di Luca Chianura
«Non c’è niente di nuovo alla luce del sole».
È l’incipit di Non c’è niente di nuovo, canzone scritta dai compianti Pace e Panzeri per i grandi Camaleonti nel lontano 1967, l’anno della tragica scomparsa di Luigi Tenco.
Una frase che, a distanza di quasi sessant’anni, sembra calzare a pennello per il Taranto.
I rossoblù hanno steccato l’esordio nel Campionato Regionale di Eccellenza 2026-2027, pareggiando per 2-2 sul campo neutro di Manduria, a porte chiuse, contro un volenteroso Cosmano Sport Foggia. Un risultato che, per quanto visto nell’arco dei novanta minuti, può essere considerato giusto.
Perché il pareggio è maturato al termine di una partita brutta, caratterizzata da una prestazione deludente del Taranto e, soprattutto, da un crollo psicofisico nella parte conclusiva della gara che non può passare inosservato.
UNA SQUADRA LENTA E PREVEDIBILE
Il Taranto costruito dalla famiglia Ladisa con enormi sforzi e con l’obiettivo dichiarato di vincere il torneo di Eccellenza senza eccessivi patemi d’animo è apparso lontano dalle aspettative.
La squadra allenata da Alberto Giuliatto è sembrata lenta, prevedibile, compassata. Una formazione incapace, soprattutto nel momento decisivo, di amministrare il doppio vantaggio e di imporre alla partita il proprio peso tecnico e caratteriale.
Il 2-2 subito al 94’ rappresenta la fotografia più evidente di una giornata nella quale sono emersi interrogativi che dovranno trovare rapidamente una risposta.
Non è il caso di fare drammi dopo una sola giornata di campionato. Ma nemmeno di nascondere ciò che non ha funzionato.
NIENTE ALIBI
Il caldo torrido, l’ambiente particolare, la partita giocata a porte chiuse e sul campo neutro di Manduria possono rappresentare delle attenuanti.
Ma non possono diventare alibi.
Una squadra costruita per vincere deve essere capace di andare oltre le difficoltà ambientali e gestire anche le situazioni meno favorevoli. Soprattutto quando si trova avanti di due reti.
Il Taranto deve dunque guardarsi dentro, senza cercare giustificazioni.
Il campionato è lungo e ci sarà tutto il tempo per correggere gli errori. Ma proprio perché le ambizioni sono importanti, è necessario intervenire immediatamente sugli aspetti che hanno caratterizzato negativamente l’esordio.
TARANTO MERITA DI PIÙ
Non bisogna dimenticare il contesto nel quale questa stagione è stata programmata.
Taranto, città di circa 188 mila abitanti e terza città dell’Italia peninsulare per popolazione, merita di frequentare palcoscenici calcistici di categoria superiore.
Lo merita la città, lo merita la tifoseria e lo merita anche una realtà che oggi può contare su uno stadio Erasmo Iacovone ristrutturato in occasione dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, ormai giunti alle battute finali.
Tutto questo aumenta inevitabilmente le aspettative.
E proprio per questo il Taranto non può accontentarsi di una prestazione come quella offerta contro il Cosmano.
ORA SERVE LA RISPOSTA
La cosa più importante, però, è ciò che accadrà da oggi in avanti.
La dirigenza, lo staff tecnico e i calciatori rossoblù devono resettare immediatamente il pareggio con il Cosmano Sport Foggia.
Non serve rimuginare sull’occasione persa. Serve trasformarla in una lezione.
Giovedì pomeriggio, a Spinazzola, il Taranto avrà già l’occasione per dimostrare di avere recepito il messaggio.
Servirà un’altra squadra.
Più intensa. Più cattiva. Più concentrata. Più consapevole dei propri mezzi.
Soprattutto, servirà una squadra capace di lottare dal primo all’ultimo minuto.
La reazione dovrà essere concreta e fattiva. Non a parole, ma sul campo.
Perché una giornata storta può capitare.
Due consecutive, invece, comincerebbero a diventare un problema.
Non ci sono alternative.














