di Domenico Ciquera
Una squadra nuova, un campionato nuovo, ma alcuni problemi che sembrano riproporsi. Il 2-2 contro il Cosmano Sport Foggia non deve diventare motivo di allarme dopo appena novanta minuti, ma nemmeno può essere archiviato come un semplice incidente di percorso.
A lasciare perplessi non è tanto il risultato, quanto il modo in cui è maturato e la somma di alcune situazioni che, messe insieme, suggeriscono al Taranto la necessità di una riflessione.
RIPARTIRE DALLE CERTEZZE
Il primo interrogativo riguarda inevitabilmente la costruzione della nuova squadra.
Il Taranto ha cambiato molto e, proprio per questo, sarebbe stato importante conservare almeno alcune delle certezze costruite nella passata stagione. Vukoja, apparso in stato di grazia, avrebbe potuto rappresentare un elemento capace di garantire equilibrio e qualità. Loiodice, invece, avrebbe potuto essere uno dei punti di riferimento di un gruppo completamente rinnovato.
Naturalmente ogni società ha il diritto di impostare un nuovo progetto e di compiere le proprie scelte. Una rosa profondamente rinnovata ha bisogno di tempo per trovare automatismi, conoscersi e costruire una precisa identità.
Ma proprio perché il processo di amalgama richiede tempo, avere qualche certezza in più da cui ripartire avrebbe potuto rappresentare un vantaggio.
LE SCELTE DI GIULIATTO
Su questo scenario si innestano le prime scelte del nuovo allenatore.
Saraniti, arrivato soltanto due giorni prima della partita e con pochi allenamenti nelle gambe insieme ai nuovi compagni, sembrava fisiologicamente non ancora pronto per partire dall’inizio. Una scelta che, inevitabilmente, alimenta qualche interrogativo, anche se sarà il tempo a stabilire il reale impatto dell’attaccante nel progetto rossoblù.
Fanno discutere anche la mancata convocazione di Perretta e, soprattutto, la sostituzione di Corvino.
Quest’ultimo, fino al momento della sostituzione, era stato tra i più positivi del Taranto e uno degli uomini maggiormente capaci di creare problemi alla retroguardia del Cosmano. Privarsi di una delle principali fonti di pericolosità della squadra nel momento in cui la partita stava entrando nella sua fase più delicata è una scelta che può essere discussa, pur rientrando naturalmente nelle valutazioni dell’allenatore.
DAL 2-0 AL BLACKOUT
Il punto centrale resta però l’andamento della gara.
Il Taranto aveva iniziato bene, aveva trovato due reti e sembrava avere in mano la partita. Sul 2-0, però, qualcosa si è inceppato.
Il ritmo è progressivamente calato, l’intensità è diminuita e il Cosmano ha iniziato a guadagnare campo e soprattutto fiducia. I rossoblù non sono più riusciti a gestire la partita con la stessa personalità mostrata nella prima parte.
Il gol di Sfrecola ha riaperto l’incontro. Da quel momento il Cosmano ha iniziato a crederci sempre di più, mentre il Taranto è sembrato perdere certezze.
Fino al 94’, quando Carella ha trovato il gol del definitivo 2-2.
Una rimonta che, quando il risultato era sul 2-0, sembrava difficilmente pronosticabile.
IL PROBLEMA È LA GESTIONE
Ed è proprio qui che si concentra il principale interrogativo.
Una squadra nuova può avere difficoltà a costruire gioco, può sbagliare qualche movimento, può non avere ancora i novanta minuti nelle gambe e può pagare l’assenza di automatismi.
Ma quando riesce a portarsi avanti di due reti, deve almeno essere in grado di gestire il vantaggio.
Il Taranto non ci è riuscito.
È un problema tecnico? È un problema atletico? È un problema di personalità? Probabilmente è ancora presto per dare una risposta definitiva. Potrebbe essere semplicemente l’effetto di una squadra ancora in costruzione.
Ma il segnale è arrivato e sarebbe sbagliato ignorarlo.
NIENTE DRAMMI, MA NEMMENO DISTRAZIONI
Dopo una sola giornata non ha senso emettere sentenze.
Il campionato è appena iniziato e il Taranto avrà tutto il tempo per trovare la propria fisionomia. Una rosa profondamente rinnovata necessita inevitabilmente di lavoro, pazienza e tempo.
Ma proprio perché le ambizioni sono importanti, i segnali dell’esordio devono essere analizzati con attenzione.
Il Taranto dovrà costruire la propria nuova identità, ma senza dimenticare che, quando si cambia molto, le certezze sono ancora più preziose.
Il 2-2 con il Cosmano non è una condanna.
È un campanello d’allarme.
E già dalla prossima partita servirà capire se la squadra avrà imparato la lezione.














