavia, sono stati richiamati alcuni principi fissati dalla giurisprudenza del CAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) di Losanna, che possono rappresentare un autorevole riferimento per gli organi di giustizia sportiva della FIGC, così da chiarire la corretta interpretazione della norma ed evitare problematiche simili ad altri club.
I tempi del giudizio
L’udienza di trattazione del ricorso è stata fissata per il prossimo 9 ottobre davanti al Tribunale Federale Nazionale – Sezione Tesseramenti: in tale data sarà reso noto il verdetto di primo grado dell’organo di giustizia sportiva FIGC competente in materia.













