di Franco Conte
DUE GOL DI VANTAGGIO, ZERO PUNTI DI CERTEZZA
Il risultato dice pareggio. La sensazione dice molto di più.
Il Taranto aveva la partita in mano, aveva segnato due gol e sembrava aver imboccato la strada giusta. Poi, improvvisamente, ha smesso di essere padrone della gara.
Il Cosmano Sport Foggia ha accorciato le distanze, ha preso coraggio e ha trasformato gli ultimi minuti in un assalto. Fino al colpo finale, arrivato al 94’, quando Carella ha firmato il definitivo 2-2.
Una rimonta che brucia.
Ma, soprattutto, una rimonta che deve far riflettere.
Perché una squadra che vuole vincere il campionato non può permettersi di dilapidare un doppio vantaggio in questo modo. Non sempre servirà segnare tre o quattro gol per portare a casa una partita. A volte servirà semplicemente saperla gestire.
Ed è proprio questo che al Taranto è mancato.
LA PARTITA CHE DOVEVA ESSERE CHIUSA
Il Taranto aveva costruito il proprio vantaggio con il gol di Morales e il successivo raddoppio di Angiulli. Due reti che sembravano aver indirizzato la gara sui binari rossoblù.
Invece il 2-1 ha cambiato tutto.
Da quel momento il Taranto ha perso tranquillità, mentre il Cosmano ha trovato entusiasmo. Il pallone ha cominciato a pesare sempre di più e ogni minuto trascorso senza riuscire a chiudere definitivamente la partita ha aumentato la pressione.
È qui che una squadra ambiziosa deve fare la differenza.
Non basta avere qualità. Bisogna avere carattere.
Bisogna saper leggere il momento, abbassare i ritmi quando serve, mantenere compattezza e lucidità.
Il Taranto non ci è riuscito.
IL MERITO DEGLI AVVERSARI
Sarebbe però troppo semplice raccontare questa partita soltanto come un suicidio sportivo del Taranto.
Il Cosmano ha avuto il merito di crederci.
Sul 2-0 molti avrebbero mollato. La formazione foggiana ha invece continuato a giocare, trovando prima il gol della speranza con Sfrecola e poi quello dell’impresa, firmato da Carella al 94’.
Il calcio, in fondo, è anche questo: una squadra può perdere il controllo della partita e l’altra può conquistarlo proprio quando sembra non avere più nulla da perdere.
Il Cosmano lo ha fatto.
Il Taranto glielo ha permesso.
LA CHIAVE
La gestione del vantaggio
Il vero tema della partita non è il risultato in sé, ma ciò che lo ha prodotto.
Sul 2-0 il Taranto avrebbe dovuto amministrare la gara con maggiore maturità. Il blackout evidenziato anche nel post partita da Giuliatto rappresenta l’aspetto sul quale intervenire immediatamente.
Una squadra da vertice deve imparare a vincere anche quando non gioca più la sua partita migliore.
Deve saper soffrire senza disunirsi, rallentare senza smettere di giocare e, soprattutto, proteggere ciò che ha conquistato.
IL SEGNALE
La personalità è ancora da costruire
Il Taranto ha mostrato di avere le armi per fare male, ma il finale ha evidenziato una fragilità mentale che non può essere ignorata.
La pressione di una piazza importante si affronta con giocatori capaci di prendersi responsabilità nei momenti difficili. E soprattutto con una squadra capace di restare dentro la partita quando le cose cominciano a complicarsi.
Il campionato è appena iniziato, ma la strada per diventare una squadra realmente vincente passa anche da serate come questa.
IL VERDETTO
NESSUN DRAMMA. MA NESSUN ALIBI.
Un punto alla prima giornata non compromette una stagione.
Ma perdere due punti in questo modo deve lasciare qualcosa.
Il Taranto non ha bisogno di processi. Ha bisogno di risposte.
La prossima partita dirà già qualcosa sulla capacità della squadra di reagire, soprattutto sul piano mentale.
Perché le grandi stagioni non si costruiscono soltanto con le vittorie.
Si costruiscono anche imparando a non ripetere gli errori.
E il 2-2 con il Cosmano, per il Taranto, deve essere proprio questo:
un errore da non ripetere.














