RASSEGNA STAMPA DEL 4 AGOSTO 2023 – IL QUOTIDIANO
di Domenico Palmiotti
Tramonta il progetto del nuovo stadio di calcio a Taranto per i Giochi del Mediterraneo.
Era un’ipotesi già molto accreditata nelle scorse settimane e adesso il commissario dei Giochi, Massimo Ferrarese, la conferma e l’ufficializza. E tramonta non perché il progetto sia brutto, ma perché abbattere l’attuale lacovone e usare la stessa area per fare un nuovo campo di calcio, non è cosa che si possa fare in poco più di due anni, quanti ormai ci separano dai Giochi del Mediterraneo di giugno 2026, considerato che i primi mesi del 2026 saranno utilizzati per collaudi e prove.
«Non c’è più tempo. Con quel progetto, col project financing messo in campo dall’amministrazione comunale di Taranto – dichiara Ferrarese -, servono almeno altri quattro-cinque mesi solo per chiudere la procedura mentre con la realizzazione dell’opera andremmo al 2028. Invece a giugno 2026 noi dobbiamo essere pronti». E quando a Ferrarese viene detto che l’architetto progettista del nuovo stadio, Gino Zavanella, fondatore e capo del gruppo Gau arena, che tra l’altro ha firmato lo Juventus Stadium, il commissario risponde: «Con Zavanella io non ho parlato. Lui dice questo? lo ho l’opinione di altri dieci tecnici che mi dicono il contrario. Eppoi, se permettete, io questo faccio come imprenditore. Volete che non lo sappia? Ma pensate che non mi sarebbe piaciuto fare una struttura tutta nuova? Ma non ci sono proprio i tempi. E comunque per lo lacovone non sarà “un’imbiancata”». Il commissario respinge questo termine. Sarà invece fatta una importante ristrutturazione e riqualificazione e i posti saranno 25mila, non 16mila. E prima di archiviare l’idea del nuovo stadio, che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha cercato di difendere sino all’ultimo (ha detto I’8 luglio: «Dobbiamo rifare lo stadio ex novo perché i tecnici ci dicono che non si può riqualificare l’esistente e che nei 700 giorni previsti per il progetto si può arrivare in tempo per i Giochi se non perdiamo altro tempo»), Ferrarese un paio di sassolini dalle scarpe se li toglie. Il primo: nel masterplan dei Giochi, ed esibisce il documento, si è sempre parlato di riqualificazione e adeguamento, mai di nuovo stadio e tantomeno di project financing coinvolgendo i privati. Il secondo: il project dello stadio è stato trasmesso al commissario solo nelle scorse ore, l’altra notte. Via lo stadio nuovo, restano invece piscina olimpionica e centro sport nautici. Quest’ultimo si farà ma non più dove era previsto, l’ex stazione torpediniere della Marina Militare. Non essendo quest’ultima disponibile “per motivi burocratici”, il Demanio militare non l’ha ancora trasferita al Demanio marittimo, si resta sempre sul Mar Piccolo ma si va verso Punta Penna, a cala dei nocchieri, come anticipato da Quotidiano nei giorni scorsi.
Resta dov’è, a Torre D’Ayala, area di viale Virgilio accanto alla Camera di Commercio, la piscina olimpionica. Ma il commissario avverte: poiché è una piscina sul mare, spenderemo di più, ci vorrà più tempo e saranno necessari lavori particolari. «lo non avrei scelto quel posto» commenta. Per il commissario, Lecce, Martina Franca, Grottaglie, Statte, Laterza, Crispiano, Avetrana e Torricella, sono già a buon punto. Non così Taranto, sede principale della manifestazione, che sinora gli ha trasmesso quattro Documenti di indirizzo alla progettazione (Dip) e altrettanti Pfte (Piano di fattibilità tecnico-economica). Il primo, peró, osserva il commissario, vale molto poco nell’iter complessivo, il secondo è già qualcosa di più, ma mancano tuttavia i pareri per andare in gara d’appalto. I Dip riguardano PalaMazzola, campo scuola Salinella, Peripato e campo comunale Talsano. I Pfte (incompleti, è stato detto) riguardano piscina, stazione torpediniere, palestre Ricciardi e Paolo VI. «E vero che col Pfte si può andare in gara d’appalto col bando integrato e poí chi se lo aggiudica ha anche la progettazione esecutiva, ma i Pite devono essere completi e qui non ci sono», sostiene il commissario. Ricordando che la road map prevedeva i Pfte tra gennaio e marzo, gli esecutivi tra giugno e luglio e le gare a fine anno, tabella di marcia che è saltata. Ultima stoccata ai Comuni che hanno chiesto i soldi per i progetti.
Questi, ha sostenuto il commissario, li fanno i Comuni. E rimarca: «Nessuno doveva dare fondi a nessuno per i progetti, i fondi non si danno per i progetti, vengono restituiti automaticamente nel piano economico, ma i Comuni devono fare i progetti, tant’è che il direttore generale del comitato organizzatore lo scorso 12 aprile ha sollecitato i Comuni a provvedere entro il 10 maggio, altrimenti sarebbero usciti dal masterplan».
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